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Abkhazia, sale la tensione tra Russia e Georgia

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Abkhazia. Nome pressoché sconosciuto che indica quella regione caucasica compresa nel territorio nord-occidentale della Georgia. Circa novemila chilometri quadrati per una striscia di terra schiacciata tra la catena del Caucaso e il Mar Nero. Abkhazia quindi Caucaso quindi indipendentismo, guerra civile e pulizia etnica. Il concetto fondamentale è il rapporto tra il centro che sta ancora consolidando la recente indipendenza dalla Russia e quella parte della periferia animata da controspinte secessioniste.

Con la disintegrazione sovietica l’Abkhazia perse la sua autonomia finendo inclusa nella Georgia, che invece acquistò la sua indipendenza da Mosca. La collisione tra la difesa dell’unità nazionale appena ripresa e la spinta secessionista produsse un sanguinoso conflitto etnico concluso con l’espulsione della minoranza georgiana in Abkhazia e l’instaurazione di una repubblica che proclama la secessione dalla Georgia. In questo bagno di sangue sgorga il succo della storia: maggiore il potere di Tbilisi, minore quello della sua parte secessionista. Semplice quanto pericoloso, se non fosse che in questo rapporto a due va inserito un terzo protagonista, la Russia.

Ai tempi del regime sovietico l’Abkhazia conservava la sua relativa autonomia dalla Georgia - era meglio Mosca, perché più lontana, che non Tbilisi, molto più piccola ma anche molto più vicina. Con la Russia che subentra all’Urss la situazione si ribalta negativamente, perché le aspirazioni egemoniche della Russia non sono sufficienti ad alleggerire la pressione nazionalista imposta dalla Georgia.

L’aria cambia solo quando in Georgia sale al potere una leadership dichiaratamente anti-russa che prospetta l’arrivo della Nato. Apriti cielo al Cremlino. Ecco allora che l’interesse russo per la lontana Abkhazia si ravviva e ogni volta che Mosca prova a colpire il fastidioso vicino georgiano, l’Abkhazia ritorna a far tremare l’unità di Tbilisi. Fino ad oggi il conflitto in Abkhazia era uno di quei conflitti congelati, in cui i muscoli militari e politici dei belligeranti si erano induriti in una situazione di equilibrio precario, insoddisfacente per entrambi ma ancora più difficile da modificare.

La vittoriosa sopravvivenza di Saakashvili e la sconfitta delle manifestazioni popolari orchestrate da Mosca aveva smorzato il focolaio in Abkhazia. Però da oggi questo stallo può sbloccarsi in una nuova fase di conflitto perché la Russia è ritornata ad alterare la disposizione delle forze. Ma questa volta il bersaglio non sono i governanti di Tbilisi. Adesso la Russia interviene direttamente nella questione dell’Abkhazia. Niente armi, per ora. Basta un sapiente uso della diplomazia per far impennare la tensione: il ministero degli Affari esteri della Federazione Russa ha ufficialmente rimosso ogni sanzione relativa ai trasporti, al commercio e alle finanze nei riguardi dell’Abkhazia. Da ora in poi le relazioni economiche con la Russia saranno normalizzate sulla base del diritto internazionale. E’ un passo decisivo verso il riconoscimento dell’indipendenza politica, che è poi la mossa finale auspicata dal parlamento dell’Abkhazia nel suo appello alle Nazioni Unite e alla Russia.

L’alfiere dell’indipendentismo caucasico mette in scacco la regina georgiana. Ma su questa scacchiera possono muoversi anche pedine occidentali. Dietro al galateo diplomatico pulsa la vendetta russa per il Kosovo. L’Occidente ha appena riconosciuto una secessione sul suolo europeo. La Russia vuol fare lo stesso nei riguardi di una realtà politica legata alla Russia e collocata nella sua sfera d’influenza. Doppio centro: la Russia si vendica dell’Europa e dell’America fracassando l’unità del suo riottoso confinante di Tbilisi.

Ma l’Abkhazia non è il Kosovo, perché lo strappo con il centro è già avvenuto e da lungo tempo sono attive le istituzioni politiche tipiche di uno stato, dando prova di saper governare politicamente e difendere militarmente il loro territorio. In Abkhazia non è neppure presente una cospicuo contingente internazionale pronto ad assumere il delicato ruolo di forza di interposizione e la Georgia è abituata ad usare la mano militare per difendere la sua integrità nazionale. Se il Kosovo scatena l’incubo di un conflitto europeo, l’Abkhazia scatena l’ipotesi realistica di un conflitto su scala ridotta, lontano dall’Europa, ma con un potenziale distruttivo maggiore. Ecco un altro Kosovo, ma molto più pericoloso.

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