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Caos a Bari per la riforma Gelmini, città e università ostaggio delle proteste

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Anche ieri a Bari giornata di proteste contro la riforma dell'università. Traffico in tilt per colpa dei cortei e didattica sospesa nelle facoltà. Così la maggioranza silenziosa degli studenti è stata costretta a subire le decisioni di un gruppetto di manifestanti.

Ogni governo che abbia provato a toccare gli ingranaggi della vita universitaria negli ultimi vent’anni è sempre stato sommerso dalle critiche. E ogni anno c’è un manipolo di studenti che protesta contro “la distruzione dell’università pubblica”. E’ accaduto anche quest’anno, alla vigilia dell’approvazione della riforma del ministro Gelmini.

La protesta è montata in tutta Italia e alcuni studenti di Bari, che non hanno mai perso occasione per bloccare la didattica, hanno partecipato attivamente al teatrino del dissenso: lunedì alle 14.15 il ponte Corso Cavour, arteria fondamentale per la mobilità barese, è stato bloccato per trenta minuti da un centinaio di studenti al grido di slogan contro la Gelmini e contro il governo; e ieri, sull’onda di ciò che è accaduto in molte città universitarie italiane, gli stessi studenti hanno fermato totalmente la didattica e hanno impedito l’accesso nelle facoltà.

In barba alle elementari norme del diritto allo studio, gli occupanti hanno impedito a chiunque di studiare, seguire i propri corsi e, in alcuni casi, sostenere esoneri. La maggioranza silenziosa degli studenti ha dovuto subire le decisioni di un piccolo gruppo di studenti che, come spesso capita in questi casi, a quanto pare non hanno perso occasione per saltare una lezione.

Al non foltissimo gruppo di studenti universitari si sono accodati, sempre nella giornata di ieri, alcuni ragazzi della scuola secondaria che, un po’ per provare il brivido della manifestazione e un po’ per saltare un’intera giornata di scuola, hanno organizzato un corteo che ha mandato in tilt alcune strade del centro della città. Partito dal polo universitario del Palazzo Ateneo, il corteo ha percorso le piccole strade di Bari -creando non pochi disagi ai cittadini ignari di tutto- e ha raggiunto il piazzale del Teatro Petruzzelli: alcuni studenti sono riusciti a farvi irruzione e hanno esposto un laconico striscione che inviterebbe il ministro Gelmini ad abbandonare qualsiasi idea di riforma. 

Gli organizzatori, studenti ma anche professori e ricercatori, hanno dichiarato di essere “partiti in seicento da centro città" e poi di essersi "incontrati con altri gruppi di studenti del Campus al ponte di corso Cavour” anche se, come spesso accade, sulle cifre non si è molto d’accordo. Francesco, iscritto alla Facoltà di Lettere e Filosofia e militante della maggioranza silenziosa, racconta che “alcuni studenti hanno impedito l’accesso alle aule della facoltà fin dalle 10 di stamattina  e poi una cinquantina di loro, non di più, sono partiti in corteo.

"Purtroppo avrei dovuto seguire una delle ultime lezioni del corso, che dovremo necessariamente recuperare nelle prossime settimane”, lamenta Francesco. Stessa esperienza per molti altri studenti, costretti a tornare a casa o che hanno deciso di recuperare le ore di lezione perse studiando nelle biblioteche, provinciali e comunali, sparse nel centro città.

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