Home News Anche per la Chiesa nella riunificazione dell’Europa non tutto è compiuto

Vent'anni dopo il Muro

Anche per la Chiesa nella riunificazione dell’Europa non tutto è compiuto

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Lo disse forte e chiaro nel 1989 Giovanni Paolo II: “L’Europa deve respirare con due polmoni”. Un'affermazione che segna tutta l'importanza del ruolo che la Chiesa, e in particolare il Papa, nello scacchiere della diplomazia internazionale. Quel 1989, Giovanni Paolo II ebbe un compito cruciale. A vent’anni di distanza, lo conferma Lech Walesa, fondatore del sindacato polacco Solidarnosc. “Il 50% del successo simboleggiato dalla caduta del muro di Berlino – ha detto proprio ieri durante i festeggiamenti dell’anniversario del crollo – è dovuto al Papa Giovanni Paolo II”.

Anche il suo successore, Benedetto XVI, ha parlato in più occasioni della portata storica di un evento come quello della caduta del Muro. “So che si trattava di una causa giusta – aveva detto Ratzinger in un messaggio del 2005 indirizzato all’arcivescovo di Cracovia, cardinale Stanislaw Dziwisz, per il 25esimo anniversario di Solidarnosc - e la caduta del Muro di Berlino e l’introduzione nell’Unione Europea dei Paesi che erano rimasti dietro ad essa dopo la Seconda Guerra Mondiale, ne è la migliore prova”.

La caduta del Muro di Berlino ha rappresentato uno “spartiacque nella storia mondiale”, ha affermato il Papa tedesco il 26 settembre durante il suo viaggio nella Repubblica Ceca. Un mese fa, l’8 ottobre, Joseph Ratzinger è tornato di nuovo sull’argomento, sottolineando come “la caduta del muro, come il crollo di pericolosi simulacri e di una ideologia oppressiva, hanno dimostrato che le libertà fondamentali, che danno significato alla vita umana, non possono essere represse e soffocate a lungo. L’Europa, il mondo intero hanno sete di libertà e di pace!”.

E anche la chiesa italiana non può che ricordare con soddisfazione quel ‘lontano’ 1989. Ieri, il cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, ha sottolineato - rievocando dopo 20 anni le parole di Papa Woytila - che “l’Europa ha ripreso a respirare con entrambi i suoi polmoni” e “ a percorrere con nuova parresia tutte le strade dell’Europa ormai libera. Cambiamenti vorticosi si sono succeduti, e difficoltà inedite sono affiorate ad Ovest come ad Est, dove l’elemento della secolarizzazione ha finito con l’imporsi quale denominatore comune più rapidamente di quanto si sia radicato il costume democratico”.

Nel giorno del ventesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino, simbolo della cortina di ferro e della contrapposizione tra Est e Ovest, parla il cardinale Georg Maximilian Sterzinsky, classe 1936, originario di Warlack, Polonia. Primo arcivescovo della Berlino riunificata, il porporato ricorda con emozione quei momenti. Il 9 novembre 1989 ce l’ha ancora impresso nella mente, e nel cuore.

Quegli attimi in cui il Muro veniva piano piano sgretolato dai colpi dei tedeschi, li ha attesi con speranza e preghiera. La chiesa sentiva fortemente le conseguenze della Guerra Fredda; il ‘regime’ opprimeva anche la libertà religiosa. Il crollo ha restituito il sapore di quella libertà messa all’angolo per tanti anni, dalla Seconda Guerra Mondiale. “In questo momento di cambiamenti profondi, mi unisco con la preghiera alla speranza di tutti i tedeschi e di tutti gli uomini nella giustizia, nella libertà, nella fraternità”, disse Giovanni Paolo II, il Papa venuto dall’Est, all’indomani della caduta del Muro.

Tuttavia, a 20 anni dalla riunificazione, per il primo vescovo di Berlino permangono “differenze fondamentali” tra Est e Ovest. Come ha detto anche il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, la riunificazione non può dirsi completata.

Eminenza, che ricordi ha di quel 9 novembre 1989?

Quando è caduto il Muro, il 9 novembre, ero in viaggio per la mia visita di presentazione al Santo Padre. Alcune settimane prima, il 9 settembre, ero stato consacrato vescovo. Guardando la televisione italiana vidi i cittadini della Berlino Est mentre varcavano i confini. Non riuscivo a crederci. Il giorno dopo venni a conoscenza di quanto era accaduto grazie alla conferenza stampa indetta dall'allora portavoce del Politburo, Günther Schabowski.

Cosa prova nel ricordare quei momenti?

Gratitudine, soprattutto gratitudine. Dopo quanto era avvenuto in Piazza Tienanmen, a Pechino, anche noi della DDR temevamo seriamente che si potesse giungere a degli scontri violenti.

A vent'anni dalla caduta del Muro, come si vive oggi nel Paese? E qual è la situazione della Chiesa?

L’euforia per la caduta del Muro è svanita. Non mi sono mai aspettato che le chiese si riempissero, anche se questo è ciò che si sono sempre immaginati i miei confratelli dei vecchi Länder. Io ho sempre obiettato che anche nelle loro diocesi le messe non sono poi così affollate. Nella Germania dell'Est siamo sempre vissuti nella diaspora e non credo che la gente ai tempi della DDR non si sia fatta battezzare per paura di essere perseguitata.

La riunificazione ha portato le conseguenze sperate?

Sicuramente molti hanno riposto nella Germania nuovamente unita delle aspettative che non si sono realizzate. E chi pensa ora che nella DDR si possa tuttavia vivere molto bene, conserva un ricordo adulterato delle cose. Sebbene l'Est e l'Ovest nel frattempo si siano sviluppati insieme in molti ambiti, a mio avviso ci sono ancora delle differenze fondamentali. Coloro che sono cresciuti nei vecchi Länder, sono molto più individualisti nel modo di pensare e di presentarsi. Le persone che provengono dalla Germania dell'Est hanno invece un modo di sentire e di pensare più collettivo, così come avveniva prima. Si tratta di un altro gusto per la vita.

 

 

 

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