Boschi da maestrina a bidella?

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Boschi da maestrina a bidella?

10 Maggio 2017

Da maestrina a bidella? “Oggi ammette di avere incontrato Ghizzoni, ma nega di avere avanzato una richiesta su Etruria”, così su Huffington Post Italia Alessandro De Angelis riporta le posizioni di Maria Elena Boschi sui contatti imprudenti dell’ex ministra ( o “ministro”, a seconda del grado della tua sensibilità genderistica) con i vertici di Unicredit denunciati dal libro di Ferruccio de Bortoli “Poteri forti (o quasi)”. Dopo le ambiziose circolari sui ministri che le dovevano mandare i testi dei loro provvedimenti da rivedere, la Boschi cerca di minimizzare il suo ruolo nel presente (avrebbe invitato i ministri solo “a rispettare le leggi” dice al Corriere della Sera dell’8 maggio) e sminuisce l’importanza dei suoi incontri con l’allora amministratore delegato della grande banca milanese citata. Da maestrina a bidella?

E’ la postpolitica, bellezza! “’This movement is still there. If we can’t deliver it will come back to bite us’”, Arthur Breesley sul Financial Times del 10 maggio riferisce le parole di un alto funzionario di Bruxells che si lamenta che se l’Unione europea non deciderà alla svelta, movimenti come quello lepenista li “morderanno ai calcagni”. Due considerazioni: innanzi tutto il funzionario brussellese dimostra un sano realismo sul futuro. In seconda battuta va osservato come, al di là del pur encomiabile realismo, si manifesti in tutta la sua portata un disprezzo per quei movimenti che si permettono di “mordere i calcagni” della burocrazia dell’Unione. E’ la post politica, bellezza! Nessuno dovrebbe importunare le tecnocrazie En Marche!

Valls/Cuperlo, e i destini paralleli. “La procedura è la stessa, ex primi ministri compresi”, così il Corriere della Sera riporta le reazioni di Benjamin Griveaux, portavoce del movimento macronista, sulla richiesta di Manuel Valls di candidarsi con En Marche! In poche parole al povero ex premier socialista francese viene riservato un trattamento alla Gianni Cuperlo.

Populismi e UnterNationen. “Come mai il declino di movimenti populisti e nazionalisti europei (Austria, Olanda e Francia) sembra risparmiare l’Italia?”, così si chiede Stefano Folli sulla Repubblica del 10 maggio. Austria e Olanda sono parte di quell’area di influenza tedesca nell’Unione che Berlino cerca di preservare a tutti i costi, mentre Parigi è il socio strategico indispensabile, subalterno ma indispensabile, per tenere in piedi la cosiddetta Unione. Per quel che riguarda le UnterNationen (quelli che – come elegantemente ha osservato il “socialista” olandese Jeroen Dijsselbloem – spendono tutto in “alcol e donne” cioè dai greci ai polacchi, dagli ungheresi agli italiani), certi trattamenti possono apparire meno gradevoli, da qui, probabilmente, le controreazioni che Folli lamenta.