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Acqua, in Puglia come la benzina: dal 2009 a oggi rincari del 22,6%

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Gennaio 2009: 1,31 euro; gennaio 2010: 1,44; gennaio 2011: 1,5454; gennaio 2012: 1,6063. Non è l’andamento dell’incremento dei prezzi della benzina (che pure è simile: dagli 1,26 euro del 2009 agli 1,7 attuali) ma quello dell’acqua a metro cubo in Puglia: in tre anni, tra aumenti tariffari e inflazione programmata, l’incremento è stato del 22,6%, 3,9% dal 2011 al 2012.

In Puglia, quindi, il costo dell’acqua continua a crescere nonostante nel referendum del giugno scorso (sostenuto, tra gli altri, anche dal governatore Nichi Vendola) i «sì» abbiano abrogato la norma (riguardante non solo i gestori privati, ma anche quelli pubblici come l’Acquedotto Pugliese) che consente «al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio». Del resto il governatore era stato esplicito a margine dell’assemblea dell’Acquedotto Pugliese del giugno 2011 (che ha approvato il bilancio 2010 — chiuso con 37 milioni di utili — e il piano industriale 2011-2014 che prevede investimenti per 674 milioni di euro con un indebitamento che raddoppierà da 219 a 402 milioni) sull’impossibilità di adeguarsi a quanto deciso dal recente referendum sull’acqua: «È indispensabile fare i conti con la realtà per non precipitare nei burroni della demagogia: sull’Acquedotto Pugliese abbiamo deciso di intraprendere la strada dell’efficientamento e su quella proseguiremo. Per questo non abbasseremo le tariffe». Che non solo non sono state tagliate ma dallo scorso 1° gennaio sono aumentate.

A questo punto, per i cittadini pugliesi, l’unico modo per «tagliare» le bollette è consumare meno acqua. E proprio ieri — a fronte del silenzio sull’incremento tariffario — l’assessore regionale alle Opere pubbliche Fabiano Amati si è rivolto ai pugliesi invitandoli a non sprecare l’acqua: «Rivolgo un appello — ha spiegato in una nota — ad evitare gli usi impropri dell’acqua ed ovviamente a risparmiare: le belle giornate e la relativa carenza di piogge descrivono una situazione di attenzione, considerando la minore disponibilità idrica attualmente rilasciata dalle sorgenti, nonché quella contenuta negli invasi. È chiaro che se dovesse continuare così riusciremmo a soddisfare le esigenze idropotabili solo sino al prossimo autunno, anche se speriamo ovviamente che il nuovo anno ci porti la buona notizia della pioggia. Nel frattempo abbiamo il dovere di valorizzare il notevole sforzo tecnologico compiuto negli ultimi anni, idoneo al monitoraggio costante, per invitare al risparmio e all’appropriatezza degli usi, che sarebbero sufficienti per contrastare la moderna irregolarità dei fenomeni naturali. La comunicazione tempestiva e preventiva delle condizioni di attenzione — ha concluso l’assessore — ci aiuta nel raggiungimento di un obiettivo: mantenere in ozio il sistema di emergenza del quale ci siamo dotati sin dall’ultima crisi idrica del 2008».

Nel dettaglio, la piovosità è calata, sulle fonti di approvvigionamento (Sele-Calore, Occhito, Pertusillo e Sinni) dal 32 al 52% nei mesi che vanno da settembre a dicembre del 2011 rispetto allo stesso periodo del 2010. Di converso, la disponibilità di acqua dal gennaio 2011 al gennaio 2012 si è ridotta dal 15 al 60% (Locone, calo record).

tratto da Il Corriere del Mezzogiorno

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