A New York si celebrano le nozze gay. A quando la confessione di Stato?
27 Giugno 2011
di Redazione
A New York impazzano i festeggiamenti per il via libera ai matrim0ni gay da parte dello Stato. Vedere la gente felice e in festa è sempre una bella cosa: trionfano i buoni sentimenti, l’amore, la solidarietà, l’eguaglianza. Festeggiano tutti, e in particolare i fiorai, i sarti, i wedding planner, i ristoratori, le agenzie di catering. Lo Stato di New York sarà la mecca dei same sex marriage, con un indotto che già si calcola in termini di miliardi di dollari. Tutti i gay d’America faranno la fila per scambiarsi l’anello sotto la Statua della Libertà per la gioia del mondo libero.
L’Empire State Building vestirà i colori dell’arcobaleno, milioni sflileranno sulla Fifth, democratici e repubblicani mano nella mano, con i donors milionari e gay rights advocates, tutti assieme con la certezza di essere dalla parte giusta della storia.
Niente da dire, non vogliamo certo metterci controvento. L’unica cosa che ci chiediamo, in questo giubilo per lo Stato che celebra – sotto la specie civile – il sacramento del matrimonio in versione evoluta e moderna, è perchè fermarsi qui. Se un funzionario pubblico può dichiarare sposi due innamorati, perchè impedirgli, ad esempio, di raccogliere le confessioni?
In un mondo libero ed eguale, perchè lasciare alla Chiesa l’esclusiva della ripulitura dai peccati. Tutti hanno diritto a una penitenza e a una coscienza immacolata. Avanti dunque, confessione di Stato per tutti. Basterà allestire degli sportelli pubblici – al bando quell’ipocrisia della grata che nasconde i volti, tutto oggi è trasparenza – dove dei funzionari statali ascolteranno le colpe dei cittadini e commineranno adeguate penitenze. Hai parcheggiato in seconda fila? Un giorno di pulizie nella metropolitana. Hai lasciato la cacca del cane sul selciato? Corvè al parco per una settimana. Hai pensato male del Presidente? Canterai l’inno nazionale ad alta voce dalla finestra per tre sere di seguito. Basta poco e si torna tutti bravi cittadini, e se funziona lo si potrà presto fare anche on-line.
E cosa c’è di più gradioso e progressista di una comunione civica? Serve a rinsaldare le radici di ciascuno nella comunità, restituire il senso di una comune appartenenza, riallacciarsi ai valori più profondi della convivenza pubblica. Ovviamente ogni Stato, ogni comune, potrà scegliere il rito che più gli corrisponde, mica è detto che il pane e il vino vogliano dire qualcosa per tutti. A New York potrebbe essere birra e pretzels; a Boston ostriche e sidro, in Texas pop-corn e Tequila.
A ben guardare ogni sacramento potrebbere essere opportunamente ed efficacemente erogato dallo Stato e dalle pubbliche amministrazioni. D’altronde siamo o non siamo tutti uguali, abbiamo o no tutti gli stessi diritti. Vogliamo tutti essere dalla parte giusta della storia.
Che ne dite dei postini per l’estrema unzione laica?
