Home News Bufera sul nuovo governo Merkel. Ministro Jung costretto alle dimissioni

La Germania e la guerra in Afghanistan

Bufera sul nuovo governo Merkel. Ministro Jung costretto alle dimissioni

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Hannover. Per la storia costituzionale tedesca si tratta di un record. Mai un Ministro della Repubblica federale era rimasto in carica per così poco tempo prima d’ora. Appena un mese dopo il suo insediamento al dicastero del Lavoro e delle Politiche sociali, Franz-Josef Jung (CDU) ha rassegnato nel primo pomeriggio di ieri le proprie dimissioni. A rivelarsi determinante per una scelta sulle prime neanche minimamente ventilata, sono state le forti pressioni esercitate da esponenti di maggioranza e opposizione, affinché egli chiarisse quanto ci fosse di vero nel reportage pubblicato dal tabloid Bild ad inizio settimana. Secondo la stampa, a seguito del blitz NATO del 4 settembre scorso a Kunduz in Afghanistan, Jung, allora Ministro della Difesa del precedente esecutivo di Große Koalition, sarebbe stato prontamente informato della presenza di civili tra le vittime. Presenza che per diversi giorni Jung si rifiutò persino di riconoscere, scatenando già a quel tempo un nugolo di polemiche all’interno della coalizione rosso-nera. Dopo che ieri l’altro il nuovo Ministro della Difesa Karl-Theodor Zu Guttenberg (CSU) ha ufficialmente congedato per i medesimi fatti il capo di stato maggiore dell’esercito e il suo sottosegretario, si è subito intuito che per il politico democristiano le ore erano ormai contate.

“Mi assumo la responsabilità della politica informativa del Ministero della Difesa con riferimento agli eventi del 4 settembre a Kunduz”, ha chiarito Jung nel corso di una breve conferenza stampa. Troppo importante era la reputazione della Germania in Afghanistan, perché per l’intera legislatura potessero gravare sospetti pesanti come macigni sulla testa di uno dei principali componenti del gabinetto. Ad aver accelerato l’uscita di scena di Jung, da sempre criticato per essere una guida politica debole e spenta, è stata a quanto sembra la Cancelliera stessa, che della vicenda si era occupata in prima persona, riferendo in Parlamento l’8 settembre scorso. Già allora la signora Merkel aveva mantenuto le distanze da Jung, pur rinnovandogli formalmente la fiducia. Anche per la Cancelleria gli spazi potrebbero però diventare molto stretti, se dovesse essere confermata l’ipotesi circolata nelle ultime ore, secondo la quale il Kanzleramt, anch’esso messo al corrente delle conseguenze del raid, avrebbe deciso di tacere, allo scopo di non destabilizzare la campagna elettorale allora in corso.

Jung ha comunque ancora una volta smentito categoricamente le accuse rivoltegli, assicurando “di aver informato correttamente i cittadini e il Parlamento”. Spetterà ad una Commissione d’inchiesta, come richiesto dall’opposizione, acclarare in che modo si siano realmente svolti i fatti. A sostituire Jung sarà l’attuale Ministro della Famiglia Ursula von der Leyen (CDU), data in pole position per questa carica già nel corso delle trattative di coalizione il mese scorso. Per rispettare i pesi e i contrappesi interni ai cristianodemocratici, la rimpiazzerà Kristina Köhler, sociologa trentaduenne (e senza figli), anch’essa come Jung proveniente dal Land dell’Assia. L’opposizione, intanto, denuncia la prematura crisi del neonato esecutivo giallo-nero e spinge affinché la missione in Afghanistan prenda una piega diversa: maggiore sforzo civile e date certe sul ritiro, queste le richieste principali. Solo qualche giorno fa aveva suscitato una bufera di reazioni -anche da parte di componenti della stessa maggioranza-, la proposta del Ministro zu Guttenberg di aumentare il contingente di stanza nel nord dell’Afghanistan. La politica estera, motivo di sostanziale concordia nell’ultimo quadriennio, rischia insomma di diventare causa di lacerazione e scontro nel nuovo gabinetto, nel quale a spartirsi le funzioni di indirizzo diplomatico vi sono esponenti di tre diversi partiti: la Cancelliera (CDU), il Ministro degli Esteri Westerwelle (FDP) e il Ministro della Difesa Zu Guttenberg (CSU).

 

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