Angela Merkel presenta il conto: la Germania prima nell’area UE

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Angela Merkel presenta il conto: la Germania prima nell’area UE

Angela Merkel presenta il conto: la Germania prima nell’area UE

27 Settembre 2010

Machtwort. È ciò che un intero paese chiedeva da mesi ad Angela Merkel. Una parola d’ordine, decisiva, un’idea-forza, una guida sicura ed autorevole. Ma per mesi la Cancelliera ha tentennato, costretta sulla difensiva da una coalizione di governo litigiosa e confusionaria e da una crisi economica che ha stravolto il piano di riduzione delle tasse e l’intero programma di governo. Ora, dopo la pausa estiva, con la ripresa dell’attività parlamentare, Angela Merkel è tornata prepotentemente, e da protagonista, sulla scena politica.

L’occasione le è stata offerta dal dibattito sulla finanziaria iniziato la scorsa settimana. Nel Bundestag, il parlamento tedesco, con un discorso da vera e propria leader, Angela Merkel ha potuto orgogliosamente rivendicare il successo della propria iniziativa politica, grazie ai confortanti dati sulla crescita economica che indicano la Germania come il paese trainante dell’intera economia europea. La Merkel ha voluto prendersi i meriti per come la Germania ha superato la crisi economica, ricordando che appena due anni fa falliva la Banca americana Lehman Brothers e che in quei giorni aveva promesso che la Germania sarebbe uscita dalla crisi più forte di come ci era entrata.

Sembrava essere una perversa sintesi di utopia, propaganda ed incoscienza, ma i dati delle ultime settimane le danno ragione. La Germania, oggi, come ha ricordato il Presidente della Banca Centrale Europea Jean-Claude Trichet (ma anche, in Italia, il Governatore Mario Draghi) è unanimemente riconosciuta come il modello che tutti gli altri stati europei devono seguire: politica della stabilità, più fondi alla ricerca scientifica ed alla scuola, sostegno alle famiglie, più investimenti e circa un milione di disoccupati in meno rispetto a due anni fa. Inoltre, la Merkel ha ricordato, ancora, che nel 2005, dopo sette anni di governo di socialdemocratici e verdi, nel momento in cui iniziava la sua avventura alla guida della Germania, i disoccupati erano ben cinque milioni, oggi sono due milioni in meno.

La Cancelliera ha, così, potuto polemizzare con la SPD (Partito Socialdemocratico Tedesco) e con i Verdi, non solo per i loro fallimenti del passato, ma anche per la poca collaborazione dimostrata e per le critiche alla politica anti-crisi del Governo durante i mesi più difficili della crisi economica. Non è stato, tuttavia, un discorso populista e di propaganda. La Merkel ha, però, voluto mettere in chiaro che nonostante le contraddizioni ed i contrasti interni alla maggioranza, nonostante la sconfitta alle ultime elezioni regionali, nonostante i sondaggi per il governo e per la maggioranza siano tutt’altro che confortanti, la Germania vive un periodo di crescita economica mai avuto dall’unificazione ad oggi.

Considerato anche che governa il paese, anche se con coalizioni differenti, da ormai cinque anni, la Cancelliera ha voluto prendersi i meriti di questi risultati. Ma non è finita qui. Angela Merkel si è voluta anche presentare come la leader di una coalizione cristiano-liberale che ha davanti a sé ancora oltre due terzi della legislatura ed un programma politico-economico da realizzare. In questo senso ha anche voluto richiamare all’unità ed alla responsabilità l’intera coalizione. È come se la Merkel avesse anche risposto, indirettamente, alle polemiche di questi giorni sulla eventualità, necessità o opportunità di un nuovo partito conservatore a destra dell’Unione (CDU e CSU). Del resto i più critici all’interno dell’Unione hanno spesso rimproverato alla Merkel di aver tradito il tradizionale spirito conservatore.

Qui sarebbe necessaria una lunga riflessione, ma ci limitiano a riprendere un articolo di Katharina Schuler di quest’estate sulla Zeit, nel quale si ricorda come già dai tempi di Helmut Kohl l’Unione ha smarrito la sua dimensione conservatrice. La Merkel, da parte sua, ha comunque sempre affermato che l’Unione deve allargare il proprio elettorato e deve proporsi come un partito moderno, aperto ed internazionale. Non è tra l’altro un caso che, coerentemente a questa linea politica, l’attuale Presidente della Repubblica Christian Wulff, l’inverno scorso, quando era ancora Ministro-Presidente della Bassa Sassonia, avesse nominato, tra i suoi ministri, una turca-tedesca di religione musulmana. Si è trattato del primo caso nella storia della Germania.

Ma la Merkel, come accennavamo prima, ha voluto lasciar perdere tutte le attuali polemiche e beghe politiche e così, elogiando l’Euro e l’importanza della moneta unica, è andata direttamente alla sostanza dei risultati economici: oltre il tre per cento di crescita economica (la migliore in Europa, compresa la Gran Bretagna), meno disoccupati, meno precari ed il più basso debito statale. Angela Merkel ed il suo governo sembrano, dunque, aver messo da parte tutte le incertezze, incomprensioni e debolezze politiche dei mesi scorsi ed ora, la coalizione nero-gialla (come viene definita in Germania) tra cristiano-democratici e liberali pare aver finalmente trovato quella guida sicura a lungo cercata.