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Adesso Prodi apre le Autostrade a Zapatero

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Anche il dossier Autostrade-Abertis potrebbe essere a un passo dalla svolta, e anche in questo caso (come è stato per Enel-Acciona e Telecom-Telefonica) bisogna ringraziare il fruttuoso vertice di Ibiza nel corso del quale i due premier hanno ridisegnato le sorti di alcuni importantissimi asset nazionali. A caldeggiare il consolidamento dei rapporti tra Roma e Madrid ci sono anche le preoccupazioni legate ai nuovi scenari europei. Impensierito per l’elezione francese del neogollista Nicolas Sarkozy - cui avrebbe preferito la socialista Ségolène Royal - quindi per il possibile rafforzamento dell’asse franco-tedesco con la cancelliera tedesca Angela Merkel, Prodi cerca infatti di tenersi buono l’unico alleato europeo rimasto sul fronte socialista: José Luis Zapatero. A costo di mettere un freno al ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro che nel corso della scorsa estate aveva detto no alle nozze italo-spagnole.

Adesso, dopo diversi mesi da quello che sembrava uno stop definitivo, a spingere affinché quella fusione annunciata a Borse chiuse e in un momento di vuoto governativo possa dirsi chiusa ci sono ancora una volta gli spagnoli, desiderosi di entrare nel mercato italiano e pronti soprattutto a rimettere in moto Bruxelles (favorevole alla fusione) pur di portarsi a casa una fetta d’Italia.  Mentre sul fronte italiano a fare pressing su Palazzo Chigi c’è l’azionista di maggioranza del gruppo Autostrade:  i Benetton (disposti a dare garanzie sugli investimenti e sulla rete) che il 4 agosto scorso si sono visti bocciare la fusione dal Governo. Ma da allora le cose sono cambiate anche per l’Esecutivo, che ora si potrebbe vedere recapitare una sanzione per violazione delle regole sulla concorrenza in tema di fusioni europee dalla commissaria Neelie Kroes. Che già a ottobre annunciò di aver messo sotto accusa il Governo italiano per aver bloccato le nozze italo-spagnole. Insomma, Palazzo Chigi adesso avrebbe tutto l’interesse per andare avanti.

%3Cp> Il 10 maggio del resto, il Cipe dovrebbe firmare l’elenco delle nuove convenzioni tra l’Anas e le società concessionarie. Il comitato interministeriale per la programmazione economica potrebbe quindi ridisegnare le norme che impedirono la fusione. A questo proposito, si penserebbe di inserire un paragrafo ad hoc che sia il punto di equilibrio tra le richieste della società e quelle del governo, che  avrebbe deciso di concedere alla società presieduta da Gian Maria Gros Pietro per esempio la rivisitazione delle regole sugli investimenti o per i contratti in corso. E nonostante le ultime smentite sui possibili collegamenti tra Telecom-Telefonica, Enel-Endesa e Autostrade-Abertis -  “le cose non sono collegate. Noi abbiamo una politica di apertura in chiave europea e lo stiamo dimostrando perché ci interessa la costruzione dell'Europa, delle imprese e del mercato”, ha detto il ministro per lo sviluppo economico Pierluigi Bersani – a fare da corollario all’operazione che dovrebbe portare alla nascita di un gigante delle strade, ci sono i famosi “accordi” di Ibiza.

Stando alle indiscrezioni venute fuori soprattutto nelle ultime settimane, nel corso del vertice bilaterale di due mesi fa, i due premier, Romano Prodi e Jose Luis Zapatero, avrebbero fatto il punto sui tre importantissimi dossier di cui due, Enedesa e Telecom accantonati con successo, e il terzo, Autostrade-Abertis appunto, ancora aperto. Indiscrezioni che comunque non sono passate inosservate alla stampa internazionale, con il Financial Times che avverte: “Italia e Spagna fanno quadrato", ma questa luna di miele è una felice illusione”, che”non durerà per sempre”. Secondo il giornale britannico questa inedita alleanza “in parte riflette il deterioramento dei mercati azionari spagnoli, che subiscono il protagonismo italiano”. Tuttavia il Financial Times nota che “Telefonica ed Enel sono riusciti a passare laddove ad altre imprese straniere è stato sbarrato il passo, ma con un costo”, perché Enel e Telefonica sono entrate nella stanza dei bottoni attraverso una governante “contorta”, che rende “impossibile una vera integrazione”. In altre parole, Prodi e Zapatero avrebbero consentito ai rispettivi Paesi “di poter influenzare un business nell’altro paese senza cederne il controllo”. Peccato che “questa felice illusione non durerà per sempre”.

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