Home News Bondi si è dimesso per colpa di registi sconosciuti e attricette di serie B

Mulini a vento

Bondi si è dimesso per colpa di registi sconosciuti e attricette di serie B

10
4

Due giorni fa, nel disinteresse generale, si è consumato un fatto che, dal nostro punto di vista, assume un valore altamente simbolico dello stato di degrado della nostra lotta politica: le dimissioni da ministro di Sandro Bondi. Bondi si è dimesso per fatti che non possono in alcun modo essere ricondotte alla sua responsabilità: certamente non il crollo della Domus Aureliana di Pompei, ma nemmeno il taglio dei fondi a disposizione del Ministero della Cultura. Bondi in realtà ha pagato soprattutto per il proprio carattere mite e signorile, il quale, facilmente scambiato per debolezza, attira la violenza e l’aggressività di avversari mediocri a corto di argomenti politici ma famelici e desiderosi di azzannare una preda, qualunque preda, pur di dimostrare al mondo la propria forza.

Eppure la classe con cui Bondi, dopo aver respinto il violento assalto tentato dalle falangi dell’opposizione, ha spontaneamente deciso di lasciare l’incarico ministeriale costituisce la migliore risposta alla volgarità ed alla pochezza che oggi troppo spesso caratterizza la politica.

Ma, oltre agli applausi ad un uomo politico che ha mostrato un non comune senso della dignità personale e del rispetto del valore sacro delle istituzioni, c’è un altro tema che merita di essere approfondito: il tema dei tagli alla cultura (che poi è stata la vera pietra dello scandalo nell’intera vicenda). Sul punto, in giro c’è molta retorica e molta falsa coscienza. Intendiamoci, è chiaro a tutti (anche a noi che pure non siamo culturalmente molto attrezzati) che la cultura (in tutte le sue sfaccettature) rappresenta un asset per l’Italia, Paese che vanta un patrimonio artistico e culturale unico al mondo, che rappresenta non solo un insostituibile elemento della nostra identità nazionale ma anche un fattore importantissimo di sviluppo economico.

Qualcuno però dovrebbe avere il coraggio di dire che il taglio del mitico FUS (il Fondo unico per lo spettacolo) con quel patrimonio ha ben poco a che vedere. Il taglio del FUS riguarda essenzialmente settori che non mobilitano le coscienze degli italiani né attirano frotte di turisti stranieri. Pensiamo, ad esempio, a quel ceto, sostanzialmente parassitario di attorucoli ed attricette, o di sedicenti registi, con tutto il codazzo di operatori, fotografi tecnici e quant’altro che danno vita al cosiddetto “Cinema italiano” (il cui emblema è Citto Maselli un grandissimo regista del quale però non si ricorda un solo film!). Ebbene occorre riconoscere il Grande Cinema Italiano è orami da molti anni solo un ricordo. E non certo per colpa di Sandro Bondi.

Sono oramai decenni che in Italia non viene prodotto un capolavoro, che non emerge una scuola di registi in grado di imporsi a livello internazionale. La nostra identità nazionale, che si era risvegliata negli anni del dopoguerra e della ricostruzione, annaspa e ciò è immediatamente riscontrabile frequentando le sale cinematografiche. Negli ultimi decenni, ad esempio, ci siamo sorbiti decine di film di “grande valore artistico” che si limitavano a rappresentare i tormenti di un quarantenne in crisi che, mollata moglie e figli, si invaghisce di una ragazza di vent’anni con tutti i possibili sviluppi del caso. E molti di questi film avranno sicuramente beneficiato dei contributi dello Stato in quanto film di grande valore artistico. E un discorso analogo andrebbe fatto per gli enti lirici, carrozzoni lautamente sovvenzionati dallo Stato, che vendono sottocosto ad un pubblico benestante un prodotto in parte finanziato con le tasse pagate da lavoratori che semmai trovano del tutto indigesta la musica di Verdi, Puccini & co.

Se vogliamo fare un ragionamento serio sul nostro patrimonio culturale, il punto di partenza del discorso dovrebbe essere riconoscere che la fruizione di prodotti culturali “ordinari” e di massa (cinema, musica, teatro) dovrebbe essere completamente rimessa al libero mercato, rimuovendo semmai gli ostacoli alla concorrenza. Ad esempio, mi sono sempre chiesto per quale motivo il costo del biglietto del cinema sia sempre uguale indipendentemente dal film che voglio vedere. Personalmente, ad esempio, per vedere un film di Wim Wenders sarei disposto a pagare anche 20 euro, per un film di Muccino anche 2 euro mi sembran troppi.

