Assediato in canonica con Giuliano Ferrara e Andrea Marcenaro

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Assediato in canonica con Giuliano Ferrara e Andrea Marcenaro

30 Marzo 2008

Sabato mattina, si parte per Livorno. Da alcuni giorni la discussione
interna, tra i miei collaboratori, è su una opzione politica
fondamentale: in macchina o in treno? Io sono per la macchina e,
ovviamente, si parte in treno.

Così ha voluto l’ingegner Gianni Clemente, per i fatti elettorali il
padrone dell’agenda. Ha avuto ragione lui, come quasi sempre.
L’intercity diretto a Livorno era quasi vuoto, e quando con Gianni e
Claudia nel vagone ristorante abbiamo trovato il tempo e il modo per
una riunione sulla campagna elettorale delle prossime settimane,
l’impressione era quella di stare in uno di quei treni in cui i capi di
Stato firmano i trattati di pace o svolgono summit dai quali dipende il
destino del mondo.

La prima tappa a Livorno è alla libreria di Guido Guastalla.
L’appuntamento ha anche un significato scaramantico, perché si ripete
ad ogni campagna elettorale. E’ quasi un’oasi: pubblico scelto,
discussione, pacata, c’è persino il tempo di fare qualche compera.
Ieri, per quel che mi riguarda, nello zainetto sono entrate tre piccoli
Sellerio: di Fusco, Soldati e Dumas. Si discuteva di ’68 con Roberto
Pertici, che ha curato una bellissima antologia degli scritti di Nicola
Matteucci.

Il rischio in queste occasioni è quello di farsi prendere
dall’atmosfera e di cadere con tutti i panni nello snobismo liberale.
Ma a Livorno questo rischio non lo si può correre: mentre infatti si
discuteva di ’68, a pochi metri dalla libreria c’era chi al ’68 dava
corpo e voce. E’ successo che, su invito di una locale parrocchia, la
sera avrei dovuto discutere dei programmi elettorali con gli esponenti
degli altri partiti, ma la presenza tra questi di Giuliano Ferrara è
stata causa di contestazioni e defezioni.

Le prime andavano in scena nella piazza antistante la canonica, e ci
giungeva voce della mobilitazione delle squadre antisommossa. Le
seconde, più significative, riguardavano la Sinistra Arcobaleno e il
sindaco dei Ds Alessandro Cosimi, il Peppone locale, che aveva
insistito per essere presente al dibattito in rappresentanza del Pd, ma
al “niet” dei compagni ha subito ubbidito, con un comunicato
francamente penoso e indegno di un rappresentante delle istituzioni.

Dopo una breve sosta nella bellissima casa livornese di Guastalla
(finalmente, dopo due giorni, si mangia sul serio!) ci si mette
l’elmetto e si va. Accanto alla Chiesa i contestatori sono più rumorosi
che numerosi. Guido mi chiede se vogliamo passare dal retro. Gli dico
di no, e non per temerarietà né per eroismo. Più semplicemente ritengo
che con tanti di quei giovani un giorno si potrà parlare, e che essi
abbiano bisogno di sapere che c’è chi passa tranquillamente attraverso
la loro contestazione, considerandola per quello che è.

Non mi sbaglio. Vengo riconosciuto e ricevo anche qualche mazzo di
prezzemolo, ma niente di più. Giuliano, intanto, è giunto per altro
percorso. Ci ritroviamo nella sacrestia della Chiesa, ospiti di un
parroco che non ha certo la stazza fisica di don Camillo, ma la
bonarietà e la fermezza morale sì. Reo di aver organizzato un libero
dibattito, è quello che prende di tutti noi la maggior dose di insulti,
ma nei suoi occhi non c’è per questo traccia di malanimo.

Mi astraggo per un attimo e penso: assediato da manifestanti pro-aborto
in una canonica assieme a Giuliano Ferrara e Andrea Marcenaro che lo
accompagna. Dieci anni fa, se me lo avessero detto, avrei pensato che
la sorpresa della vita non potesse arrivare a tanto. E invece mi sembra
di essere in un film. Ci sono tutti gli ingredienti: il parroco che non
indietreggia di fronte all’impegno pubblico, don Camillo; il sindaco
rosso più furbo che intelligente, Peppone; e i giovani d’oggi.

Qualche anno fa si sarebbe scommesso che, alla fine della storia, fra
qualche tempo, avrebbero vinto i giovani d’oggi. Invece qualcosa è
cambiato. Vuoi vedere che va a finire che a vincere è don Camillo?

Diario di un
candidato