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Bush vuole “risparmiare” agli americani una sanità all’italiana

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La data chiave è il 18 ottobre. Quel giorno a Washington il Congresso voterà nuovamente sulla estensione del programma di assistenza sanitaria pubblica per i bambini oggetto del veto di George W. Bush. La maggioranza democratica a Capitol Hill dice di essere vicina ad avere il numero di voti necessari per rovesciare il blocco presidenziale.

Ieri lo speaker della Camera, Nancy Pelosi, ha parlato con i giornalisti di Fox e ha spiegato senza scendere nei dettagli che in questi giorni la leadership del suo partito sta lavorando a doppia velocità per convincere 14 congressmen repubblicani ad unirsi agli altri esponenti del Grand Old Party che hanno già appoggiato la misura.

Il gioco è molto politico e poco sociale: il tema è molto sentito dalla gente e siccome l’America è in piena campagna elettorale non solo per le primarie presidenziali ma anche per il rinnovo della Camera dei Rappresentanti, i capoccioni democratici vogliono spingere i repubblicani in maggiori difficoltà nella corsa al seggio del Congresso ad appoggiarli per ottenere un tornaconto elettorale.

Da qui al 18 ottobre, nei distretti elettorali dei repubblicani in bilico, si scatenerà una campagna di spot pubblicitari contro il veto di Bush. Rahm Emanuel, numero tre democratico alla Camera e genio della vittoria di mid-term, è stato più che chiaro: «Sanno che non riusciranno a sostenere questo voto nell’autunno del 2008 e pregano affinchè le cose si risolvano adesso».

Al Senato, i democratici hanno già la maggioranza necessaria a rovesciare il veto presidenziale: hanno passato il provvedimento con 67 voti favorevoli e 29 contrari. E forti di questo per ora rifiutano le offerte di compromesso arrivate dalla Casa Bianca.

Con il suo rifiuto di varare la legge voluta dal Congresso, Bush forse ha commesso un autogol. Il tema della sanità è diventato centrale negli Stati Uniti: ne parlano tutti i mezzi di informazione principali e per la prima volta da oltre un decennio - da quando cioè fallì il piano di riforma del sistema voluto da Bill Clinton e studiato per lui dalla moglie Hillary - tutti i candidati alle presidenziali 2008 hanno nel loro programma un piano di ristrutturazione del sistema attuale.

Quello che ne parla di meno è Fred Thompson, mentre gli altri, sia democratici sia repubblicani, ne stanno facendo un cavallo di battaglia della campagna elettorale. Bush è stato colpito da un’ondata di critiche bipartisan per il veto sul potenziamento dello Schip (State children’s health insurance program) che secondo i piani elaborati dal Congresso estenderebbe l’assistenza gratuita a quattro milioni di bambini in più rispetto ai sei che già oggi possono sfruttarlo.

Il blocco del presidente non è stato un capriccio o un perverso e sadico tentativo di far morire più facilmente dei giovanissimi americani, come invece hanno tentato di far intendere molti giornali specie italiani. L’opposizione del presidente risponde a un criterio che fino a poco tempo fa pareva inossidabile per la cultura e per la politica americana: i cittadini che hanno la possibilità, devono avere l’assicurazione medica privata. Secondo l’analisi della Casa Bianca, l’ampiamento dello Schip per 35 miliardi di dollari porterebbe a garantire la copertura pubblica non ai bambini poveri, ma anche ai figli di famiglie con redditi intorno agli 80mila dollari. Bush non considera poveri questi bimbi e sostiene che allargare l’assistenza anche a loro sarebbe un disincentivo troppo forte al vero cardine del sistema sanitario americano, ovvero quello delle privato.

«Un sistema sanitario pubblico toglierebbe agli americani la possibilità di scegliere e farebbe venir meno le specializzazioni che offre il mercato privato», ha spiegato il presidente nel consueto discorso radiofonico del sabato. Una sanità di quel tipo, ha proseguito il presidente, «provocherebbe buchi enormi di bilancio, si tradurrebbe in inefficienza e lunghe liste di attesa negli ospedali».

