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Denaro pubblico

Agli Enti lirici servono meno privilegi e più cultura del lavoro

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Nel nostro paese, come in tanti altri paesi dell’Europa e non solo, il settore della cultura è spesso senza soldi. Non ce ne sono mai abbastanza, si sente spesso ripetere dai musicisti, dagli attori, dai cantanti, dai direttori d’orchestra, dai ballerini e così via. In parte è anche vero, come in parte è anche vero che ci sono enti che ne hanno  troppi di soldi, per quello che fanno e di altri che ne hanno troppo pochi. Di sicuro in Italia c’è qualcosa che non va nella gestione del denaro pubblico da parte delle istituzioni culturali, siano esse associazioni o fondazioni.

E questo lo aveva capito benissimo il ministro Sandro Bondi, ora ex ministro, che più di un anno fa, con il decreto che porta il suo nome, aveva finalmente deciso di mettere mano, anzi di mettere fine allo sperpero di denaro pubblico che da anni imperversava nel settore della cultura. A cominciare dagli onerosi enti lirici. Le cui fondazioni, divenute negli anni sempre più private, assorbono da sole quasi la metà del Fus (fondo unico per lo spettacolo, ndr), per pagare prima di tutto i propri dipendenti. Che in totale, nei tredici enti lirici italiani, superano le seimila unità. Solo la Scala di Milano, nel 2010 aveva 915 dipendenti, al costo di 68,8 milioni di euro. L'Opera di Roma, invece, si accontentava di ben 742 dipendenti, con un costo complessivo di 43 milioni di euro. Tutta 'sta gente per fare cosa, verrebbe da chiedersi, visto che i nostri teatri sono tra quelli in Europa che producono meno spettacoli. Inoltre c’è da aggiungere che i dipendenti degli enti lirici, godono da sempre di privilegi oltre ogni limite. Persino il noto giornalista, Sergio Rizzo, in un articolo apparso sul Corriere della Sera, aveva polemizzato sul fatto che i musicisti delle orchestre hanno diritto alla «indennità umidità» per gli spettacoli all'aperto, e ala «indennità di frac», per chi deve indossare l'abito da pinguino durante gli spettacoli.

Ma parliamo anche degli stipendi, e degli orari di lavoro dei dipendenti, altro tasto dolente. Senza cadere nel ridicolo, vi possiamo dire con certezza che un professore d’orchestra, lavorando non più di 16 ore alla settimana, e non tutte le settimane, guadagna in media dai 2 ai 3 mila euro netti al mese. Mentre il suo collega professore nelle scuole statali, ne guadagna quasi la metà. Sempre di professori si tratta, anche se quelli degli enti lirici suonano e quelli delle scuole invece parlano. Per di più i professori d’orchestra beneficiano della cosiddetta “alternanza”. Cioè in un mese lavorano in media due settimane e le altre due si riposano. Con queste spese fisse non sorprende, quindi, che più della metà delle fondazioni liriche italiane abbiano chiuso negli anni sempre in passivo. Si va dagli 11 milioni di Roma ai 10, 5 del Carlo Felice di Genova, dai 4,7 del Comunale di Bologna ai 5,5 del Maggio Musicale Fiorentino. La Corte dei Conti ha inviato più volte al Parlamento un rapporto sulle spese degli enti lirici in cui non promuove quasi nessuno. Bocciate Milano, che ha aumentato le spese del 14,6%, poi Genova e Verona, con un +11,9%. Va meglio Roma che ha ridotto le spese del 18,7%, insieme a Cagliari, Bologna e Torino, con un -8,1%. Il decreto Bondi, aveva infatti lo scopo di riorganizzare le fondazioni lirico-sinfoniche italiane, e di far fronte alle spese in eccesso che lo Stato affronta in materia di spettacolo. Il decreto, in vigore dal 30 aprile scorso, aveva il compito di tagliare in primis i costi del personale, bloccare il turn-over e riorganizzare il lavoro.

