Home News All’Europa serve un patto sui flussi degli immigrati

Rupture

All’Europa serve un patto sui flussi degli immigrati

0
73

Punto primo: «l’Europa non possiede i mezzi per accogliere degnamente tutti coloro che vedono in essa una sorta di Eldorado». Punto secondo: «I flussi migratori devono imperativamente adattarsi alle capacità d’accoglienza dell’Europa, sul piano del mercato del lavoro, dell’impiego, dei servizi sanitari, scolastici e sociali». Questi sono i due pilastri attorno ai quali ruota il documento che il Ministro dell’Immigrazione, dell’Integrazione  e dell’Identità nazionale francese Brice Hortefeux ha presentato ai membri della commissione affari interni del Parlamento europeo. Ma quello anticipato è soprattutto un documento corposo sul quale la presidenza di turno francese dell’Unione, in carica dal primo luglio 2008, chiamerà tutti i Paesi membri a discutere nel tentativo di trovare modalità europee, quindi comuni, per affrontare il tema dell’immigrazione.

Innanzitutto alcuni dati presentati nello studio. Nel 2004 l’Unione europea ha assorbito 2,4 milioni di immigrati. La cifra, se rapportata alla popolazione comunitaria, costituisce un record a livello mondiale. Ad oggi però il numero di immigrati clandestini sul territorio dell’Ue raggiunge gli otto milioni. Di fronte a numeri di questo genere è chiaro come sia un’impresa quasi titanica affrontare l’emergenza a livello di singolo Stato nazionale.

Il «patto europeo» proposto prevede due modalità di intervento. La prima riguarda l’ambito della sicurezza, che si concretizza in uno sforzo comune per proteggere le frontiere dell’Unione e in una politica comune per assicurare il rimpatrio dei clandestini, in accordo con i Paesi d’origine. A tal proposito l’accento è posto sulla necessità che i singoli Stati membri non decidano regolarizzazioni di massa, come in passato è avvenuto in Italia e soprattutto in Spagna, sanatorie indiscriminate che finiscono inevitabilmente per far aumentare gli arrivi e amplificare lo stato di anarchia.

La seconda modalità di intervento è invece di matrice organizzativa ed è fondata sui concetti di «immigrazione scelta» e di «contratto di integrazione». Rispetto al primo concetto, più volte ribadito dal presidente Sarkozy e comunque principio cardine della legge sull’immigrazione francese del 20 novembre 2007, il passaggio fondamentale riguarda la raccolta di informazioni all’interno di ogni singolo Stato e il rapporto stretto con i Paesi di provenienza, così da garantire una corretta gestione dei flussi. Tra le proposte c’è anche quella della creazione di una «carta blu», corrispettivo della «carta verde» americana, per gli immigrati ad alta qualifica professionale che ad oggi, secondo alcune statistiche, scelgono in preferenza gli Stati Uniti, mentre all’Europa resta la massa imponente dei non-diplomati. Il «contratto di immigrazione» prevede, in questa sua prima formulazione, contributi europei per l’apprendimento della lingua del Paese di accoglienza e per corsi in grado di garantire all’immigrato la conoscenza dei valori e delle differenti identità nazionali.

Accanto alla parte relativa alla sicurezza e a quella organizzativa, il progetto si conclude poi con un’ambiziosa proposta di «politica d’asilo comunitaria». Il progetto, su questo punto, è ancora più complicato da realizzare visto che da qui al 2010 i 27 dovrebbero arrivare ad instaurare garanzie comuni in materia di diritto d’asilo e di status dei rifugiati. Non è da escludere che Parigi abbia inserito quest’ultima parte nel patto sull’immigrazione con un occhio benevolo rivolto ai Paesi e alle forze politiche europee solitamente più critici sui temi dell’immigrazione scelta e in generale sulle questioni di sicurezza.

Non a caso alle prime reazioni positive dei popolari europei si sono aggiunte quelle non pregiudizialmente ostili dei liberali (in particolare positiva è stata la prima reazione del liberale belga Gerard Déprez). La risposta dei socialisti è stata, come era da attendersi, critica, anche se nasconde un fondo di verità nelle sue conclusioni. Il vero punto, ha affermato la socialista francese Martine Roure (vice-presidente del Parlamento europeo) è che «i 27 rifiutano, in materia di immigrazione, di essere solidali gli uni con gli altri».

Su questo punto è difficile dare torto all’esponente del Pse. Il progetto francese, interessante e ricco di spunti di alto livello, si deve però scontrare con la sua intrinseca natura utopica. È davvero difficile pensare che un tema così ricco di specificità nazionali e spesso strumentalizzato da dinamiche di politica interna ad ogni Paese membro, possa trovare una sua soluzione, perlomeno in tempi brevi, a livello comunitario.

Il dato però da non trascurare è che ancora una volta è grazie alla Francia e al suo Presidente Sarkozy che l’Europa mostra vitalità. L’avvio del semestre francese di presidenza dell’Unione su questo come sui temi dell’Europa mediterranea e della politica di difesa comune dimostra proposte che fanno ben sperare. Da qui ad ottenere risultati concreti la strada è ancora lunga. Ma, come si dice, chi ben comincia…

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here