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A Napoli ogni rifiuto è bello a mamma sua

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“Che inconfondibile profumo di prima Repubblica nel defatigante rituale spartitorio-partitocratico per le nomine ai vertici delle grandi imprese pubbliche” Dice Alberto Statera su Affari & finanza (2 giugno) Statera è un po’ come l’Harpo dei fratelli Marx, ogni tanto il copione esige da lui una faccia feroce e il nostro non può sottrarsi, provocando effetti esilaranti. Parlare di grande spartizione per nomine che hanno visto sinora un unico caso palese di lottizzazione forte, la nomina del “mariniano” Ialongo alla presidenza delle Poste, è obiettivamente comico

“Ho sentito una signora dire che preferiva i rifiuti a cielo aperto, sotto casa, che stipati in quella cava” Dice Antonio Polito sul Riformista (2 giugno) I paesaggi urbani sono fatti così: un po’ per caso si accumulano rifiuti sotto casa, uno li vede giorno dopo giorno, ci si affeziona e non vuole che glieli portino via. Ogni rifiutone è bello a mamma sua

“Si deve arrivare a un federalismo ‘solidale’ e noi saremo i guardiani di quell’aggettivo”
Dice Pier Ferdinando Casini al Corriere della Sera (2 giugno) L’aria politica in giro fa pensare che, nella completa indifferenza generale, Casini slitterà man mano da “guardiano di aggettivi” a “custode di punti e virgola”

“Non ci facciamo irretire né in un’opposizione senza senso né in una subalternità alle sue idee” Dice Guglielmo Epifani alla Stampa (2 giugno) Si punta dritti, dritti a una subalternità senza senso?
 

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