A Milano la svolta è arrivata. Ma con sei mesi di ritardo

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

A Milano la svolta è arrivata. Ma con sei mesi di ritardo

27 Ottobre 2008

E alla fine è arrivato il decreto che fissa le caratteristiche della società che gestirà l’Expo 2015 compresi naturalmente i principi di governance del nuovo ente. Un’ottima notizia. Ma la via intrapresa per arrivare a questo risultato continua a porre alcuni problemi. L’elemento positivo fondamentale nell’impostazione della nuova società è la collegialità dell’organismo che consente a tutti i grandi soggetti dell’operazione (Comune di Milano, Provincia, Regione Lombardia, governo) di essere alla guida del processo. L’elemento negativo è che si è arrivati a decidere sulla base di una discussione molto personalistica, che ha fatto trasparire da parte di Letizia Moratti la ricerca di un esclusivismo di comando poco adatto per un’operazione complessa come quella dell’Expo, che coinvolge tante istituzioni democratiche, cioè impegnate a rispondere ai propri azionisti: gli elettori.

Si sarebbe dovuto impostare la discussione partendo subito dal metodo necessario per coinvolgere la Regione, che comunque è decisiva per progettare gran parte degli investimenti infrastrutturali indispensabili, e il Tesoro, soggetto che dovrà cacciare tanti quattrini in una situazione economica tanto drammatica. Il sindaco di Milano si è invece concentrato sull’esigenza dell’unità di comando dell’operazione, esigenza non priva di sapienza aziendale ma catastrofica dal punto di vista politico, per di più trasformando questa battaglia in una anche per assicurare il posto di comando unico al suo più fedele collaboratore, Paolo Glisenti.

Il problema non è ora tanto di rivolgere lo sguardo al passato ma quello di comprendere come questo approccio non solo abbia portato a sei mesi di ritardi, ma abbia anche impedito di percorrere la via di un più coerente coordinamento, che sarebbe stato possibile solo con un accordo di programma più trasparente tra i soggetti in campo. Un intesa meno societaria e più istituzionale e politica. Così alla fine la nuova società per l’Expo (la Soge) dovrà continuamente coordinarsi con un tavolo sulle infrastrutture guidato dalla Regione e con un centro di controllo del Tesoro. Una continua operazione di coordinamento di coordinamenti. Speriamo che le persone scelte dalle diverse istituzioni per seguire queste attività, nei vari posti in cui saranno collocate, abbiano abbastanza sale in zucca e puntino sulla cooperazione perché una nuova serie di conflitti sarebbe particolarmente distruttiva. Va notato, poi, come la personalizzazione iniziale dell’operazione, tutta concentrata sulla difesa del nome di Glisenti, abbia anche risvegliato l’istinto alla lottizzazione di tutte le forze politiche e ci si trovi così a dovere fare i conti oggi con le richieste contrapposte di Lega e di An, di avere “un uomo” nel consiglio di amministrazione della Soge. E qualunque scelta si farà, scontenterà qualcuno, preparando così un qualche focolaio di ostilità di cui non si sente proprio il bisogno.

La cosa pubblica italiana era arrivata a uno stato talmente comatoso da avere bisogno di una forte iniezione di persone estranee ai vecchi giochi. In questo senso l’arrivo di imprenditori capaci, come Silvio Berlusconi e Letizia Moratti, è stato particolarmente utile. Però nel gestire la cosa pubblica, persino in sistemi autoritari come spiega bene Niccolò Machiavelli, ma in modo radicalmente maggiore in una democrazia, c’è bisogno di politica, cioè della capacità di combinare le decisioni al consenso e alla discussione pubblica. Chi si è occupato di altro dalla politica, magari anche di molto meglio, quando vuole fare i conti con la gestione della cosa pubblica, deve dunque affrettarsi a recuperare.