Abbasso l’Europa senza principi  e senza identità

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Abbasso l’Europa senza principi e senza identità

16 Giugno 2008

Un lampo di luce nel cielo d’Irlanda, il cuore dei popoli batte ancora. Il voto irlandese che ha bocciato il Trattato di Lisbona sulle riforme istituzionali sta scatenando l’indignazione irrefrenabile delle prefìche europeiste. Tutti si stracciano le vesti, dai santoni dell’Europa unita ai superburocrati che di europeismo campano e con l’europeismo hanno fatto carriera. Ne abbiamo un esempio peculiare nel nostro Paese, dove uno di questi è salito al Quirinale, senza aver mai preso un voto in vita sua, lontano dal cuore e dai bisogni della gente. Quella gente che per quell’Europa ha pagato una salata eurotassa mai totalmente restitutita (come era stato invece promesso) e continua a pagare un’inflazione strutturale insopportabile causa delle odierne miserie e figlia dello sciagurato accordo di concambio lira/euro che proprio il santone di cui sopra, negoziò.

E’ una boccata di aria nuova il voto irlandese, uno schiaffo a Bruxelles che ha fatto finta di ignorare il no di Francia e Olanda del 2005 al progetto di Costituzione europea e ha proseguito con arroganza, in un processo di omologazione e centralizzazione di potere, che i popoli non comprendono. Questi oligarchi burocratizzati senza volto pretendono di annullare ciò che secoli di storia hanno prodotto: le patrie, con le loro identità, le loro religioni, l’arte e la cultura. Pretendono di annullare i confini ancora grondanti del sangue di coloro che li hanno difesi e conquistati, la memoria delle tradizioni. Queste sono barriere insuperabili, non crolleranno. I popoli rigettano l’apologia dell’uguaglianza e rivendicano l’orgoglio della loro diversità. Invece di frettolose e asettiche ratifiche parlamentari, si facciano referendum popolari per dire sì o no al trattato di Lisbona. E gli Irlandesi non saranno più soli.

E’ una sconfitta di questa Unione Europea che si diletta con direttive fredde ed omologanti e discetta della dimensioni degli ortaggi con la stessa enfasi con cui legifera trattati costituzionali. E’ un’Europa senza cuore e senza valori, incapace di una politica comune e codarda in politica estera. Senza princìpi e senza identità, che ha gettato alle ortiche la propria storia e le proprie radici giudaico-cristiane, aprendo così un pericoloso corridoio relativista verso l’oriente. 

Nel 1979 la Signora Thatcher, negoziando con Bruxelles sui contributi del Regno Unito alle casse dell’Unione, disse lungimirante come sempre: “I want my money back”. Con ancora maggior forza, ora i popoli europei dicono “Ridateci la nostra identità e la nostra diversità”. L’Europa o sarà federale o non sarà.