Ben altro discorso è quello degli interventi a tutela del nostro patrimonio artistico e culturale per la parte che non può essere semplicemente affidata ai meccanismi di mercato. Penso, ad esempio, alla tutela del patrimonio archeologico, alla valorizzazione del patrimonio architettonico, al recupero dei centri storici e dei borghi antichi, alla conservazione del patrimonio bibliotecario e archivistico. Se la recente canea sui tagli alla cultura avesse riguardato queste voci, ci saremmo schierati in prima linea. Ma purtroppo l’impressione è che si tratti più modestamente di una banale rivendicazione corporativa e lobbistica, per quanto ben vestita con auliche argomentazione sul futuro culturale del Paese.

Un’ultima notazione. Francamente ci ha lasciato molto perplessi l’annuncio da parte del Governo di un prossimo intervento di reintegro di oltre 200 milioni di euro in favore del Ministero dei beni culturali, la gran parte dei quali destinati proprio al FUS. Intervento finanziato con un aumento delle tasse sulla benzina. Ora a noi pare un assurdo il fatto che per la sopravvivenza di un ceto di sedicenti artisti e che per il godimento di un ceto benestante di melomani o cinefili si debbano tassare i lavoratori pendolari (per di più in un periodo di picco del prezzo del petrolio). Un assurdo contro il quale ci saremmo aspettati di vedere schierata la cultura progressista e di sinistra in servizio permanente effettivo. Ma oltre che assurda la scelta del Governo è anche assai poco gentile proprio nei confronti dell’unico (ex) ministro che si è comportato (anche verso il Governo) con grande gentilezza e signorilità.

 

 

  •  
  •  

10 COMMENTS

  1. Più chiaro di così!
    Condivido in pieno quanto scritto in articolo, specie lo scontento per la illiberale scelta di tassare tutti pro saltinbanchi: pane e circo. Saluti.

  2. A Bondi va riconosciuta una
    A Bondi va riconosciuta una grande dignità, per il modo con cui toglie il “disturbo”, ed una certa sfortuna, dato che alcune congiunture non hanno certo contribuito a migliorarne la posizione (vedi Pompei). Resta il dubbio forte sul fatto che personaggi tanto dignitosi quanto inefficaci (anche solo nel render noti i propri meriti) abbiano diritto ad un ministero che dovrebbe esser diretto da “Calibri” di ben altro spessore, carisma, capacità decisionale ecc…
    A Bondi rimprovero un eccesso di accondiscendenza verso i soprusi a cui la cultura è stata sottoposta negli ultimi due anni…ma forse è chiaro, è stato messo lì apposta…

  3. Cambio di mansioni
    Il profilo di Bondi descritto dall’autore è ineccepibile: mite, gentile e signorile.
    Berlusconi gli avrà detto: “Lascia stare il Ministero, Sandro, che ce l’ho io il posto adatto a te!” e intanto pensava: “Come maggiordomo a Villa San Martino farà un figurone!”

  4. Bondi
    Onore delle armi al ministro Bondi, vittima di una campagna denigratoria ingiusta e con la quale un uomo perbene non può convivere a lungo. Inoltre, è vero che la maggior parte dei questuanti sono immeritevoli dei soldi che pretendono con tanta arroganza. Tuttavia, l’idea (brunettiana) che ha informato la recente attività del ministero non sta in piedi: l’idea, grosso modo, è che l’arte e la cultura debbano finanziarsi da sole con i proventi di concerti, mostre e festival. Sappiamo tutti che non basta, e in più una cultura autofinanziata tende a produrre solo ciò che piace al pubblico. Prima di vedere i Negramaro alla Scala, pensiamoci su.

  5. Cultura, chiasso, finanziamenti al petrolio?
    Troppe parole meschinelle rivolte a Bondi, talvolta proprio il calcio dell’asino. Mi associo: per me questo provvedimento è un autogol del governo. Non mi piace finanziare ricchi satirici girotondeschi salottieri autoreferenti che intendono sfruttare le mammelle dello Stato e forniscono ogni pretesto per il fastidio del comune lavoratore verso il privilegio vero o presunto. In particolare quando si tratta di spettacolo (e pare che sia di questo che si parla fra strepiti e vesti stracciate, non – che so – della Biblioteca Nazionale e dell’Accademia della Crusca) ci si aspetterebbe da questo mondo – sia di cultura sia di evasione, cinepanettoni e film di Maselli inclusi – che contribuisse piuttosto a sostenere la cultura economicamente debole. Altro che FUS degli automobilisti e cianciare della cultura quale risorsa dell’Italia, anzi, suo petrolio. Sarebbe bello essere edotti dive vanno a finire questi soldini, per filo e per segno.