L’Occidentale si era già occupato del problema, e a distanza di oltre un anno dall’attuazione del decreto, le cose non sembrano essere tanto migliorate. Gli artisti continuano a lamentarsi, gli sprechi e i privilegi indegni continuano a ripetersi. Ci riferiamo ad esempio ai cachet dei cantanti e dei direttori d’orchestra. Da sempre gonfiati all’ennesima potenza, senza seguire uno straccio di contratto che regolarizzi finalmente i gettoni di questi lavoratori. Perché di lavoratori si tratta. Ci sono direttori che guadagno decine per non dire centinaia di migliaia di euro per una recita. Per due o tre ore di lavoro. Un lavoro speciale, quello del cantante o del direttore d’orchestra, siamo tutti d’accordo, ma che non può essere strapagato. I sovrintendenti, che furono i primi a scioperare contro il decreto Bondi, percepiscono anch’essi indennità a sei zeri. E hanno ancora il coraggio di farsi vedere in piazza al fianco delle maestranze, che non percepiscono neppure in una vita di lavoro, quello che i direttori e i sovrintendenti guadagno in un anno.

Senza parlare delle spese milionarie per le scenografie e per i costumi, di spettacoli che nascono e poi muoiono nel giro di un mese, senza che venga sfruttata o meglio ammortizzata la spesa. Per dire che ogni ente lirico lavora per se e non per gli altri. Così gli spettacoli non vengono fatti turnate da una città all’altra, e tutto quello che si fa viene buttato. Non esiste una rete di collaborazione tra i vari enti lirici, e questo è gravissimo. Lo stato dovrebbe con gli stessi soldi del Fus, pretendere più spettacoli in tutto il paese, per diffondere non la cultura del lusso, come spesso accade, ma la cultura della musica e del bel canto, come di un bene pubblico e non privato.

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6 COMMENTS

  1. Looters
    Il problema sta nella mentalita’ della popolazione italiana che tollera il furto del proprio stipendio per darlo a chi il proprio stipendio non se lo guadagna.
    Attori, cantanti se avessero dignita’ dovrebbe campare sui soldi percepiti dalla vendita dei biglietti… e basta!!! Se non ci riescono vuol dire che devono cambiare mestiere o rendere appetibile al pubblico cio’ che fanno.

    Sarebbe come se un panettiere, invece di campare sui proventi della vendita del pane campasse rubando i soldi dagli stipendi delle persone oneste, e poi quando vuole, se ha tempo produce e vende un po’ di pane.

    Se nelle nostre scuole si cominciasse a far leggere Ayn Rand, si farebbe a costo 0 una promozione della cultura di una portata mai vista prima.

    Certo poi il collettivismo marxista o cristiano che si voglia verrebbe rivelato per quello che e’….. certa Cultura per i vari despotini di turno e’ meglio tenerla nascosta….. trattasi di sapere molto molto pericoloso…….

  2. articolo sui privilegi
    Vorrei solo capire se il tutto viene detto per l’ignoranza della materia o perché si odia la materia per le più disparate motivazioni .
    Io parlo perché so, chiedete , sono disponibile a discutere con voi…….. sulla famosa indennità umidità … se Lei fosse un professore d’orchestra che per fare il suo lavoro deve comprarsi lo strumento che in alcuni casi costa come un piccolo alloggio se Lei suona un arco e se viene adoperato quando e umido si può aprire con un costo a suo carico non indifferente per far rimettere a posto lo strumento sempre che dopo mantenga il suono di prima .
    Indennità ” Frac ” e vero non dovrebbe essere riconosciuta , ma allora dovrei riconoscere che vengo a lavorare almeno 40 minuti prima per vestirmi come vuole il mio datore di lavoro e che devo scaldare lo strumento , la legge prevede il riconoscimento come orario di lavoro per la vestizione , che mi impone il datore di lavoro .
    Cosa che non avviene
    Lamentatevi pure che questi esseri ignobili non hanno il riconoscimento del INAIL cosa vuol dire ….. malattie professionali ecc ecc prima di parlare chiedete Vittorio Samaritani

  3. Paolo Fontanesi: un altro
    Paolo Fontanesi: un altro che spara a zero sui lavoratori dei teatri lirici e non sa di cosa parla. Ma mi faccia il piacere…

