Assad continua a sfidare la rivolta: “Il complotto ci rende più forti”
20 Giugno 2011
“Il complotto ci rende più forti”. Il proclama trionfante giunge dal presidente siriano Bashar al-Assad in apertura del suo discorso televisivo alla nazione, il terzo da quando il 18 marzo ebbero inizio le rivolte in Siria. “Saluto i militari che hanno perso la vita e le famiglie dei martiri e i martiri che hanno versato il loro sangue per opporsi alla fitna (la sedizione confessionale NdR)”, ha dichiarato Assad, per poi affermare: “I nostri problemi li risolveremo da soli. Stiamo cercando 64mila persone”, riferendosi ai ribelli ricercati dal governo siriano, in quella che definisce “una cospirazione progettata all’estero e perpetrata nel nostro Paese”. Per una parte di essi e per le persone già arrestate potrebbe essere prevista un’amnistia generale, distinguendo però “tra le legittime richieste della piazza e i sabotatori”.
“Puniremo chi ha provocato spargimenti di sangue – ha annunciato con toni duri il presidente siriano −. Questo è un dovere per tutti noi. Non permetteremo che ci sia alcun tipo di vendetta, ma applicheremo la legge. Diciamo no all’odio e alla vendetta e rafforzeremo i rapporti tra lo Stato e il suo popolo. Applicare la legge – ha proseguito Assad − non vuol dire vendicarsi contro chi l’ha violata. Lo Stato è come un padre e una madre che devono alternare decisione e tolleranza». Quindi ecco l’annuncio che ci si attendeva: “Abbiamo previsto una riforma alla Costituzione”, alla cui base “sarà necessario il dialogo nazionale”. “Sono convinto che la nuova legge sulle amministrazioni locali risolverà molti problemi – ha proseguito il numero uno di Damasco, che ha rilevato come la cosa più importante ora è “il ripristino della legalità nel Paese”. A tal proposito ha annunciato che è pronta “una commissione per la legge contro la corruzione”, così come “una riforma della legge elettorale e dei partiti”, che causerebbe però “il rinvio delle prossime consultazioni parlamentari”. Secondo il presidente siriano, sembra non esserci “una sola persona che si sia opposta alla riforma. Quello che noi stiamo facendo ora è di plasmare il futuro. Avrà conseguenze per le generazioni future per decenni”.
“Chi c’è dietro il complotto?”, si è chiesto Assad, che ha affermato che dietro le rivolte in Siria ci sarebbe la regia di “intellettuali radicali e blasfemi che stanno scatenando il caos in nome della libertà”. Tra questi, alcuni “sono pagati per filmare le manifestazioni” e per fare da tramite con i mezzi di comunicazione, mentre altri parteciperebbero direttamente alle rivolte di piazza. Essi, secondo il presidente siriano, “hanno imbrattato l’immagine del Paese all’estero e hanno chiesto l’intervento internazionale”, ma in ogni caso “rappresentano una fetta molto piccola del popolo siriano”.
Bashar al-Assad ha sottolineato come non sia “la prima volta che la Siria è oggetto di un complotto”, riferendosi al periodo precedente all’indipendenza del Paese del 1946. Secondo il presidente siriano, la Siria è stata colpita “per la sua politica regionale”. Assad si è poi soffermato nella condanna di quelli che lui definisce “sabotatori”, ponendo particolare rilievo sul loro equipaggiamento di “armi ultramoderne e di strumentazioni sofisticate”, trovate dai soldati dell’esercito siriano a Jisr ash Shunghur, teatro nei giorni scorsi di una dura operazione delle forze di sicurezza siriane in seguito all’annuncio di una pesante repressione delle manifestazioni da parte delle autorità di Damasco e alla denuncia di un ‘massacro’ di forze di sicurezza con fino a 120 militari uccisi da non meglio identificate bande armate. Le armi dei ribelli sarebbero state rinvenute anche a Maarrat an Numan, “dove” − ha dichiarato Assad − “i sabotatori volevano condurre un massacro contro gli agenti”. Il presidente siriano ha rivolto quindi un invito ai profughi siriani, fuggiti proprio da Jisr ash Shunghur per rifugiarsi in Turchia”, esortandoli a “tornare alle loro case e non temere alcuna rappresaglia da parte dell’esercito”.
