Al concerto del Primo maggio applausi contro il Papa

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Al concerto del Primo maggio applausi contro il Papa

02 Maggio 2007

“La Chiesa in duemila anni non si è evoluta affatto. Non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato il funerale a Welby, cosa che non ha fatto per Pinochet, per Franco e per uno della banda della Magliana”. L’infelice uscita è di un tale che di nome fa Andrea Rivera e che pare si sia inventato la figura dell’inviato citofonista nella trasmissione Tv di Serena Dandini. Praticamente sconosciuto fino alle 14,59 di lunedì primo maggio, quando ha indossato le vesti di conduttore del mega concerto rock di San Giovanni e da quel palcoscenico, in una piazza gremita di gente e in diretta Tv, ha inveito contro il Vaticano provocando un tempesta di reazioni che neppure lui si aspettava. I primi a voltargli le spalle sono stati gli stessi sindacati, che hanno preso le distanze dallo sprovveduto artista, poi è arrivata la condanna da parte del mondo politico e dello stesso direttore di Rai Tre Paolo Ruffini. E lui, frastornato da tanto trambusto, a Radio Deejay ha dichiarato: “I miei testi li ho proposti agli autori e sono stati approvati”. Una spiegazione che comunque nasconde una grande verità. Se non altro perché, come ha scritto il quotidiano della Santa Sede L’Osservatore Romano, “Seppure gli organizzatori del concerto si sono dissociati da questo confuso e personale comizio del conduttore, tuttavia, essi avrebbero dovuto valutare meglio il tempo che il Paese sta vivendo, quando lo hanno scelto”. Ma lui, l’ormai noto Rivera, ha fatto sapere di trovare “molto più violento mandare una pallottola a Bagnasco, quello è grave, io faccio autocritica: sono un cattolico, credo in una chiesa libera, in una libera coscienza. Io sono fuori da ogni clima d’odio, trovo molto più violente delle trasmissioni sul calcio dove si urla e si istiga l’odio negli stadi”.

“E’ terrorismo – si legge nelle colonne de L’Osservatore Romano – lanciare attacchi alla Chiesa. E’ terrorismo alimentare furori ciechi e irrazionali contro chi parla sempre in nome dell’amore, l’amore per la vita e l’amore per l’uomo. E’ vile e terroristico lanciare sassi questa volta addirittura contro il Papa, sentendosi coperti dalle grida di approvazione di una folla facilmente eccitabile. E usando argomenti risibili, manifestando la solita sconcertante ignoranza sui temi nei quali si pretende di intervenire pur facendo tutt’altro mestiere”.

Insomma, doveva essere un grande festa invece, “quanto accaduto ieri dal palco di piazza San Giovanni è solo la versione aggiornata di una vecchia metodica cara all’estrema sinistra, quando si aveva bisogno di fomentare le masse e cercare l’applauso facile con frasi fuori contesto e pretestuose contro la Chiesa”, ha detto Maurizio Gasparri (An). Duro anche Maurizio Ronconi, vice capogruppo dell’Udc alla Camera: “Un laicismo d’accatto contagia anche il concerto del primo maggio. E’ inqualificabile e ingiustificabile che un concerto organizzato dalla federazione sindacale scada in un anticlericalismo offensivo per tutti i cattolici”. Le ha definite parole “farneticanti”, quelle di Rivera,  il capogruppo dell’Udeur alla Camera, Mauro Fabris, secondo cui si butta “altra benzina sul fuoco della pericolosa polemica contro la libertà di espressione dei credenti e in particolare del clero cattolico italiano”. Secondo il coordinatore di Fi Sandro Bondi “ascoltando le parole pronunciate da Andrea Rivera e le dichiarazioni non meno gravi di alcuni parlamentari della maggioranza viene un senso di preoccupazione e di disgusto per il degrado politico, civile e culturale che sommerge il Paese”.

Un vero incidente di percorso per una giornata che doveva essere all’insegna di un’Italia che riparte dal lavoro, come recitava lo slogan. Eppure,  secondo il deputato più giovane del Parlamento, Arturo Scotto di Sinistra Democratica, quelle di Rivera sono state “Parole legittime e giuste. Le avrei dette anche io, nella stessa occasione. Si può parlare del Papa, criticandone l’operato, ad un concerto di musica leggera? Nelle forme in cui l’ha fatto Rivera si può perché non mi risulta che abbia espresso valutazioni gratuite”. Duri gli attacchi contro l’Osservatore Romano sono arrivati dalla sinistra radicale e dei Verdi. Se la prende con il quotidiano della Santa Sede anche il consigliere Rai Sandro Curzi: “Quando si arriva a parlare di terrorismo per la battuta di un giovane comico o di un artista di strada mi pare che si faccia, anche se involontariamente, della pericolosa provocazione. Il consigliere di viale Mazzini, si domanda “Che si voleva di più? Che bruciassimo in piazza Rivera? Che si dimettesse il governo? Che Marx chiedesse scusa per essere venuto al mondo?”.