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Bruni-Sarkò, scandalo sotto il sole d’Egitto

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Pure in Francia è stata polemica, per l’aereo dell’industriale Vincent Bollorè su cui il presidente Sarkozy e Carla Bruni hanno compiuto un viaggio di cui è effettivamente stato difficile capire fino a che punto rientrasse in un’agenda ufficiale e fino a che punto riguardasse una luna di miele privata. Ma vanno su un registro ben diverso le proteste dei signori Gamal Zahran, Sobhi Saleh e Hamdi Hassan, che ufficialmente sono deputati indipendenti al Parlamento egiziano. In realtà fanno parte di movimenti che il regime di Mubarak non riconosce ufficialmente come partiti, ma a cui permette comunque di presentare candidati.

Zaharan è dunque del movimento Kifaya, “Basta!”: un’organizzazione nata intorno ai comitati popolari d’appoggio all’Intifada palestinese e passata poi all’opposizione contro le modifiche costituzionali proposte dal presidente e alla lotta in difesa dei consumatori. Qualcosa che possiamo considerare di sinistra. Saleh e Hassan fanno parte invece dei Fratelli Musulmani: un movimento piuttosto inquadrabile a destra.

Finora, Kifaya e Fratelli Musulmani avevano in comune quasi solo l’avversione a Mubarak, a Israele e agli americani. Adesso, si sono uniti anche sul ripudio per il “concubinaggio” di Sarkozy con Carla Bruni. “Il regime ha inviato il cattivo messaggio del Paese di Al-Azhar a tutti gli altri Paesi che noi siamo pronti ad accettare la prostituzione ufficiale dei capi di Stato”, ha detto in Parlamento citando quell’università che è il più rispettato centro di elaborazione teologica di tutto il mondo sunnita. “Anche se Carla Bruni era la fidanzata o l’amante di Sarkozy, le tradizioni religiose non gli permettevano di vivere nella sua stessa camera da letto, e se la magistratura egiziana fosse giusta dovrebbe applicare il codice penale contro di lui”.

In realtà, da sempre nel nome del business turistico le coppie di stranieri non islamici sono dispensati dal presentare in hotel quell’attestazione di matrimonio che è invece tassativa per gli egiziani e gli stranieri musulmani che cerchino di passare una notte insieme. Ma la cosa si fa di soppiatto e occhio non vede cuore non duole. Il fratello musulmano Saleh è stato perfino più delicato quando si è limitato a chiedere per interrogazione“se la Costituzione egiziana permette una ricevimento governativo ufficiale a un capo di Stato e alla sua amante”. Mentre Hassan si è limitato a giudicare “inaccettabile” l’ipotesi che sia stato lo stesso governo egiziano a finanziare le vacanze di Sarkozy.

Naturalmente, le opposizioni hanno il dovere costituzionale di rompere le scatole. E su Sarkozy poi nel mondo islamico riverbera l’antipatia di divieti del velo e battaglie nelle banlieu. Al di là del folklore, però, ci sono problemi più profondi: dal velo che mogli di leader occidentali in visita e giornaliste tv devono mettersi in Iran, a quell’ambasciatore italiano in Arabia Saudita di cui si disse che si era convertito all’Islam per evitare l’arresto dopo essere stato sorpreso dalla polizia in quella zona di La Mecca e Medina formalmente esclusa agli “infedeli”, fino ai guai che dopo la Rivoluzione Khomeinista passò il personale dell’ambasciata Usa a Teheran in spregio a tutte le tradizionali guarentigie diplomatiche care al diritto occidentale.

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