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Anche i sindacati devono fare i conti con la sconfitta elettorale

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All’indomani della schiacciante sconfitta elettorale del centro-sinistra, la battuta d’arresto del sindacalismo italiano è palese.

Già prima delle elezioni, peraltro, il clima lasciava presagire un fortissimo disamoramento delle basi dai vertici delle organizzazioni.

Emblematico, sotto questo punto di vista, è il caso di Alitalia.

Durante le ultime settimane, i sindacati si sono infatti visti dapprima sbattere la porta in faccia dai negoziatori Air France, poco propensi ad assecondare i nyet a oltranza dei nostri sindacalisti, viziati da decenni di colpevole accondiscendenza italiana. Salvo poi venire aspramente criticati dagli stessi dipendenti Alitalia, che hanno organizzato manifestazioni di protesta a favore del negoziato con Air France, rigettando di fatto il comportamento dei sindacati.

E che dire dell’aumento in busta paga di 30 euro introdotta unilateralmente, cioé senza previa concertazione con i sindacati, da mamma FIAT? L’idea del “socialdemocratico DOC” Sergio Marchionne ha sortito un duplice risultato: il primo è stato quello di gratificare gli operai.

Il secondo, per il sommo orrore della triplice sindacale, quello di scavalcare senza troppi complimenti la componente sindacale meno – per nulla - aperta al dialogo.

Le parole di Marchionne al riguardo sono state chiarissime: “Abbiamo voluto dare un segnale di attenzione, andando incontro almeno parzialmente alle attese di miglioramento economico e cercando di ridurre i disagi di un eventuale protrarsi delle trattative”.

E i sindacati, in tutto ciò, come si comportano? Accusano il colpo, spiazzati diffondendo una nota congiunta in cui esprimono il loro disappunto sull’iniziativa del gruppo di Torino.

Sempre Sergio Marchionne, queste ore, sta combattendo la sua personale crociata contro lo sciopero sindacale allo stabilimento di Pomigliano, paralizzato dall’ennesimo sciopero.

Questa volta la dirigenza, che aveva cominciato a “paracadutare” con elicotteri i pezzi per superare il cordone che bloccava le cancellate, ha mobilitato le forze dell’ordine. Le quali non hanno potuto fare altro che caricare per due volte in tenuta antisommossa i protestanti e rompere così l’assedio allo stabilimento.

Il tutto accade nel momento in cui escono dal Parlamento italiano le forze oltranziste e maggiormente legate tramite “cinghia di trasmissione” ai sindacati.

Soprattutto, qui il dato interessante, questo avviene con i sindacati sconfitti nei propri feudi: le fabbriche. Perché un dato chiarissimo fin dai primi spogli è questo: i lavoratori dipendenti – gli operai – hanno massicciamente votato la Lega, facendo di Umberto Bossi (e non di Guglielmo Epifani) il vero leader degli operai. La sconfitta è anzitutto simbolica, e proprio per questo è micidiale.

Non sarà – la domanda ovviamente è retorica - che i sindacati hanno compiuto una metamorfosi troppo drastica? Una mutazione che li ha cioè portati a essere un mastodontico centro d’interesse politico ed economico  del tutto assorbito dal rito dell’autoperpetuazione.

Una mutazione che, al tempo stesso, li ha progressivamente allontanati dalla base lavorante (se oltre metà dei loro iscritti è fatta da pensionati qualche ragione ci sarà) per tuffarli nel business.

Il business è quello lucroso dei CAF e della consulenza di ogni genere, delle gestioni immobiliari, ecc.., ma del business i sindacati non hanno mai accettato la trasparenza. Chi ha mai visto uno straccio di bilancio CGIL?

Per i sindacati è ora di ripensare i propri schemi.

Non farlo sarebbe anzitutto un male per il Paese, che non può permettersi il muro contro muro. E, a ruota, per il Governo, che non può permettersi un interlocutore sordo: in scenari estremi, l’idea lanciata dal Prof. Unnia su Libero Mercato di mercoledì (“Trattiamo solo con UGL e CISL”) non appare per nulla fantascientifica.

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2 COMMENTS

  1. Gli altri provano già a
    Gli altri provano già a vendere Bossi come operaista. In realtà Bossi non si è mosso di una virgola dalle posizioni passate della Lega: non capirlo equivale a considerare la terra al centro dell’universo creato. A essersi allontanati dagli operai, infatti, sono i sindacati..

  2. Il muro contro muro
    Questo genere di articoli focalizza bene le ragioni ma si ritrae sempre sulla logica conseguenza. Tutti si concludono auspicando che il comparto piu retrivo, statalista, conservatore della società cambi come per incanto. Giustamente si augurano che non ci sia un muro contro muro,ma dimenticano che dovunque ci sia stato un cambiamento il muro contro muro c’è sempre stato (vedi le Unions in Inghilterra con la Tatcher).
    Io non auspico un bel niente, ma correttezza vorrebbe che mi si indichi per quale ragione, differente da un confronto durissimo, i Sindacati dismetterebbero, o almeno ridurrebbero, il ruolo politico improprio e la montagna di privilegi e potere che detengono. Sennò meglio tacere, che si fa miglior figura.

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