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Anche Bersani si schianta sul Pra

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Certo abbiamo corso un bel rischio. Ma adesso che è finita possiamo tirare un sospiro di sollievo. Un paio di mesi fa, chiacchierando con amici, forse complice un bicchiere di vino di troppo, ci eravamo lasciati sfuggire una promessa impegnativa, forse un po’ troppo impegnativa: ”Bersani propone di abolire il PRA (il Pubblico registro automobilistico). Vedrete che non ce la farà. Ne sono talmente sicuro, che se ci riuscisse sono pronto a dargli, almeno per una volta, il mio voto”.

Dal giorno successivo abbiamo iniziato a seguire con distacco l’esame parlamentare del d.d.l. c.d. ”liberalizzazioni” (inzeppato di finte liberalizzazioni e di vere statalizzazioni: si pensi fra l’altro alla modifica apportata dalla Camera che reintroduce il monopolio pubblico sulla gestione dell’acqua!). Ma al termine dell’esame in Commissione (luogo, come l’inferno, lastricato di buon intenzioni e popolato da diavoli e peccatori), conclusasi senza alcun intervento sul “criminoso” disegno di Bersani, abbiamo cominciato a preoccuparci: vuoi vedere che la situazione politica è talmente sfilacciata e decomposta che alla fine Bersani ci riesce ed abolisce il PRA? Vuoi vedere che ci tocca votare non dico per i DS, ma addirittura per il Partito Democratico?

Niente paura, l’Aula della Camera ci ha immediatamente tranquillizzato. Ci ha riportato sulla terra e ci ha restituito le nostre granitiche certezze. Nella giornata di oggi, la Camera ha infatti votato - all’unanimità - lo stralcio dell’articolo del d.d.l. Bersani che sopprimeva il P.R.A. In Italia possono cambiare governi e maggioranze, possono essere approvate riforme elettorali e costituzionali, può partire il federalismo ed al limite anche la devolution cara ad Umberto Bossi (anche se non abbiamo mai avuto ben chiaro in cosi si differenzi dal federalismo). Ma no! abolire il PRA proprio non si può.

Del resto sono oltre quaranta anni che periodicamente qualcuno ci pensa, timidamente ci prova, ma poi alla fine …. come diceva Totò … desiste. I primi tentativi si fanno risalire addirittura ad Oscar Luigi Scalfaro quando negli anni sessanta, oltre a sgridare al ristorante le signore troppo scollacciate, divenne Ministro dei Trasporti. Più di recente si ricorda il tentativo del “Modernizzatore Massimo”, Franco Bassanini, finito anch’esso nel nulla. Si narra che un timido pensiero l’abbia fatto anche Mario Baccini, ultimo Ministro della funzione pubblica del Governo Berlusconi.

Che la questione PRA sia diventata nel corso degli anni simbolo dell’impossibilità in Italia di una politica di riforme e di semplificazione burocratica, lo dimostra il fatto che il solito Pannella nel 1995 aveva addirittura promosso un referendum popolare per abolire il PRA. Pensate: ricorrere al popolo sovrano per eliminare un obsoleto adempimento amministrativo! Ma naturalmente, a disinnescare la mina ci ha pensato la Corte costituzionale che dichiarato inammissibile il referendum per eterogeneità della materia (!).

Eppure si tratta di un situazione di mala burocrazia talmente palmare ed evidente che rimane ancora misterioso come l’ACI sia riuscita a preservare la sua “gallina dalle uova d’oro”, contro tutte le ondate di riforme che si sono succedute in oltre quarant’anni di storia repubblicana.

Il PRA nasce nel ventennio come strumento di pubblicità legale della proprietà dei veicoli a motore. In quel periodo la funzione del registro è di natura essenzialmente civilistica. All’epoca gli autoveicoli sono assai costosi, il sistema bancario e finanziario ancora arcaico e spesso l’acquisto avviene a rate con iscrizione della relativa ipoteca. Come per gli immobili occorreva uno strumento che desse certezza legale alle vicende legate alla circolazione giuridica di tali beni.  Da allora molto tempo è passato, e oggi che si possano iscrivere ipoteche sulle autovetture acquistate a rate lo ricorda solo qualche anziano cultore della materia. Oggi, nella totalità degli acquisti rateali di macchine, altri sono gli strumenti a tutela del credito concesso da banche e società finanziarie. La stessa categoria giuridica del bene mobile registrato (derivante appunto dal sistema particolare di pubblicità legale) ha sempre meno giustificazione (è infatti del tutto sconosciuta in tutti i restanti paesi europei).

