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L'altra faccia della crisi

A Wall Street crolla anche l’Indice delle spogliarelliste

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Un dubbio atroce soffoca i risparmiatori: che fare dei propri soldi? Parliamo di “money-crisis” (lo tsunami dei mutui subprime) e del nostro tanto odiato Occidente, che ci ha viziati e fatti crescere con la consapevolezza che certe cose no, non potevano assolutamente capitare se non nei film. E invece oggi banche dal fatturato grande come il PIL di qualche Paese africano cadono come castelli di carte. E i fondi lasciati lì a maturare nelle Borse, con investitori in erba e consulenti finanziari stupiti, scendono come vertiginose montagne russe.

Effetti di panico che si riflettono non solo su chi non è del mestiere ma anche, a quanto pare, sui professionisti della materia, come quel disgraziato banchiere londinese che si è suicidato nella sua bella casetta di cinque piani.

Si badi bene, non siamo di fronte alla famigerata crisi del ‘29, quando le pile di cadaveri si ammucchiavano per le strade di New York, ma di recessione sì che possiamo parlare, se l'ha fatto il mitico Warren Buffett. Proprio lui che nel 2001 investiva i suoi soldini (è il secondo uomo più ricco del mondo) in argento quando tutti inseguivano l'onda lunga dei titoli tecnologici. Lui che veniva etichettato come troppo vecchio e all'antica e ormai tagliato fuori dai giochi. E che deve essersi fatto una bella risata quando i titoli tecnologici sono crollati con un tonfo sordo e poi più nulla, mentre continuava allegramente ad arricchirsi e a speculare sulle perdite altrui.

Ebbene per chi (con le mani tra i capelli) si chiedesse quali saranno i prossimi fallimenti e dove poter buttare i risparmi del duro lavoro quotidiano – sappiate che Buffett oggi compra Goldman Sachs. Ma la cosa che fa più sorridere è come stanno andando le cose nell'indotto delle varie City finanziarie.

Quel mondo fatto di terziario avanzato e di broker e yuppie immortalati nell'ormai datato ma insuperato “Wall Street”, il film di Oliver Stone. Parliamo di ristoranti giapponesi che falliscono a Londra, di ballerine di Lap dance e di escort che restano disoccupate a New York. Tanto che, dalle colonne del “Washington Post”, l’avvocato di Manhattan Edward Hayes ha denunciato il crollo di altri due indici finanziari: l'HEGI (“High End Girlfriend Index”, l’indice delle accompagnatrici d’alto bordo) e l’HESI (“High End Stripper Index”, l’indice delle spogliarelliste).

E se attualmente siamo in ginocchio, disperati, quando nella filiale della nostra banca ci informano che gli interessi si sono trasformati in passivi e che “bisogna aspettare perché rientrino, senza farsi prendere dal panico”, forse sarebbe il caso di pensare anche al destino dei night club. Se vanno in crisi anche le versioni soft-porn del mestiere più antico del mondo c'è poco da star tranquilli. Speriamo che la Fed si prenda carico di questo dramma.  

 

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