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Ai Democrat ancora non gli passa: ora fanno causa a Trump (e non si fidano del Congresso)

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Uffa! Basta con questi inutili ludi cartacei. A governare bastano la magistratura e i suoi corpi di polizia giudiziaria. The Democratic National Committee alleges in a new multimillion dollar lawsuit that the Russian government, the Trump campaign and WikiLeaks engaged in a sweeping plot to interfere in the 2016 election in President Donald Trump's favor”. Cristano Lima sul sito Politico del 20 aprile scrive che il Comitato nazionale dei Democratici ha intentato una causa per danni per qualche milione di dollari alla Russia, al comitato sostenitore di Donald Trump e a Wikileaks per aver interferito nella campagna elettorale per le presidenziali americane del 2016. Mentre da una parte i Democratici sostengono di avere completa fiducia in Robert Mueller dall’altra si rivolgono alla magistratura ordinaria scavalcando l’inchiesta dello “special counsel” e in disprezzo del Congresso. Qualche sedicente garantista italiano si è rallegrato per questa mossa che peraltro non è che la perfetta conferma di come parte non secondaria di politici e opinionisti “liberal”, ma anche di una destra superelitista, non abbia fiducia nelle istituzioni della sovranità popolare e non persegua tanto un astratto rispetto della Legge come bilanciamento necessario dei poteri legislativi ed esecutivi, quanto un concreto svuotamento della democrazia così come si è storicamente organizzata.

Tra coincidenze e un minimo di autonomia nazionale. “Per coincidenza la sentenza di Palermo arriva nel pieno di un passaggio politico confuso” scrive Stefano Folli sulla Repubblica del 21 aprile. Non si può non apprezzare la evidente ironia di uno dei più qualificati commentatori della stampa italiana che non manca di ricordare altre “coincidenze” determinate per esempio da inchieste come quella intitolata Mani pulite.  Sarebbe utile che alcuni protagonisti della cosiddetta seconda repubblica riflettessero molto bene su questo tema delle coincidenze: per esempio su quelle del novembre del 1994 quando l’esecutivo in carica fu sbandato da un avviso di garanzia inviato mentre il premier si trovava alla riunione del G7 a Napoli e consegnato all’interessato tramite Corriere della Sera; e su quelle del 2009 quando un’inchiesta sui comportamenti privati del premier, in sé peraltro poco commendevoli, aprì la strada al rovesciamento della maggioranza nel 2011; o su quelle del 2013 quando la formazione di un governo di unità nazionale fu stravolta da una improvvisa condanna del capo del centrodestra per un reato di evasione fiscale provocandone l’espulsione dal Senato. Se si analizza le coincidenze che riguardano gli sballottamenti del centrodestra si nota come queste si determinino essenzialmente quando la coalizione moderata-conservatrice va in crisi con rotture tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi nel 1994, tra Berlusconi e Gianfranco Fini nel 2009 e tra Forza Italia e Lega alla vigilia della formazione del governo di Enrico Letta. Al di là di singoli fatti criminali che è bene siano perseguiti, è evidente come una parte degli eventi “drammatici” che hanno accompagnato la seconda repubblica abbiano anche un’ispirazione extranazionale mirata in parte a destrutturare i pilastri su cui è possibile mantenere una sia pur relativa sovranità nazionale: da Bankitalia all’Arma dei carabinieri, alla grande Mediobanca di Enrico Cuccia, dall’Eni alla Finmeccanica, e in parte anche alla stessa Mediaset. In un mondo disordinato l’idea di avere pochi soggetti sovrani autonomi su cui costruire equilibri politici ed economici trova naturali e pronti sostenitori in grado anche di rifornire quei settori dello Stato italiano (che si rendono disponibili) di informazioni, appoggi e se del caso ricatti per esempio di tipo finanziario. Con la perdita di una vera visione nazionale da parte della ex sinistra Dc e degli ex Pci (più o meno surrogata da un astratto europeismo, o con Bill Clinton e Barack Obama da un qualche atlantismo improvvisato) solo il blocco di centrodestra ha avuto una funzione di interrompere o almeno attenuare la scomparsa di ogni alta decisionalità su base nazionale. Però ha potuto esercitare questa funzione se in qualche modo è stato articolatamente unito. Quando non lo è stato, non sono mai mancate le coincidenze. 

Zingaretti si prepara a fare la sesta stella. “Il Pd deve costruire alleanze se vuol essere competitivo alle amministrative”. Così Giovanna Casadio riporta una frase di Nicola Zingaretti sulla Repubblica del 23 aprile.

Dai Nino! Arrestali tutti! "’Quello che forse in questi anni mi ha fatto un po' più male è che rispetto ad accuse di utilizzare strumentalmente il mio lavoro abbiamo avvertito un silenzio assordante e probabilmente chi speravo ci potesse difendere è stato zitto. A partire dall'Anm e dal Csm’. Lo ha detto il pm Nino Di Matteo intervistato da Lucia Annunziata a Mezz'ora in più, su Raitre”. Così una notizia di agenzia dell’Adn Kronos del 22 aprile. E adesso Nino Di Matteo sicuramente metterà sotto accusa Csm e Anm per la trattativa con quell’organizzazione mafiosa che è lo Stato italiano. E la rigorosa corte d’Assise di Palermo consentirà che si faccia giustizia di tutti questi malfattori.

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