Ma il problema è ancora più complesso. A partire dagli anni sessanta si assiste al boom della motorizzazione di massa, e di fronte alle crescenti esigenze di conformità tecnica e di informazione sui veicoli circolanti, viene istituito  l’archivio nazionale degli autoveicoli presso le sedi provinciali della Motorizzazione civile. Si tratta di un sistema completo di pubblicità che contiene sia i dati sulle vicende proprietarie dei veicoli sia le notizie relative ai profili tecnici del mezzo (omologazione, specifiche tecniche, dati sulle emissioni inquinanti). L’Archivio nazionale dei veicoli non è solo un doppione del PRA (mancano unicamente i dati relativi alle iscrizioni ipotecarie, ormai del tutto scomparse). E’ un registro più completo, e più economico (l’iscrizione al PRA è carissima, va - a seconda della potenza fiscale del mezzo - dai 350 ad oltre 1000 euro). E fino a pochi anni fa vi erano anche abissali ritardi nelle iscrizioni al PRA (ritardi, almeno quelli superati, dopo l’informatizzazione completa del PRA realizzata in tutto fretta per arginare l’offensiva abolizionista).

Ma, nonostante tutto ciò, nulla. Non si riesce ad abolire il PRA. Contro questa ipotesi, che risponde se non altro al buon senso, vengono sollevate le più svariate obiezioni. La lotta alla mafia e alla criminalità che (non si comprende bene per quale motivo) verrebbe agevolata dalla sua abolizione. La tutela dei lavoratori, anche se in realtà tutto il personale (circa 6000 unità) manterrebbe il trattamento economico in godimento e verrebbe ricollocato in altre amministrazioni. La verità e che il PRA è diventato nel corso degli anni un formidabile grumo di potere e che la sua capacità di lobbing e inversamente proporzionale alla sua efficienza ed alla sua razionalità amministrativa.

In fondo ne eravamo sicuri alla fine avrebbe prevalso la conservazione burocratica. Se ne potrà riparlare solo quando anche nel nostro sistema politico – istituzionale la tutela del mercato e del consumatore sarà veramente (e non solo nella vana retorica dei volenterosi) una priorità della politica. Anzi, si può ben ritenere che, per sapere con certezza quando sarà finalmente completata la lenta e faticosa transizione dalla prima alla seconda repubblica, basterà farsi una domanda: il PRA è stato abolito o è ancora lì?

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6 COMMENTS

  1. Qui non si tratta di
    Qui non si tratta di accusare i dipendenti del PRA di non fare il proprio dovere, ma della inutilita’ del lavoro svolto, anche se eseguito con la massima efficienza.
    Il PRA e’ nato quasi un secolo fa per registrare le proprieta’ e le ipoteche delle auto, ora questa esigenza non c’e’ piu’, quindi sarebbe logico smettere di svolgere una funzione che non ha piu’ motivo di esistere, allo stesso modo in cui sono spariti i maniscalchi o gli antichi scriba.
    I dipendenti devono certamente veder tutelato il proprio posto di lavoro per il quale hanno vinto un concorso, ma possono essere adibiti ad altre mansioni, accorpati alla motorizzazione, ecc. ecc. ma in ogni caso in un paese normale un ufficio/ente deve servire ad adempiere a dei compiti funzionali al cittadino e in funzione di questo organizza i compiti dei lavoratori. Mantenere in vita il PRA per il solo fatto di dover garantire un lavoro ai propri dipendenti e’ un paradosso (con la stessa logica una volta ultimata una strada o una ferrovia bisognerebbe rifarla daccapo per non lasciare senza lavoro l’impresa)

