Braccio di ferro (in guanto di velluto) tra spie inglesi e israeliane

LOCCIDENTALE_800x1600
LOCCIDENTALE_800x1600
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Braccio di ferro (in guanto di velluto) tra spie inglesi e israeliane

30 Dicembre 2010

E’ l’ultimo caso di "diplomazia dell’Intelligence" del 2010 e, allo stesso tempo, è il primo dell’anno che sta per incominciare. Parliamo del regalo di Natale che il Daily Telegraph, probabilmente  ben imbeccato dal governo britannico, ha pensato bene di recapitare al nuovo capo del Mossad Tamir Pardo.

Sabato 25 dicembre il quotidiano del Regno Unito ha infatti pubblicato un articolo che sta facendo rumore, tanto negli uffici segreti, e non solo, di Londra che, soprattutto, dentro quelli d’Israele. La prestigiosa testata sostiene che la prima missione del numero uno dell’agenzia più temuta al mondo sia nientemeno che quella di scusarsi, nel corso dell’imminente visita in terra d’Albione, per l’annosa vicenda dell’utilizzo di falsi passaporti nell’operazione che ha portato all’assassinio dell’operativo di Hamas Mahmoud al- Mabhouh a Dubai. Pardo, stando alla versione del Telegraph, che sostiene di aver ricevuto notizie di prima mano da Gerusalemme,  sarebbe arrivato anche a promettere ai pari grado che servono la Regina Elisabetta II di non far utilizzare mai in futuro le incriminate modalità operative dai suoi uomini.

Il giorno di Santo Stefano il DEBKAfile (sito Internet legato alle forze di sicurezza dello Stato ebraico) ha replicato all’annuncio inglese con righe documentate e piccate, in cui si afferma che dai dintorni di Downing Street e Vauxhall Bridge (la sede dell’ MI6) proseguono i tentativi di "mettere il cappello" sulla politica dell’entrante leadership del Mossad, che neppure sogna di farsi condizionare dai colleghi.

Il giornale on line nota pure che Pardo non fu minimamente coinvolto nell’Affaire Dubai e non avrebbe la minima intenzione di recapitare scuse per una vicenda in cui Israele ha sempre negato ufficialmente ogni responsabilità.

Se prendiamo per buona questa precisazione, sembra quindi che i ministri Hague e May non debbano attendersi gli auspicati mea culpa da parte di un militare abbastanza scafato da evitare preventive trappole mediatiche che rischierebbero seriamente di minare i primi passi da vertice massimo del Mossad, ottenendo in cambio un apparente piatto di lenticchie.

Sapremo presto chi prevarrà nel battibecco per interposta persona tra gli esecutivi di Gran Bretagna ed Israele. La possibilità che, nonostante tutto, il clima rigido di Londra possa favorire una condivisa fumata di calumet non è da escludere. A patto che qualcuno si rassegni a non rappresentarsi sulla stampa come vincitore della partita ancora prima di sedersi al tavolo. "La prepotenza è sempre nemica della buona diplomazia", ci confida un personaggio che conosce da decenni tattiche e strategie dei due Paesi.