Aiutare i giovani a non perdere la fiducia nel domani: una sfida culturale
08 Novembre 2011
Nel Paese ci sono 53mila giovani imprenditori in meno dall’inizio della crisi. Un dato che fa riflettere e che da solo disegna bene uno dei principali problemi dell’Italia. Un dato che colpisce tutte le regioni indistintamente, ma che in Abruzzo si somma ad un altro fattore di emergenza, ovvero la dimensione medio-piccola della maggior parte delle imprese. Quelle, cioè, che più di tutte stanno risentendo della grave crisi in atto.
Un dato, infine, che annuncia bene quali sono le priorità di cui la politica deve farsi carico. Far ripartire la crescita è certamente una di queste. Se diminuiscono i giovani che fanno impresa significa che la produttività è ferma e il rischio maggiore è che con essa presto possa arrestarsi anche la speranza nel futuro.
Una preoccupazione che il governo regionale ha bene in mente e che non ha potuto affrontare con tempestività solo perché impegnato a fronteggiare un debito pregresso che se non arginato in fretta avrebbe compromesso qualsiasi tentativo di riforma futura. E’ ovvio che l’austerità fiscale da sola non sia sufficiente a far ripartire l’economia di una regione. Per questo una volta placata l’emergenza, si è aperto il capito numero due: quello delle riforme.
Sburocratizzazione, Poli d’impresa, finanziamenti per la ricerca, meritocrazia, sono le direttrici intorno alle quali c’è ora la volontà di costruire una nuova idea di regione, che spazzi via i residui di una cultura assistenzialista per dare spazio alla giusta mentalità, per cui sono i progetti e non gli “aiuti”, la vera leva per lo sviluppo.
Progetti appunto. Che è come dire idee. E imprese. Da queste varianti, infatti, dipende la ripresa economica di un qualsiasi Paese. Ma ad esserne protagonisti devono essere i giovani, con il loro entusiasmo e la voglia di innovazione. Eppure giovani e imprese, specie le piccole imprese, sono proprio gli anelli deboli di una catena resa già lenta dalla crisi.
Che fare? Una risposta a è arrivata da Raffaella Vignali. E’ di questi giorni l’approvazione alla Camera dello Statuto delle Imprese. Uno degli obiettivi principali del provvedimento, di cui il deputato del Pdl è estensore, è quello di garantire maggiori tutele alle piccole e medie aziende di fronte a una Pubblica amministrazione spesso ostile. Ma al di là delle leggi, è dalle parole di Vignali che è arrivato un messaggio importante. Qualche giorno l’ex presidente della Compagnia delle Opere, era di passaggio in Abruzzo, per intervenire ad un dibattito su sussidiarietà e sviluppo economico. E per chi ha avuto la possibilità di ascoltarlo, gli spunti su cui riflettere sono tanti e decisivi. Per chi ha voluto, è stato facile comprendere che ciò che serve non è l’ennesima riforma. Anche la migliore, in un momento come questo, peccherebbe di parzialità. Quello che serve è un cambiamento culturale, perché come ha ribadito Vignali, “chi crea sviluppo non è lo Stato, ma sono le imprese e quindi i cittadini”.
Se anche in Abruzzo c’è grande preoccupazione per la diminuzione dei giovani che fanno impresa, bisogna interrogarsi diversamente su questo che è un dato allarmante. Perché se è vero che un imprenditore, come ha sottolineato sempre Vignali, difficilmente è nichilista, i giovani di oggi invece rischiano di diventarlo, quando già non lo sono. Invece bisogna aspirare ad una società attiva, fatta di persone pronte ad assumersi delle responsabilità, in ogni ambito.
Una rivoluzione che ha come punto di partenza un capitale prezioso, ma che ha un vantaggio: è inesauribile ed è quello umano. Che insieme a ricerca e innovazione rappresentano i fattori strategici di una nuova politica industriale.
Lo ha detto bene Vignali, aiutiamo i giovani a fare impresa, non “uccidiamo” i Bill Gates e i Steve Jobs nella culla. E facciamolo non dando loro dei soldi, ma costruendo una nuova cultura, dandogli delle regole e una base su cui lavorare. Avviare questa nuova stagione per l’Abruzzo deve essere l’impegno del governo regionale. Le riforme, alcune delle quali già realizzate, vanno tutte in questa direzione e fanno quasi da contorno alla piattaforma auspicata da Vignali.
Un impegno, ma sarebbe meglio dire una sfida. Che è educativa prima di tutto. E l’educazione è un compito di tutti, alla portata di tutti. Perché come ci ha ricordato Vignali, “il problema non è tanto avere altre regole, ma altri occhi”.
