L'analisi

Attenzione! Pericolo di patrimoniali improprie

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Sono giorni di grande stress per le istituzioni parlamentari alle prese con una situazione emergenziale sanitaria da pandemia che si abbatte come un maglio sul funzionamento dell’economia: e con una “governamentalità” interpretata dal Premier Conte che tende a marginalizzare il ruolo del Parlamento in favore di provvedimenti amministrativi dell’esecutivo annunciati sui social direttamente alla popolazione.

Il sogno della democrazia diretta non parlamentare del defunto Casaleggio.

Vi è gerarchia, naturalmente, nel dolore con primazia dell’emergenza sanitaria: ma la ragione deve comunque saper anche vincere la logica del dolore in vista degli altri beni costituzionalmente garantiti del lavoro, dell’economia, delle libertà individuali e del funzionamento delle istituzioni parlamentari.

E la crisi economica (intesa l’economia nel senso più esteso del costituzionale concetto di lavoro) richiede pari attenzione per non aggiungere al dramma sanitario il dramma economico. La chiusura di molte attività commerciali comporta l’inevitabile conseguenza dei mancati introiti e quindi per i conduttori la difficoltà nel pagamento del canone locatizio.

Sul punto la politica dovrà porre particolare attenzione agli emanandi provvedimenti. Non ci sono sul punto ricette salvifiche (magari ce ne fossero) e questo è un dato di fatto: ma vi possono essere percorsi, più che improbabili, errati.

Una cosa però si può chiedere alla politica. Di avere un atteggiamento nei confronti della proprietà immobiliare commerciale non di prevenzione ideologica. In queste ore, visti anche alcuni contenuti, si ha come l’impressione di un approccio ideologico quasi da contrapposizione di una proprietà immobiliare commerciale (i ricchi) a fronte dei conduttori locatori (i poveri).

Non è così. L’attività di investimento in immobili commerciali è altamente specializzata e strutturata anche attraverso i fondi pensione, i fondi di investimento e relative SGR nonché i gruppi di investimento internazionale.

Tale specializzazione è fondata, naturalmente con una struttura finanziaria che vede nelle Banche l’attore principale di finanziamento dell’acquisto del cespite commerciale e nel canone l’elemento di garanzia degli obblighi restitutori scaturenti dal finanziamento medesimo.

Difendere l’esigibilità del canone non significa affatto difendere la “rendita improduttiva” secondo la logica marxista – leninista ma una parte strutturale dell’economia nazionale dell’investimento immobiliare che vede coinvolte imprese, banche e affittuari.

Un mondo complesso che in questo momento sta soffrendo nella sua globalità. Certo è più, come dire, appariscente la condizione del conduttore se come archetipo di quest’ultimo si assume il modesto conduttore del piccolo negozio di vicinato nella periferia urbana.

Ma il mondo degli immobili commerciali è fatto di supermercati, bar, ristoranti (anche dai conti straordinari), alberghi, strutture industriali e di logistica , segmenti di un terziario avanzato strutturalmente connesso ed interconnesso. Occorre equità ed un approccio non ideologico nei confronti del canone di locazione che assume nell’odierna finanza immobiliare duplice significato:

1 – di elemento fondante il valore complessivo del cespite: dato il canone il valore risulta da una proporzione matematica della tecnica finanziaria sul ritorno dell’investimento;

2 – di elemento di garanzia nei confronti delle istituzioni bancarie che hanno finanziato l’acquisto attraverso la sua canalizzazione per l’adempimento degli obblighi restitutori.

Deprimere ideologicamente il canone con provvedimenti, nella fattualità non operativi, significa quindi deprimere il valore di interi asset immobiliari e quindi impoverimento dell’intero PIL nazionale.

Trovare un equilibrio non è facile. Ma nemmeno si può gravare la proprietà immobiliare commerciale di patrimoniali improprie i cui effetti negativi ce li porteremo dietro per decenni. Basti ricordare i provvedimenti del Governo Monti sulla nautica nel 2011: comparto che fino a quel momento macinava numeri e fatturati impressionanti.

Con i provvedimenti di quel Governo ad oggi della nautica italiana è rimasto il solo deserto (ma Croazia, Grecia e Corsica sul punto ancora ci ringraziano: la settimana dopo i provvedimenti del Governo Monti sui moli della Corsica – tutti – vi era lo striscione beffardo con scritto “merci Monsieur Monti”).

Parafrasando Monsieur De Tayllerand: sarebbe più che un crimine (economico) un errore.

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