  6. Centro-Destra menefreghista ed assente
    L’atteggiamento della Sinistra in ambito culturale si caratterizza per una palese ed odiosa arroganza. Questo è evidentissimo. E la cosa triste è che quello che loro propongono è spesso pseudo-cultura o peggio (non voglio essere osceno). Bisogna ammettere, tuttavia, che al Centro-Destra di cultura, sapere e ricerca non importi poi molto, ma non perché ha tagliato finanziamenti ai carrozzoni pubblici (scuola, univesità, enti, etc), ma perché non ha previsto forme di incentivi a chi investe e/o avvia imprese in settori culturali e di ricerca. In sostanza: il centro-Destra non ha progetti culturali ed industriali di svluppo per l’Italia. Per la serie: con la cultura non si mangia… (ricordate l’infelice frase del panino e di Leopardi)? Però abbiamo un Presidente del Consiglio che sgancia 7.000 euro a serata a soubrettes-veline. NO comment… Bondi ha pagato personalmente per colpa di un atteggiamento assente e menefreghista del Centro-Destra, al quale in tutta evidenza non gliene frega un fico secco di istruzione, cultura, sapere, ricerca. Per cortesia, un’esame di coscienza. Io personalmente opero e mi muovo in ambito culturale ed è mia intenzione andarmene da questo insulso Paese. E voi non avrete mai più il mio voto, né il voto di tutti quelli che operano in ambito culturale. Un partito politico senza il sostegno ed il supporto morale-culturale di persone che operano nella scuola, nell’università, nella ricerca e si occupano di cultura e sapere, non ha speranza e futuro. Un partito così non è nulla. E’ solo veline-soubrettes e bellocci-scemozzi. Fine.

  7. Inadatto alla politica
    L’ex Ministro Sandro Bondi è inadatto alla politica.
    In un parlamento di corruttori, mafiosi, tangentisti, avvocati falliti affamati di potere, un galantuomo come lui è completamente fuori posto.
    Un’altra occasione persa per il nostro Paese.

  8. Chi fa cultura avvelena
    Chi fa cultura avvelena anche te, digli di smettere

    Come pianificare oggi la completa scomparsa della cultura nella società di domani.