Per Bush questo finirebbe per svantaggiare proprio i veri poveri. Per questo, prima che il Congresso lavorasse a questa riforma, aveva studiato un suo piano di potenziamento dello Schip: cinque miliardi di dollari in più, per dare cure gratis ai nuovi bimbi poveri, stimati in circa un milione.

In quel momento, l’autogol l’ha commesso il Congresso che non ha appoggiato il piano del presidente, lasciando che quel milione di bambini meno abbienti fosse scoperto dalla mutua. Il problema è che nel gioco delle parti, l’errore delle Camere a maggioranza democratica non è stato evidenziato dai mezzi di informazione liberal. È ovvio che il veto del presidente ha fermato una riforma sette volte più forte, però il no del Congresso è sembrato un puro sgambetto politico che, per danneggiare la Casa Bianca, tiene i bambini che ne hanno veramente bisogno fuori dall’assistenza sanitaria.

In più, la maggioranza democratica non se ne è pentita, mentre almeno Bush ha capito che il veto su un tema così popolare e sentito è stato un grave errore. Per diversi commentatori conservatori, il presidente avrebbe dovuto superare la consuetudine e non ostacolare una riforma che spinge il Paese verso una sanità più universale.

Ora anche lui vede il 18 ottobre come data chiave. Per far capire di averci almeno parzialmente ripensato, ha già annunciato di voler aumentare i fondi allo Schip del 20 per cento. Viene incontro ai democratici e si augura di trovare disponibilità dall’altra parte: un accordo prima del 18 ottobre, magari un emendamento al testo del Congresso che preveda stanziamenti finali simili a quelli ipotizzati dalle Camere, ma scaglionati diversamente.

Spera soprattutto che la leadership democratica non ne approfitti politicamente, pensando solo a recuperare i 14 voti che servono per annullare il suo veto e dargli uno smacco enorme. Se così fosse il rischio sarebbe enorme: con un solo deputato repubblicano indeciso, salterebbe tutto. E un milione o quattro milioni di bambini, sarebbero le uniche vittime.

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2 COMMENTS

  1. Busch vuole”risparmiare”agli americani una sanità all’italiana
    Io questa notizia l’ho appresa sul sito Web del
    motore di ricerca Virgilio. Confesso che sulle
    prime sono rimasto di sasso. Nel sito Virgilio
    c’era anche la possibilità di far commentare ai
    lettori la notizia. Non vi dico le esternazioni
    che ho letto. I comunisti naturalmente ci sono
    andati a nozze andando giù con pesanti mazzate
    sul presidente USA. Al che io ho mandato due
    righe di commento il giorno dopo a mente più
    fredda dacendo in sintesi il Vs stesso ragiona-
    mento. Ma purtroppo io penso che quando si ha
    un paese irritato sopratutto per i gravi proble-
    mi che il terrorismo comporta, anche problemi
    tipo questo che si dovrebbero risolvere nella
    calma e riflessione diventano motivo di scontro
    acceso e spesso irrazionale. Io spero che il po-
    polo americano riesca a concentrarsi al meglio
    evitando di abboccare a trabocchetti che in campagna elettorale sono frequenti.
    Cordiali saluti daniele.martarelli@alice.it

  2. Per una volta ha ragione
    Ho chiesto ad un’amica americana non certo dalla parte di bush, una spiegazione, e mi ha detto che in sostanza quello che vogliono i democratici e’ innalzare i soldi si’, ma anche il tetto per essere considerati bambini fino a 20 anni e poveri fino ad 80.000 dollari l’anno, ed e’ su questo che si basa il veto del presidente usa. Vista cosi’ ha ragione, ed ancor di piu’ se consideriamo il blocco fatto dai democratici alla proposta presidenziale di innalzare solo i fondi fatta in precedenza e che ora e’ disponibile pure ad aumentare.

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