  4. troppo facile, fontanesi,
    troppo facile, fontanesi, sparare dati senza conoscerli veramente.
    perchè non si fa una indagine sugli sprechi degli enti?
    io sono un dipendente e il mio stipendio è sempre uguale, sia che faccia un concerto al mese o ne faccia 5 al mese. perchè non chiede ai sovrintendenti come mai i concerti sono diminuiti?
    la verità è che i debiti dei teatri non sono il personale, che è si il costo ma contemporaneamente anche il prodotto.
    i debiti li hanno fatti gli amministratori, i cda e i sindaci (per legge presidenti delle fondazioni liriche), li hanno fatto con le clientele, le consulenze, i viaggi, e altre magagne al limite dell’illegalità, assumendo più personale amministrativo che artistico/tecnico.
    la invito a fare una indagine seria perchè su questo argomento non si fa mai abbastanza chiarezza.
    guadagnavo 1500 euro fino al 2008, adesso ne guadagno 1700 (compreso l’assegno per mia moglie, che non lavora), con un aumento che mancava da tempo, per adeguamento al costo della vita.
    un sovrintendente ne guadagna almeno 140000 all’anno e se non fa bene il suo mestiere lei fontanesi dovrebbe chiedersi come mai non viene licenziato.

  5. Il lavoro dei musicisti
    L’Associazione “Cantori Professionisti d’Italia” desidera confutare alcune Sue affermazioni:
    1) I cachet dei cantanti e dei direttori d’orchestra non sono affatto “gonfiati all’ennesima potenza” se non in alcuni casi sporadici di personaggi di fama internazionale. Certe cifre esorbitanti peraltro sono sempre state accettate da sovrintendenti che, pur di avere il grande nome, non hanno esitato a cedere a richieste economiche fuori mercato.

    2) Cantanti, direttori, registi, scenografi non hanno, a differenza delle masse artistiche, alcun potere sindacale e si limitano a subire le conseguenze di decisioni prese ai vertici. Il “rischio di impresa” che affrontiamo è inoltre paragonabile a quello di qualunque altro libero professionista, come un avvocato, un notaio, un architetto. Al contrario dei dipendenti stipendiati infatti noi non abbiamo alcuna copertura in caso di malattia, gravidanza, ferie pagate, tredicesima o indennità e nessuna garanzia di continuità di lavoro.

    3) Il lavoro di un cantante, di un direttore d’orchestra, di un orchestrale, di un corista, non si esaurisce, come Lei superficialmente scrive, in “due o tre ore di lavoro”. Dietro a quelle poche ore che dura una rappresentazione, ci sono ore di studio costante, quotidiano, e lunghi tempi di formazione (proprio come quelli di un atleta…)

    4) Il blocco dei turn-over previsto dal decreto Bondi rappresenta infine un costo che pagheranno le generazioni future di musicisti. In che modo potrà avvenire il rinnovamento delle nostre orchestre e dei nostri cori, e soprattutto cosa andranno a fare quei 70.000 studenti dei Conservatori, Accademie di Belle Arti, Scenografia, Accademie di Danza? L’unica possibilità anche per loro, come leggiamo quotidianamente, sarà l’ennesima “fuga di cervelli” (o dovremmo dire di ugole o di strumenti) all’estero.

    Sprechi e privilegi esistono e sicuramente gli Enti Lirici devono essere profondamente riformati, ma non è colpendo la stabilità delle masse artistiche o i cachet dei cantanti che si risaneranno i bilanci dei Teatri. Il patrimonio culturale e l’alto livello artistico professionale delle nostre orchestre e cori è un bene da difendere strenuamente.

    Cantori Professionisti d’Italia

  6. Hahaha, che risate con
    Hahaha, che risate con questo articolo! Se il problema sono i privilegi di attori e musicisti, che dovremmo dire dei nostri marci politici mafiosi corrotti e corruttori? Cultura del lavoro? Chi sta in parlamento che cultura ha del lavoro? Anzi, a ben vedere… che cultura ha in generale? Nemmeno la lingua italiana riescono a parlare! Preferirei dar soldi milioni di volte a chi produce cultura, musica ed arte, che non a questi ignorantoni attaccati alle sedie, pieni di boria, a far leggi a nostro discapito e a detrimento di ogni bellezza…

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