    Non capisco perché tanta indignazione, tanto clamore. I pesanti tagli al fondo unico dello spettacolo e alle risorse per la scuola erano del tutto prevedibili, sono i due lati della stessa medaglia, parte cioè di un modello preciso di sviluppo che prevede la sistematica emarginazione della cultura dalla collettività. Credo che sia sotto l’occhio di tutti come il degrado dei valori e della valenza culturale sia stata caratteristica distintiva della nostra società negli ultimi decenni. Un degrado che coinvolge l’intera sfera sociale, dei media, e personale. Ma ciò che maggiormente preoccupa sono i meccanismi del sistema, dalle strutture di governo ai terminali periferici, che, di degrado prosperano, se ne nutrono, alimentando una macchia nera di “non cultura” che si espande velocemente, lievita. La cultura è inutile, inquina, “non si mette nel panino” è la propaganda dei virili leaders in canottiera o delle prorompenti signorine dai tacchi a spillo e seni di plastica. Del resto in nessun paese al mondo esiste una contrapposizione così ampia fra cultura e ricchezza mentre, per contro, esiste una strettissima correlazione fra furbizia e ricchezza. Forse anche per questo sono in calo le iscrizioni all’università in un paese, il nostro, dove la quantità di laureati è drammaticamente bassa rispetto al resto dell’Europa, ma anche dove i giovani laureati sono drammaticamente i più disoccupati d’Europa. Siamo assaliti da cinepanettoni di ogni genere, da roboanti poliziotti obesi di violenza gratuita ma, il vero problema, è la televisione. Lo strumento più potente per capillarità, popolarità, un potenziale enorme che, invece di essere veicolo di cultura, conoscenza, confronto, è di fatto un concentrato di qualunquismo, di stupidità, la fabbrica della volgarità più becera. Siamo stati assoggettati alla liberalizzazione selvaggia che pone l’interesse privato come priorità dell’agire, amplificato, in Italia, da una pericolosissima commistione politica. Si fruisce nel nostro paese di una cultura “colluttorio”, che ingeriamo, sporadicamente, in qualche raro evento dai contenuti “veri”, ne assaporiamo il gusto che si esaurisce, però, in breve lasciandoci alla mediocrità o peggio alla bassezza del quotidiano. E pensare che “la bellezza, lo stile, la cultura, sono il petrolio dell’Italia, la nostra più grande ricchezza, oltre che l’inimitabile identità” dice il regista Paolo Virzì. Ci sono, è vero, problemi di bilancio, di debito pubblico, bisogna stringere i cordoni della borsa e forse, a dire il vero, di sprechi nel settore ce ne sono tanti. Che ci piaccia o no bisogna entrare in quella logica che contraddistingue, da sempre, le attività vincenti in tutti i paesi del mondo. Il concetto cioè che bisogna fare sempre meglio, dare migliori prodotti o servizi ad un costo minore, ogni anno, tagliano gli sprechi e, tale costo, deve essere allineato alla migliore concorrenza. Questo è il solo principio che, al di la di ogni vuota filosofia, garantisce la sopravvivenza. Il fine non giustifica i mezzi e, benchè la cultura sia un investimento, si devono comunque trovare idee migliori per raggiungere l’obiettivo, così come personalmente sono costretto a fare, da anni, nell’industria. Ciò che invece mi rattrista sono le scelte, le priorità e l’assenza sconcertante di proposte alternative. E pensare che di idee, anche a costo zero, ce ne sarebbero molte. Perché, ad esempio, non regolamentare diversamente la televisione, sia pubblica che privata, esigendo contenuti più “decenti”? Questo servizio è già oggi ampiamente pagato dai cittadini con il canone e la pubblicità sul costo dei prodotti. Perché accettare quindi servizi così sfacciatamente scadenti, anzi, nocivi? Perché, ad esempio, si preferisce non accorpare le elezioni ed i prossimi referendum gettando al vento molte più risorse di quelle che basterebbero per il fondo dello spettacolo? Perché si sceglie di cementificare lo stretto di Messina anziché finanziare la ricerca nelle università? La risposta è in una precisa volontà politica che considera la cultura tossica per il sistema, rende consapevoli i cittadini di come la “piovra mediatica” li sottomette agli imbonitori, rendendoli strumenti del business e non il fine di una vera società aperta. Per questo mi sento di suggerire uno slogan per le prossime assemblee degli attivissimi circoli liberali. “Chi fa cultura avvelena anche te, digli di smettere”. La mail è pronta, che faccio, invio?

    CD per alfadixit.com

    Alfadixit.com è anche una pagina di facebook

    Articolo pubblicato anche da Agoravox Italia

  9. Mi sento di fare un grande
    Mi sento di fare un grande complimenti all’ex Ministro Bondi definendolo mediocre …
    Ricordo che ha passato i primi mesi del 2011
    non andando quasi mai a lavorare (per sua stessa ammissione) e questo da un po’ l’idea del suo
    “Rispetto per le Istituzioni” e in generale della sua
    “Gestione dell’Assett Culturale Italiano”

    Naturalmente i tagli non sono un’idea sua
    ma di Tremonti, come nel caso dell’Università,
    ritengo cmq che il ruolo di un Ministro della Cultura sia quello di contrattare, mediare al fine
    di ridurre al minimo l’entità dei sopra citati,
    in nome dell’importanza,
    sia in termini assoluti e avulsi da ogni relazione economica,
    sia in termini strategici,
    che la Cultura assume

    Ma questo va ben oltre le capacità di un Ministro come Sandro Bondi, la cui massima espressione
    sono i suoi incommentabili componimenti poetici
    e la servilità ossequiosa con la quale serve
    Silvio Berlusconi

    Poi che il Cinema Italiano abbia raggiunto un livello che sta tra il ridicolo e il vergognoso,
    sono assolutamente daccordo, ma non è tagliando
    a questo i finanziamenti che il problema si risolverà, semmai sarà facendo l’opposto, ovvero investendo su di esso cominciando ad utilizzare criteri realmente meritocratici

    Ma come si può parlare di Meritocrazia nella Cultura se questo Ministero viene utilizzato come Moneta di Scambio per saldare i conti
    del calciomercato Politico ?

  10. poveri ministri….
    bisogna avere ungrande coraggio a fare ministro il povero bondi ….. a parte ilfatto che mi sembra si sia arrangiato anche uno comelui

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here