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Il voto in Senato

Bonafede doveva dimettersi per tutto fuorché per Di Matteo

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Discorso del senatore Gaetano Quagliariello in Senato sulla mozione di sfiducia al Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

Signor Presidente, signor Ministro, signor Presidente del Consiglio,

non credo personalmente di aver bisogno di lasciare agli atti di quest’Aula la distanza siderale che dal punto di vista culturale e politico mi separa da lei, Ministro del processo “senza fine” e delsospetto come anticamera della decrescita infelice.

Però, signor Ministro, c’è un però. La mozione di sfiducia che ha innescato questo dibattito prende spunto dalle dichiarazioni di un pm, che ha avanzato a mezzo TV ipotesi e ricostruzioni volte a opinare la scelta di affidare a persona diversa da lui la guida del DAP. La mozione sembra avallare il sindacato di un rappresentante di un altro potere circa l’esercizio delle prerogative di Governo.

Anche sul dottor Di Matteo, come su di lei, Ministro, ho un giudizio molto chiaro e non lo cambio, ma non è questo il punto.

La questione è che la sola idea che il potere giudiziario possa sindacare le scelte dell’Esecutivo inficia secoli di civiltà edificata da Montesquieu in poi sul principio di separazione. Sicché, signor Ministro, se a lei si può contestare qualcosa in questo frangente, è di aver balbettato con imbarazzo di fronte a quelle accuse improprie che invece avrebbe dovuto rispedire al mittente invocando l’intervento del CSM, come giustamente ha fatto il Presidente del Senato.

La mozione di sfiducia, dunque, non ci ha visto d’accordo e l’intenzione era di non votarla.Con una sola forte remora, perché in politica qualsiasi scelta è empirica e approssimativa. Si sceglie approssimativamente l’appartenenza a un Gruppo; figuriamoci il voto a una mozione. La remora era sottrarre il nostro voto a un’iniziativa che avrebbe potuto mettere in crisi un Governo che, a nostro parere, sta facendo il male dell’Italia in un momento molto difficile.

La mozione presentata dalla senatrice Bonino ci ha tolto da questo imbarazzo. Contro il ministro Bonafede abbiamo oggi una mozione non garantista e una mozione garantista. E, oltre al dato di principio, per la ferrea logica dei numeri dobbiamo anche rilevare che semmai lei, Ministro, dovesse cadere- è ovviamente un’ipotesi del terzo tipo -, sarebbe più facile che ciò avvenisse per la seconda che non per la prima mozione.

È un bene che sia così, per evitare che se ci sarà un Governo diverso da questo, come noi auspichiamo, il pubblico ministero di turno possa avanzare pretese circa le prerogative di altri poteri e citare a suo sostegno un precedente molto imbarazzante.

Per queste ragioni, più ancora che un dissenso, esprimo una dichiarazione di voto anche a nome dei colleghi Massimo Berutti e Paolo Romani, annunziando la non partecipazione al voto delle componenti IDeA e Cambiamo! del Gruppo Forza Italia sulla mozione non garantista e un convinto voto favorevole sulla mozione garantista.

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