Anche la Francia ha il suo “Family Day”

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Anche la Francia ha il suo “Family Day”

20 Novembre 2012

“Matrimonio e adozione per tutti” è il nome dato al progetto di legge di Hollande sui matrimoni gay. Come se sposarsi e assumersi la responsabilità di crescere un bambino fosse paragonabile a una distribuzione di brioche stile Maria Antonietta, un privilegio per pochi a cui finalmente una massa di persone escluse può accedere.

Invece di matrimoni ce ne sono in tutta Europa sempre meno, e sempre meno sono i figli; per non parlare delle adozioni, paurosamente in calo. Il matrimonio, screditato da quella che Cristopher Lasch ha definito la cultura dell’antifamiglia, non è un oggetto di desiderio, e se le associazioni gay lo chiedono con tanta forza è per svuotarlo definitivamente di senso e di impegno, come ha giustamente sostenuto Giuliano Ferrara. 

Il percorso che parte dalle unioni civili per arrivare al matrimonio gay e all’adozione è considerato ormai un obiettivo identitario dalla sinistra. Così Hollande ha rotto gli indugi, e ne ha fatto una bandiera del nuovo corso, più ancora dei temi sociali ed economici. Ma nelle piazze francesi è successo qualcosa di nuovo.

Ci si aspettava la solita opposizione della destra cattolica, e c’è stata: una manifestazione che è stata facilmente liquidata come omofoba e impresentabile, e in cui le militanti di Femen hanno gettato lo scompiglio irrompendo a seno nudo. Non ci si aspettava invece che una signora fantasiosa e un po’ stramba (nome d’arte Frigide Barjot) riuscisse a mettere insieme cattolici, laici, protestanti, musulmani, sindaci, personalità di destra e di sinistra, e anche omosessuali, in quella che ha chiamato la “manif pour tous”, la manifestazione per tutti, a favore del “mariage républicain”. Tra slogan insoliti, come “più gay senza matrimonio” o collaudati, come “siamo tutti figli di un uomo e di una donna”, i cortei, che si sono svolti in varie città francesi, hanno avuto un successo inaspettato. 

L’Italia ha avuto cinque anni fa il family day; la Francia ci prova oggi, scoprendo che esiste una questione antropologica, e che non si tratta più dei “soliti” cattolici che difendono la vita, perché in gioco c’è ormai qualcos’altro, la condizione umana.