Home News All’armi siam (s)fascisti. Il ritorno dell’O.V.R.A.

All’armi siam (s)fascisti. Il ritorno dell’O.V.R.A.

0
218

La fantasia (s)fascista, involontaria per carenza di qualità e di studio, del governo Giuseppi non smetterà mai di stupire. L’avvocato pugliese, passato all’anonimato alla ribalta internazionale con la sua sbullonata compagine governativa supportata da negatori della validità dei vaccini (ma voglio vedere col coronavirus), dai sostenitori del terrapiattismo, e dai negatori del valore delle competenze culturali ed accademiche in attesa di sfasciare definitivamente le attività economico-produttive ed industriali italiane ha riesumato dai precordi un’organizzazione che credevamo consegnata alla storia.

Si tratta dell’O.V.R.A. acrononimo della milizia del regime fascista e cioè della Organizzazione Vigilanza Repressione Antifascismo ora coniugata nella Organizzazione Vigilanza Repressione Antigrillismo (o Antispritzismo o Antipidismo). Certo i particolari delle regole di ingaggio e della divisa di componenti della civica milizia son tutti da regolamentare. Prima che venga nominata da Giuseppi un’apposita task force in forma assolutamente affettuosa e gratuita elenco una serie di indicazioni.

Quanto alla divisa si potrebbe far riferimento a quella originaria delle camicie brune di Rohm (poi diventata di Hitler) composta di calzoncini corti con bretelle, con calzettoni al ginocchio e scarponcini da montagna (quelli dei film per chi li ricorda di Stanlio ed Ollio). Naturalmente bisognerà trovare delle modalità di interlocuzione con le quali tale milizia possa, con l’autorevolezza della divisa di cui sopra, interagire con il popolo controllato. E qui la questione si fa più difficile. Nell’era fascista fu il Vate Gabriele D’Annunzio a creare il famoso”Eia Eia Alalà”. In assenza di un Vate dei tempi attuali dovremmo scartare il “mi consenta” berlusconiano che fa troppo vecchio ed “ancient regime”. Ci vorrebbe qualche cosa di più immediato, peregrino, significativo e che dia la cifra della qualità intellettuale  di questo governo.

Tutto sommato potrebbe andare bene l'”Ahò come te chiami dimme ‘n pò” preso a prestito dal rapper Papero Giallo. Certo si porrebbe il problema che non in tutte le regioni il romanesco sia compreso o gradito. Però il solo ahò con la sua significanza musicale onomatopeica potrebbe essere una sintesi praticabile. A questo punto si impone un codice di comportamento del suddito controllato che mica potrà mandare a quel paese il civico miliziano come sopra agghindato: ne andrebbe del decoro del governo.

Anche qui dai ricordi del regime potremmo rispolverare il “Voi”. Ecco immaginate plasticamente la scena: il civico miliziano in divisa col suo ahò a cui il suddito controllato risponde “Voi che volete?” perchè il suddito va educato. E che diamine. Ora tutti credono di poter uscire, come se fossimo in una democrazia, di potersi incontrare, di poter insieme financo parlar male del governo e di Giuseppi o di Di Maio.

Ma non scherziamo. Il suddito, come il soldato, va formato ed educato. Basta coi teatri, coi cinema, con la scuola, con le università, con tutti i luoghi di aggregazione culturale. C’è il contagio e possono pure portare sfiga. Non è meglio stare belli distanziati e magari cantare “bella ciao” con una bella mascherina o bandana rossa in faccia?

Questo nostro popolo, avvezzo alla cultura del fare, dell’imprenditoria, della libertà di impresa, della libertà personale va appunto “rieducato”. Anche a suon di dirette Facebook by Giuseppi. Oltretutto questa civica milizia potrebbe finalmente mettere a posto torme di baristi, ristoratori, parrucchieri, albergatori, piccoli commercianti, pasticcerie, oreficerie, gioiellerie, panifici, paninoteche, stabilimenti balneari, studi professionali convinti di potersi liberare di Giuseppi  e della sua soffocante burocrazia. Allo scopo però rimane un ultimo dettaglio. E’ vero che saranno miliziani del sorriso. Ma come insegnava un grande statista americano bisogna trattare con il sorriso in viso ma con un bastone in mano. Un manganello. Ecco l’idea.

Non pesa sul bilancio dello Stato, è ecologico e, opportunamente rivestito, potrebbe non lasciare nemmeno segni permanenti. Ma a questa civica milizia mancherebbe un inno, una marcetta. Propongo, rimanendo nel romanesco, un vecchio cavallo di battaglia di Gigi Proietti: “…te c’hanno mai mannato a quer paese”.

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here