Addio accorpamento e nuove nomine in vista per gli Enti previdenziali
22 Maggio 2008
In questo avvio di Legislatura il valzer delle nomine tocca anche la previdenza, sulla quale il Berlusconi IV gioca una delle partite più importanti. C’è da segnare la linea di confine con il Governo Prodi, che per 20 mesi si è affannato nel cercare di risolvere problemi reali (la necessità di reperire risorse) con finte soluzioni (l’accorpamento degli Enti). Obiettivo conclamato: fondere i tre Istituti previdenziali in unico soggetto, il “Superinps”.
La strategia di Prodi e dell’ex ministro per l’attuazione del Programma Giulio Santagata passava infatti per il mutamento degli assetti istituzionali degli Enti allo scopo di realizzare quei 3,5 miliardi di risparmi a copertura della revisione dello “scalone” e della normativa sui lavori usuranti previsti dalla Riforma del Welfare varata appunto dal centrosinistra. Una finta soluzione, quella di risparmiare accorpando, a cui nessuno ha mai creduto (perfino la legge 247/07, che recepiva il Protocollò sul welfare del 23 luglio 2007, stabilì che ci sarebbe stato un incremento dello 0,09% delle aliquote contributive se nel 2011 non si sarebbero visti i risparmi promessi) e finita in cantina il 24 gennaio, giorno della caduta del Governo Prodi.
Con il nuovo Esecutivo le parole d’ordine sono cambiate: l’obiettivo della squadra guidata da Silvio Berlusconi dovrebbe essere quello di razionalizzare cercando i risparmi all’interno dei singoli Istituti (I tre maggiori enti muovono insieme risorse per circa 400 miliardi di euro) e rinnovare le cabine di comando. E a leggere le dichiarazioni dei principali soggetti chiamati in causa come il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, la strada sarà quella. Del resto perché non cercare risorse internamente piuttosto che affrontare trasferimenti, spacchettamenti di potere tra dirigenti e rallentamento della macchina burocratica come sarebbe successo se si fosse dato il via all’accorpamento?
Inoltre, Berlusconi, Tremonti e Sacconi non avvertono più l’esigenza di commissariare ma punteranno a mettere alla guida di Inps, Inpdap, Inail, Enpals, Ipsema e Ipost manager di peso con provate esperienze manageriali e capaci di dialogare con tutte le forze politiche. Insieme con il nodo-Rai, il rinnovo dei vertici delle società partecipate dallo Stato e quotate in Borsa (Eni, Enel, Finmeccanica) e della controllata Poste, ci sono da indicare cinque nuovi presidente e ben 33 consiglieri d’Amministrazione. C’è poi la necessità di cambiamento imposta dal trasloco del numero uno dell’Inps, Gian Paolo Sassi, in procinto di passare al Viminale al fianco del suo amico Roberto Maroni, oggi ministro dell’Interno. Con la “migrazione” di Sassi – che coinciderà quindi con la scadenza del suo mandato, già prorogato a dicembre 2007 – si libera la poltrona di un Istituto che dopo 42 anni di bilanci in rosso ha chiuso per il terzo anno di seguito in positivo, che paga 17 milioni di pensioni, che ha un bilancio annuo di 370 miliardi di euro e soprattutto che è la cassaforte dei sindacati. In pole position c’è Antonio Mastrapasqua, manager quarantanovenne di provata esperienza, grande esperto di previdenza, già membro del Cda dell’Inps e vicepresidente di Equitalia. Soprattutto, uomo vicino a Gianni Letta e gradito alle forze sociali (Confindustria in primis) e alle maggiori sigle sindacali. La nomina di Mastrapasqua sarebbe inoltre in linea col ragionamento portato avanti in occasione del cambio al vertice dell’Agenzia delle Entrate, dove ieri è stato nominato Attilio Befera in sostituzione di Massimo Romano (indagato per i redditi on-line). Ragionamento che segue una linea semplice: attualmente Befera (fino al suo insediamento all’Agenzia) e Mastrapasqua guidano la società di riscossione (Equitalia Spa) e gli stessi dovrebbero guidare gli Enti che seguono l’accertamento. Per l’Agenzia delle Entrate si è già provveduto, resterebbe da “sistemare” appunto Mastrapasqua all’Inps.
Sembra quindi tramontata (sempre al comando dell’Inps, in alternativa a Mastrapasqua), la nomina di Alberto Brambilla, già sottosegretario al Welfare nel Berlusconi bis, che potrebbe invece finire al timone dell’Inpdap dove è scontato l`allontanamento di Marco Staderini, se non altro per la grande amicizia personale che lo lega a Pierferdinando Casini. Sempre che Brambilla riesca ad accredidarsi presso la Lega (quella poltrona spetterebbe al Carroccio). Tra un anno scadrà anche il direttore generale dell’Inps Vittorio Crecco, ultimamente “sostenuto” da An.
In vista anche un cambio di presidenza alla Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione: chiude il mandato Luigi Scimia.
All’Inail invece se il presidente Vincenzo Mungari pare non voglia più lasciare l’ente (era dato in uscita fino a poco tempo fa) ma da nominare c`è sempre il direttore generale: dopo Maurizio Castro (An) è arrivato Piero Giorgini (quota Cgil), ma essendo andato in pensione, il posto è vacante. E secondo indiscrezioni sarebbe già prenotato da An.
