A Bali si è messa in scena l’ennesima commedia ambientalista

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A Bali si è messa in scena l’ennesima commedia ambientalista

17 Dicembre 2007

Chissà poi mai perché a Bali e non, che so, a Rieti o Cuneo (con tutto il rispetto). L’ONU ha deciso di organizzare la Conferenza Programmatica sul clima dove le coppiette di solito vanno per la luna di miele e nessuno si è preso la briga di calcolare quanto sia costata questa ridicola, inutile e pericolosa ennesima iniziativa delle Nazioni Unite, che continua a confermare la sua storica, burocratica vacuità.

Perché ridicola. A Bali ( e non a Cuneo) si sono riuniti migliaia di delegati a discutere di un problema che non c’è!

In primo luogo, non c’è nessun anomalo riscaldamento della terra, siamo semplicemente in una fase della vita del nostro pianeta, in cui le temperature è più alta della media. Ciò è avvenuto già molte volte prima e dopo la comparsa dell’uomo, prima e dopo la rivoluzione industriale.

Variazioni di temperatura ci sono sempre state. Se andiamo indietro nel tempo, il pianeta fu in una piccola era glaciale tra il 1400 e il 1700: dipinti dell’epoca testimoniano la Laguna di Venezia e il Tamigi ghiacciati, usati come piste di pattinaggio e attraversati dai carri. E tra il 1100 e il 1300 ci fu il cosidetto periodo caldo medioevale, con temperature di 2-3 gradi superiori a quelle odierne, quando fiorivano i vigneti anche nel nord dell’Inghilterra. Andando ancora indietro nel tempo, sino all’età del bronzo, vi fu quel che i geologi chiamano massimo Olocenico, con temperature, per oltre 2 millenni, notevolmente superiori a quelle odierne.

Perché inutile. Amesso e non concesso che la temperatura della terra fosse irreversibilmente in aumento, le emissioni antropiche di CO2 non hanno alcuna influenza. Il riscaldamento globale attuale è reale, nel senso che la temperatura media globale è, oggi, più elevata di quella di 200 anni fa, ma l’uomo non c’entra niente. L’attuale riscaldamento cominciò nel XIX secolo e ha continuato sino al 1940: ma fino ad allora l’industrializzazione era ancora in stato embrionale, limitata a pochissime nazioni e la popolazione mondiale un terzo della odierna. Per più di tre decenni, dal 1940 fino al 1975, invece, in pieno boom economico e demografico, la temperatura scese (tanto da far temere, a metà degli anni Settanta, il rischio di una imminente era glaciale), ma riprese a salire in piena recessione economica. Insomma, l’attuale riscaldamento è occorso in tempi incompatibili con la teoria della sua causa antropica.

Perché pericoloso. La riduzione massiccia delle emissioni antropiche di CO2 (inferiore alla CO2 emessa dagli insetti (!) viventi sulla terra, ed infinitamente inferiore a quella introdotta nell’atmosfera dagli oceani, per non parlare dell’influenza dell’attività solare) prevista dal protocollo di Kyoto richiederebbe da un lato risorse economiche gigantesche, dall’altro frenerebbe in maniera inesorabile i paesi in via di sviluppo. In definitiva, per risolvere un problema che non c’è, eliminando eventualmente la causa sbagliata, bruceremmo risorse immense e lasceremmo nella miseria intere popolazioni, per la felicità da un lato, dei ricercatori politicizzati dell’IPCC (International panel of Climate Change) che hanno appena ricevuto il Nobel per la Pace (?) oltre che a vedersi centuplicate le risorse economiche negli ultimi quindici anni, dall’altro delle lobby dell’eolico e fotovoltaico, tecnologie costosissime e senza alcun valore nella soluzione dei problemi enegetici, ma che hanno bisogno di questo clima di terrore apocalittico per avere un mercato.

In questo quadro da commedia dell’assurdo, cosa poteva produrre la Conferenza di Bali: 3 (dico tre) scarne paginette, nelle quali è stata definita una road map (termine utilissimo, quando non si ha niente da dire) per tentare di trovare un accordo entro il 2009, assieme ad alcune direzioni di discussione sul ruolo dei paesi emergenti. Gli Stati Uniti, sfiancati da tanti insistenza, hanno accettato di continuare a discutere, e questo è stato venduto come un sucesso!

La ridicola e pericolsa inutilità della Conferenza sul Clima di Bali è però impareggiabilmente ben riassunta dall’intervento di Al Gore, che del catastrofismo ne fa ormai una professione ben retribuita. Al Gore ha detto che chi nega il problema del riscaldamento globale e della sua causa antropica è equiparabile a chi durante il nazismo negava l’olocausto e che quindi il nuovo ambientalismo è antifascista. In buona sostanza, il nuovo nazismo è il disastro ambientale che incombe e i nuovi ebrei siamo tutti noi. Se l’Olocausto non fosse stata la tragedia che è stata, si potrebbe sorridere, ma ancora, molti, troppi ebrei muoiono ogni giorno, solo perché ebrei.

Ed allora, che ci diano pure dei fascisti, ma qualcuno li fermi, per favore.