Acqua e gas, le armi di Gazprom per sorvegliare il Caucaso
15 Ottobre 2008
L’attenzione occidentale si concentra sull’Asia Centrale soprattutto in virtù dei grandissimi interessi che ruotano intorno alle risorse energetiche di cui l’area sembra disporre in abbondanza. Se da un lato l’intera regione può essere comprensibilmente percepita da una molteplicità di attori internazionali come un bacino attuale o potenziale per la propria sicurezza energetica, da un altro tale prosperità non esenta i Paesi produttori dal soffrire essi stessi per la mancanza di gas o di elettricità durante i mesi invernali. Drammatica è stata l’esperienza vissuta da alcune delle Repubbliche centroasiatiche nei rigidi mesi di dicembre, gennaio e febbraio passati, quando la popolazione ha duramente sofferto per la mancanza di riscaldamento, di illuminazione e persino per la carenza di cibo. Nel gennaio del 2008, le Nazioni Unite hanno varato aiuti speciali per il Tagikistan.
Gran parte delle difficoltà riscontrate nell’approvvigionamento energetico dipendono dal venir meno della tutela di Mosca e di quei meccanismi (invero, piuttosto perversi…) di solidarietà e compensazione grazie ai quali le repubbliche potevano disporre delle risorse naturali che mancavano, scambiandole con quelle di cui abbondavano. Accadeva così che Paesi come il Kyrghizistan e il Tagikistan cedessero parte della propria acqua a Uzbekistan e Kazakhstan in cambio di gas. Venuta meno l’Unione Sovietica, le Repubbliche centroasiatiche si sono ritrovate a dover soddisfare i propri bisogni energetici in un nuovo modo, basato sull’efficienza delle infrastrutture e su accordi di approvvigionamento. Il soddisfacimento di entrambe queste esigenze ha visto come protagonista
Nell’ambito della manutenzione e della costruzione di nuove pipelines, le compagnie russe Lukoil e, soprattutto, Gazprom possono a ragione considerarsi indiscussi leader regionali, visto che giocano un ruolo determinante nella sicurezza degli impianti e nel controllo delle rotte energetiche. Il 4 settembre, forze speciali russe, kazake, tagiche e uzbeke si sono impegnate in un’esercitazione antiterrorismo denominata "Volgograd Antiterror 2008", consistita nella simulazione del salvataggio di una petroliera dirottata da terroristi. Per l’occasione,
Se questa disponibilità di Lukoil può essere considerata occasionale, benché straordinariamente significativa, va sottolineato che l’intensa attività di Gazprom nello spazio centroasiatico rappresenta in tutto e per tutto la volontà di Mosca di controllare l’estrazione e la distribuzione delle materie prime dell’area. Nella visita del 2 settembre di Putin a Tashkent,
La reazione degli esperti dinanzi all’annunciato innalzamento dei prezzi di vendita a Gazprom del gas centroasiatico è duplice. Viene sottolineato che se la compagnia si garantisce in tal modo una posizione di netto predominio nell’area rispetto a possibili progetti alternativi sostenuti dall’Europa o dagli Stati Uniti, è pur vero che l’adeguamento dei prezzi a livelli europei potrebbe rappresentare un costo troppo oneroso. Al di là di tali considerazioni, il dato che resta inalterato è la presenza attiva e fattiva dell’industria estrattiva russa sul terreno del “vicino estero”, nonché la ferma volontà di Mosca di farsi promotore e arbitro delle iniziative di cooperazione energetica in Asia Centrale.
Sembra quindi che Mosca stia giocando un ruolo ibrido in cui la componente della solidarietà tradizionale verso i “Paesi fratelli” ha ceduto il passo a quella dell’investimento puro. L’impegno russo rappresenta per il Kyrghizstan uno spiraglio di salvezza, data la grave situazione in cui versano le sue riserve idriche. Queste, si calcola, possono disporre solo di 9,6 miliardi di metri cubi di acqua a fronte dei 13 miliardi necessari per produrre l’energia elettrica che rappresenta il consumo medio invernale. Si ipotizza, quindi, che il Paese dovrà acquistare energia dal Kazakhstan, e che sarà costretto a comprare gas dall’Uzbekistan al costo di 300 dollari per mille metri cubi.
La logica che sovrintende a tali accordi è evidentemente ben lontana da quella assistenziale alla base della vecchia solidarietà sovietica, poiché