  2. Luddismo burocratico
    Per la verità nel mio intervento non muovevo alcuna critica ai lavoratori del PRA in quanto tali. Sottolineavo unicamente l’assurda duplicazione amministrativa derivante dalla coesistenza di due strutture che svolgono funzioni in buona misura sovrapponibili. Anzi, due strutture burocratiche le attività di una delle quali (il PRA) sono ricomprese in quelle di un’altra (l’Archivio nazionale veicoli). Il lettore rivendica la specificità delle funzioni del Pubblico registro automobilistico, ma dimentica di fornirci un solo esempio concreto. L’unico aspetto che riusciamo ad immaginare è quello (citato nell’articolo) delle iscrizioni ipotecarie: ma si tratta di un profilo del tutto arcaico e che, comunque, potrebbe essere agevolmente demandato all’Archivio nazionale.
    Quanto al destino dei lavoratori del PRA non capisco il problema. Nessuno sarebbe stato licenziato, vi sarebbero solo stati dei processi di mobilità all’interno delle pubbliche amministrazioni con la garanzia assoluta del mantenimento dello stipendio in godimento. Ma probabilmente è questo uno dei problemi: il rifiuto ostinato e sistematico da parte del sindacato del pubblico impiego di ogni meccanismo di mobilità. Ma, osiamo domandarci, considerata l’impossibilità di licenziamenti (individuali e collettivi), se non si avvia una seria politica di mobilità nelle amministrazioni pubbliche quale è la strada per migliorare l’efficienza della P.A.?
    La posizione sindacale ricorda il movimento luddista sviluppatosi all’inizio del XIX secolo, quando per timore delle ricadute occupazionali dei processi di innovazione tecnologica, gruppi organizzati di lavoratori distruggevano i telai che stavano “pericolosamente” sostituendo il lavoro manuale dei tessitori. Vi è però una differenza di fondo: il luddismo ottocentesco, pur partendo da posizioni teoriche del tutto sbagliate, mirava a difendere masse di lavoratori diseredati privi di tutele. Il luddismo burocratico dei giorni nostri mira a tutelare una quota di lavoratori (i dipendenti pubblici) pagati e trattati meglio dei cugini lavoratori del settore privato (dove flessibilità, mobilità e retribuzione legata alla produttività sono pane quotidiano)
    Si tranquillizzi comunque il lettore lo stralcio (e quindi sostanzialmente il rinvio alle calende greche) della soppressione del PRA è stato votato dalla Camera all’UNANIMITA’. Ed è stupefacente come il nostro sistema politico, incapace di trovare intese e sviluppare un dialogo costruttivo su qualunque tema, si ritrovi compatto solo nella difesa del PRA.

  3. Totale disinformazione riguardo alla vicenda P.R.A.
    Per caso sono capita in questo Blog ( tramite il google alert) ma volontariamente rispondo all’articolo da lei inserito.

    Per prima cosa vorrei vedere voi giornalisti, voi tutti, scioperare per 7gg consecutivi.
    Vorrei vedere Voi tutti trovarvi di fronte ad un decreto concepito nella piena “ignoranza nazionale” e costruito sulle mensogne.

    Nel decreto si parla di risparmio per il contribuente:
    Non esiste nessun risparmio. Le cifre per l’iscrizione al PRA, sa quelle mensionate in una sua risposta, bene quelle sono STATALI e quindi non si toccano.
    Il PRA su 400 € prende 20,90€ il resto rientra nell’ipt, nel bollo e nelle tasse. E di ABOLIRE LE TASSE nel descreto 2272-BIS NON si è MAI parlato.
    Togliendo il PRA per il cittadino ci sarebbe stato un RINCARO dagli 80 ai 160€ rivolgendosi solo alle agenzie private e non un risparmio di 20.90€ che ammortizzato in 5 anni (cambio auto per un cittadino medio) equivale a poco più di 3€ ogni anno!

    Secondo punto:
    Lei dice- i dipendenti “saranno ricollocati in altre strutture o non perdono il posto di lavoro”-
    Anche qui, si sbaglia e di grosso-
    Nel decreto veniva specificato che dove era necessario sarebbe stata applicata la legge del 2003 art 33-34-34bis Esubero di personale e mobilità collettiva e che per i dipendenti delle Società collegate (3000 circa) NON VI ERA ALCUNA FORMA DI TUTELA; SE VOGLIAMO CHIAMARLA TUTELA, A NOI NON SPETTAVA NEANCHE LA MOBILITA’: tutti a casa disoccupati!

