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Lo stato (critico) dell'Arte

Amaci non ha perso ancora occasione per bacchettare il ministro di turno

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Ripercorrendo un copione ormai classico, la presentazione della ottava giornata del contemporaneo organizzata da AMACI – Associazione dei musei d’arte contemporanea italiani – è stata l’occasione per l’ennesimo attrito con il ministro per i beni culturali di turno, accusato di parlare più con le banche che con gli operatori di settore in un’invettiva invero un po’ grillina da parte di Ludovico Pratesi. Lorenzo Ornaghi, infatti, sarebbe reo di aver partecipato alla presentazione dell’iniziativa “Invito a Palazzo” organizzata dall’ABI per mostrare al pubblico il patrimonio culturale conservato nelle più prestigiose filiali delle banche italiane e di non essersi presentato alla conferenza stampa di AMACI, delegando il Sottosegretario Roberto Cecchi – che comunque, a onor del vero, rappresenta pienamente il vertice politico del Ministero. Al ministro in “contumacia” è stato poi ricordato che da 169 giorni disattende una richiesta d’incontro da parte della Presidente di AMACI, Beatrice Merz, per delineare insieme una strategia per la cultura che però, alla luce di quanto illustrato in conferenza, si limita ad un peana sulla scarsità delle risorse disponibili.

Nel 2011, come ha illustrato Merz, sono stati 3 milioni i visitatori dei 27 musei del contemporaneo in Italia, mentre la Giornata registrò 240 mila presenza, il 21% in più rispetto alle 150 mila del 2010. Una crescita alla quale è corrisposta una drastica diminuzione delle risorse pubbliche, diminuite nell’ultimo quadriennio del 33% e scese nel 2011 a 37 milioni e 250 mila euro, e per contrappasso un aumento della quota di risorse proprie derivanti da biglietteria, entrate commerciali e sponsorship, che sempre l’anno scorso sono arrivate a quota 19,5 milioni di euro.

I dati macroeconomici della difficile congiuntura attuale non permettono però di prevedere una significativa inversione di tale tendenza. Il rapporto di Federculture è ancora più chiaro al riguardo: tra il 2008 e il 2011 se i contributi pubblici alla cultura son diminuiti del 40%, quelli privati sono scesi ancor di più, con un calo del 43%. La quota di autofinanziamento per le istituzioni culturali è passata dal 48 al 65 per cento, grazie soprattutto a aumenti nei biglietti, alla drastica revisione delle gratuità e degli accrediti, al maggiore sfruttamento degli spazi disponibili per scopi commerciali. Del resto se dopo cinque anni il PIL nazionale non è ancora ritornato ai livelli pre crisi, non recuperando la discesa abissale del -5,9% nel solo 2009, non ci si può attendere nulla di più.

Inevitabile quindi che una strategia per il settore culturale comporti anche delle scelte difficili quali concentrarsi sulle autentiche eccellenze, scelte che difficilmente possono essere condivise dagli operatori. AMACI, inoltre, si aspettava un maggiore coinvolgimento sulla individuazione del prossimo curatore del Padiglione Italia della Biennale di Venezia. Decisione sulla quale il Ministero, ripristinando una felice prassi abbandonata nel 2008, ha deciso di procedere attraverso una selezione tra sette candidature chiamate a presentare un progetto, tra i quali è stato scelto ieri in tarda serata Bartolomeo Pietromarchi. Molti dei concorrenti alla vigilia della decisione erano presenti in sala per la presentazione della Giornata del contemporaneo. Doppiamente comprensibile allora la prudenza del ministro Ornaghi nel non partecipare.

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