La crisi di Governo

Adesso o mai più: rinasca il centrodestra

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Tira un’aria di forte burrasca sotto i cieli della politica italiana. Mai come in questi giorni, l’incertezza domina sovrana e la soluzione alla crisi di governo innescata da Matteo Salvini non sembra essere di facile comprensione. Gli scenari sono molteplici e decisamente opposti gli uni agli altri, determinando così una serie di possibilità che dovranno essere analizzate una ad una dal Presidente della Repubblica. In tutto questo, tra le tante instabilità che scuotono la scena politica, vi è quella relativa alla sorte della coalizione di centrodestra: infatti, il futuro di un agglomerato di forze alleate (con alti e bassi nei rapporti tra i loro leader) da circa venticinque anni sembra non avere nulla di scontato.

Salvini, soprattutto dopo il successo delle ultime elezioni Europee, ha cominciato a credere fortemente che quella formula andasse rottamata o, quantomeno, rivista. Gli sviluppi degli ultimi giorni però non sono stati a lui favorevoli visto che, ad oggi, lo scenario più plausibile non è quello che porterebbe a elezioni anticipate, bensì la nascita del cosiddetto “Governo Ursula” sostenuto da PD e Cinque Stelle con il forte sostegno delle istituzioni UE. Avendo capito quasi immediatamente di aver commesso un errore tattico, il leader leghista ha cercato di riallacciare i rapporti con le altre forze del campo conservatore, ma ancora non è chiaro quale esito abbiano avuto questi colloqui.

Ora, in una situazione di conclamato stallo, è giusto porsi un paio di domande: ma è giusto rottamare il centrodestra? E da cosa, eventualmente, dovrebbe essere sostituito? Tutto sommato i risultati elettorali degli ultimi anni hanno dimostrato che, ovunque la coalizione si sia presentata unita, ha riscosso un successo non affatto trascurabile. Tante regioni ed importanti amministrazioni comunali sono state strappate al centrosinistra per la prima volta nella storia (come Siena, ad esempio) e il trend delle prossime consultazioni amministrative potrebbe essere ancor più positivo. Molto spesso, Salvini ha fatto presente come varare alleanze sui territori non possa corrispondere automaticamente a farlo a livello nazionale, visto che su alcune posizioni – come quella del rapporto da tenere con l’Unione Europea – i partiti del centro – destra non sembrano essere allineati al 100%. Tuttavia, si può affermare che i punti di convergenza siano in numero decisamente superiori a quelli divisivi: shock fiscale, riforma della giustizia, politiche sulla sicurezza e uniformità di vedute sulle questioni bioetiche rappresentano una base decisamente solida per poter costruire un programma comune da presentare (chissà quando) agli elettori.

Nelle ultime settimane, alle storiche forze del centro – destra si è aggiunto il comitato “Cambiamo”, promosso dal governatore della Liguria Giovanni Toti. In un’intervista rilasciata nei giorni scorsi, il senatore Gaetano Quagliariello – leader di IDeA e membro diel comitato promotore di “Cambiamo” – ha voluto ribadire con forza la necessità di una coalizione che, mai come oggi, debba stare vicina a Salvini per formare un’alleanza che si contrapponga non solo al PD, ma anche ai Cinque Stelle (visti inevitabilmente come forza di sinistra). Avere un’unità d’intenti precisa per dare vita ad un’offerta politica coerente, che comprenda forze dalla diversa storia ma dall’univoca convinzione che molto, nel nostro paese, debba essere cambiato.

Matteo Salvini saprà cogliere questo assist? L’impressione è che molto dipenderà da quanto accadrà nel oggi pomeriggio al Senato.

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