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Il piano di rinascita del centrodestra

Berlusconi ha deciso la sua nuova sfida: la riforma fiscale

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Quella appena cominciata è l’ennesima settimana campale per Berlusconi, per la sua coalizione, per il Governo. E forse per l’Italia intera che, a questo punto, non può proprio permettersi nuove elezioni nel momento in cui della crisi si vede la coda e all’orizzonte qualche dato della produzione industriale fa intravedere i primi barlumi di sereno.

La settimana si è aperta con il confronto tra Berlusconi e il leader della Lega, Umberto Bossi, e si chiuderà lunedì prossimo con i risultati del referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento. Intanto, il primo esame Berlusconi l’ha passato a pieni voti. L’incontro con Bossi non solo ha rinsaldato l’alleanza delle principali forze politiche di centrodestra, ma ha anche prodotto un piano di rinascita della coalizione.

Al primo posto dell’agenda condivisa dai due leader c’è, come concordato, l’economia. Berlusconi lo diceva da tempo e ora ha addirittura ricevuto l’avvallo del compagno di lotta: ciò che ha fatto perdere consensi al centrodestra non è tanto la stantia figura politica del Cavaliere quanto piuttosto la grave crisi che ha investito il Paese. Accertato questo, le contromisure da prendere richiedono urgenza, freddezza e coerenza. Il piano è deciso e sembra debba vedere la propria realizzazione in tempi brevissimi – si parla della preparazione di un disegno di legge delega che potrebbe essere presentato già a fine giugno. Oggetto del contendere è l’abbattimento della pressione fiscale sui cittadini, con un’attenzione particolare ai lavoratori dipendenti, almeno in una fase iniziale.

È senza dubbio un tema molto spinoso ma il tempo per discutere ed elucubrare all’infinito è scaduto e – complice la recente sconfitta alle elezioni amministrative – il senso di urgenza è oramai percepito dalla gran parte degli esponenti del Pdl. In questo momento storico, una riforma fiscale per l’Italia, in una congiuntura economica particolarmente sfavorevole e con una delle carte più difficili da giocare, non è certo un’impresa facile da compiersi.

Innanzitutto perché l’Italia ha una struttura dei costi decisamente elevata – la qual cosa richiederebbe un deciso taglio della spesa pubblica prima di imbarcarsi nell’avventura di una riforma fiscale che richiederebbe spazi di manovra abbastanza ampi –; secondariamente, anche qualora dovessimo riuscire a ridurre la spesa pubblica, deve necessariamente essere preso in considerazione il particolare momento che l’economia mondiale sta attraversando; come terzo aspetto – altrettanto importante – c’è da pensare all’enorme debito pubblico che pesa come un fardello su qualunque decisione di politica economica si voglia intraprendere.

Detto ciò, pare che il piano di massima sia già stato preso. Bisogna solo decidere quale strada percorrere. Premesso che ogni via che si addentra nelle tasche degli italiani è comunque foriera di dolori per qualcuno, la task force del Ministero delle Finanze deve decidere quale sia la meno dannosa – valutazione che non può non considerare le inevitabili ripercussioni politiche che questa avrebbe. Le alternative per trovare le risorse, mediante le quali finanziare una riforma fiscale, sono al momento tre: l’innalzamento dell’IVA di un punto percentuale – dall’attuale 20% al 21% –, l’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie, uniformandola ai parametri europei – come chiede da tempo l’Ue – e portandola al 20% e la lotta all’evasione fiscale. Inutile dire che sono tutti temi delicatissimi.

Nel caso dell’aumento dell’IVA – imposta che colpisce i consumi e l’andamento degli affari nazionali e internazionali – la possibilità che ci sia una reazione negativa da parte dell’economia degli scambi commerciali e una ripercussione sui consumi dei cittadini è molto elevata. Per non parlare del rischio di inflazione a questi connesso.

Almeno apparentemente più percorribile sembra la soluzione legata alla tassazione delle rendite finanziarie. Anche questa tuttavia è un’operazione decisamente rischiosa dal momento che si sarebbe ad un passo dalla sempre deprecata e deprecabile tassa patrimoniale di bertinottiana memoria. Strada ancora più delicata – da un punto di vista meramente politico - sembra essere quella del proseguimento della lotta all’evasione fiscale, che comporterebbe tra l’altro sforzi enormi in termini di risorse e investimenti in ricerche e risultati non del tutto prevedibili.

È quindi chiaro che la situazione non è particolarmente agevole per Berlusconi, che si vede costretto ad optare per una delle salite più dure per un politico. È senza dubbio una sfida. E lui, lo sappiamo, le sfide le lancia per poterle vincere.

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2 COMMENTS

  1. Di sicuro il coraggio a chi
    Di sicuro il coraggio a chi ha scritto questo articolo non manca. Siamo all’ennesima svolta , all’ennesimo annuncio di prossime epocali riforme. Un vertice che unanimemente è stato giudicato foriero di risultati assai modesti, spacciato addirittura per “piano di rinascita della coalizione”. Cito il Tremonti che si opponeva a Prodi: “Per le riforme importanti di cui ha bisogno il paese servono numeri importanti e non maggioranze raccogliticce ed improvvisate”; bene! Io direi che oggi siamo punto e a capo. Se questo fosse un paese normale con un sistema istituzionale funzionante in maniera appena decente questo governo sarebbe già caduto da un pezzo avendo come unico reale sostegno il terrore che attanaglia uno sparuto manipolo di parlamentari di quarta fascia che temono di dover abbandonare poltrone e prebende. Comunque tranquilli! C’è il nuovo piano: Aumento del’’iva, aumento della tassazione sulle rendite finanziarie, lotta all’evasione fiscale!!!!!! Aridatece Prodi e Visco per favore, almeno con loro la spesa pubblica non è cresciuta!

  2. tasse sulle rendite finanziarie = suicidio politico del PdL
    Dico solo che se il centro destra farà una cosa talmente stupida e contradditoria come alzare la tassazione sulle rendite finanziarie, allora il mio voto se lo scorda definitivamente.
    Alzare le tasse sul risparmio degli italiani per finanziare un taglio delle tasse a quelle imprese di confindustria occupate soltanto a fare attività di lobby e ad accapararsi sussidi?
    Pazzesco e ridicolo. Faccio presento poi che le imprese italiane sulle loro attività finanziarie non pagano quasi nulla con il regime PEX. Oltre a questo possono ricorrere a holding in Lussemburgo o in altri paradisi fiscali.
    Quando la Marcegaglia e Bersani chiedono più tasse sull’iva e sul risparmio degli italiani per finanziare tagli di tasse al sistema industriale, non fa altro che chiedere più tasse sulle persone fisiche residenti in Italia per gonfiare le tasche dello svizzero De Benedetti e soci.
    Tutto ciò è al limite della decenza.
    Passi un rialzo dell’iva accompagnato da tagli ai sussidi a fondo perduto verso le aziende per finanziare tagli di tasse pià alle persone che alle imprese.
    Ma aumentare le tasse sul risparmio della gente è una cosa che fa schifo ed è tipica della sinistra. Il PdL eviti di suicidarsi.

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