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Allegro ma non troppo. La scelta francese per la riapertura

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Mentre sui siti dei maggiori giornali s’infittiscono le pubblicità di visiere (le mascherine del “tempo di pace”) – alcune austere come burka, altre alleggerite dal sottile gioco tra trasparenze, bianchi e neri quasi fossero capi pregiati di Pierre Cardin -, la Francia sedimenta la conferenza stampa del Primo Ministro Edouard Philippe: la prima dell’era della riapertura. Se si dovesse indicare l’incedere del Primo Ministro con un tempo musicale, si sceglierebbe senza dubbio l’allegro ma non troppo. Philippe conferma la progressiva ripresa e la data dell’11 maggio come turning point; dà alcune anticipazioni ma sposta la presentazione di un piano organico alla fine del mese di aprile. Per l’essenziale ecco le novità: nulla sarà come prima; la protezione personale sarà resa obbligatoria nei luoghi pubblici; le scuole riapriranno a scaglioni tenendo conto delle diverse realtà geografiche; l’estate resta in forse e, comunque, non all’estero. Insomma: nessuna illusione di tornare a una vita normale in tempi brevi. Con una chiarezza fin qui mai utilizzata da un capo di governo, Philippe ha affermato che per il vaccino bisognerà attendere almeno fino alla metà del 2021.

Se il Presidente Macron aveva posto l’accento sulla condizione dei giovani, soprattutto quelli delle banlieu, e a questa realtà aveva connesso la riapertura in tempi rapidi delle scuole, negli ultimi giorni in Francia l’attenzione si è concentrata molto sulla condizione degli anziani, sia per gli effetti che il prolungato lockdown può avere sul loro stato psicologico sia per il timore che la riapertura possa portare nelle loro abitazioni il virus, utilizzando magari come “veicolo” un nipote asintomatico in libera uscita. Per questo si è stabilito che le famiglie potranno richiedere una visita gratuita per i loro anziani, in condizioni di sicurezza.

Fin qui le notizie dal fronte governativo. Espressa con più ordine e compostezza, insomma, la linea non sembra molto dissimile da quella che il governo italiano ha fatto intuire per il nostro Paese. Così come con più evidenza che in Italia si va enucleando una linea alternativa, che con un pò d’enfasi potrebbe definirsi di opposizione liberale. I suoi punti di forza sono quelli di una maggiore propensione alla riapertura nella prospettiva di una convivenza obbligatoria col virus; di un’attenzione più forte a che la fase emergenziale non stravolga le garanzie istituzionali e in particolare le garanzie della libertà personale; una politica estera apertamente anti-cinese. Questa opposizione trova espressioni intellettuali alte nelle analisi, ad esempio, di Nicolas Bavarez, editorialista di punta di Le Figaro, ma anche adesioni spontanee da corpi intermedi e categorie che partono dalla concreta realtà dei fatti, come nel caso del Collegio Culinario di Francia, preoccupato per la disattenzione fin qui mostrata alla sorte della ristorazione. Al momento, questa opposizione sembra in vantaggio: secondo i sondaggi più recenti, infatti, sono una maggioranza (54%) i francesi che ritengono non adeguata l’iniziativa del governo nel contrasto al nemico invisibile.

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