    Terzo punto:
    Il PRA non è un doppione:
    Il PRA è un archivio giuridico la MCTC NO-
    IL PRA SI AUTOFINANZIA E NON HA MAI AGGRAVATO SULLO STATO.
    LA MCTC E’ LO STATO.
    I POSTI LIBERI ALLA MCTC SONO 350-
    NOI IN TOTALE SIAMO 6.000!
    La sua macchina dopo l’abolizione del PRA avrebbe avuto lo stesso valore del suo cellulare!
    Non ci sarebbe stata più alcuna tutela giuridica per il cittadino!

    Ultimo punto:

    LO STRALCIO DEL DDL 2272-BIS SI E’ OTTENUTO GRAZIE A TUTTI I LAVORATORI/trici COINVOLTI E PRESENTI CON PRESIDIO FISSO (7gg)DAVANTI A MONTECITORIO FACENDO SENTIRE LA LORO VOCE E GRAZIE A QUEI PARTITI CHE DOPO AVER ASCOLTATO LE NOSTRE RAGIONI, HANNO CAPITO E CI HANNO SOSTENUTO VOTANDO LO STRALCIO.
    NON CI SONO LOBBY, NON CI SONO FAVORITISMI.
    VOI TUTTI GIORNALISTI AVETE OMESSO IL DIFFONDERSI DELLA VERA STORIA E DELLA REALTA’ CHE HA TOCCATO TUTTI NOI DIPENDENTI DI ACI INFORMATICA, ACI E PRA.
    E vi permettete di parlare di lobby..
    Davvero assurdo!

  4. la scomparsa dei fatti…..
    “C’è chi nasconde i fatti perchè non li conosce, è ignorante, impreparato, sciatto e non ha voglia di studiare, di informarsi, di aggiornarsi.
    C’è che nasconde i fatti perchè trovare le notizie costa fatica e si rischia persino di sudare.
    ….
    C’è chi nasconde i fatti perchè altrimenti poi la gente capisce tutto.
    C’è chi nasconde i fatti perchè è nato servo e come diceva Victor Hugo, – c’è gente che pagherebbe per vendersi-.%22
    Questo è l’incipit del libro “La scomparsa dei fatti” di un giornalista dal nome Marco Travaglio. Di questo non condivido tutte le opinioni: ma almeno le sue vengono, per così dire, “dopo” i fatti, che conosce evidentemente molto bene.
    Mi dispiace doverLe dire invece che le sue opinioni sono scadenti perchè suffragate da una assenza totale dei fatti. sarebbe il caso che si informasse prima di emettere sentenze e valutazioni errate. Sono a sua disposizione.

    Adriano Musto
    C/O Ufficio Provinciale ACI di Pesaro
    via s. Francesco d’Assisi, 44
    tel. diretto 0721688915

  5. Pra
    La gran parte dei commenti arrivati è molto dura, ma non riesco a trovare un solo vero concreto argomento a confutazione di quanto sostenuto nell’articolo. Mi consolo notando che tutte le critiche provengono da lettori dipendenti dell’ACI, comprensibilmente, preoccupati del proprio futuro. Rimango in fiduciosa attesa che folle di automobilisti esprimano la propria felicità per l’affossamento del criminoso disegno di Bersani di uccidere il buon vecchio PRA, beniamino di ogni serio amante delle quattroruote. Su coraggio non siate timidi! Al massimo potremmo – parafrasando il mitico Verdone- porre la fatidica domanda: sei socio ACI?

    Mambrino

  6. Abolizione PRA:
    Mi è piaciuto molto l’articolo, ma anch’io lo ripeto da anni che è un ente innutile, ma nessuno riesce ad eliminarlo,(non trovassero la scusa dei posti di lavoro tanto si sa che verrebbero messi in altri Uffici), ma giustamente li dovrebbero lavorare. Basterebbe far funzionare bene la Motorizzazione, che a dir poco sono di una lentezza unica. A questo punto perchè non privatizzarla, sarebbe l’unico ente che deve funzionare a meraviglia.

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