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Caos Alitalia: si aspetta un segnale da Sarkò

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Una compagnia sull’orlo del fallimento attorno alla quale si gioca una delle partite di potere più rilevanti degli ultimi anni. Dove il ruolo dell’azionista-Tesoro, che circa un anno fa ha messo in vendita il 49,9% dell’azienda, seppur di fondamentale importanza fugge da ogni logica decisionista.

Al Governo spetterebbe dare un’indicazione ma il momento è troppo delicato per prendere decisioni impopolari. Lo shock del post sciopero-Tir è ancora fresco e la minaccia di una nuova paralisi dell’Italia proprio sotto Natale (i sindacati si sono detti pronti a incrociare le braccia) sarebbe stata deleteria per una maggioranza di Governo che non riesce a portare a casa una riforma (il naufragio del decreto sicurezza la dice lunga sulla capacità politica dell’Esecutivo). Da qui la decisione di non decidere.

In prima fila nella difesa dell’italianità dell’azienda - capeggiati da Corrado Passera, partner con la sua Intesa Sanpaolo di Air One - ci sono Confindustria ma anche il ministro dei Trasporti Bianchi, D’Alema, Veltroni e Rutelli. Tutti consapevoli che alla fine a spuntarla sarà l’asse franco-olandese (sostenuto da Prodi, Tps e lo stesso presidente di Alitalia Prato) ma soddisfatti per il rinvio da parte del Governo. Spingono per una soluzione italiana soprattutto i sindacati (esclusi i piloti). Il motivo? La vittoria di Air One consentirebbe alla nuova realtà di detenere il monopolio della tratta Roma-Milano (Toto è già forte su quella tratta e la fusione con Alitalia gli consentirebbe un controllo capillare). E i sindacati vedrebbero aumentare vertiginosamente il loro potere contrattuale (la sola minaccia di una paralisi del cielo tra la capitale e il capoluogo lombardo farebbe tremare tutto l’Esecutivo e metterebbe in ginocchio l’Italia).

A fare da anello di congiunzione tra Confederali e Palazzo Chigi è il ministro dei trasporti Alessandro Bianchi che anche stamani in merito al peso della minaccia di un Natale a rischio per i voli ha ribadito l’importanza dei sindacati - “da cui non si può prescindere visto che sono in ballo diversi posti di lavoro. Non bisogna farsi condizionare da loro però bisogna coinvolgerli nella discussione”, ha detto.

Insomma, per l’Esecutivo di Prodi sarebbe stato impossibile dare un segnale forte prima del Cda della compagnia fissato per domani senza irritare le sigle. Meglio allora rimandare, si sono detti dalle parti di Palazzo Chigi: a dopo le feste. Il rischio del resto era solamente quello di vedersi “bollare” per l’ennesima volta come un Esecutivo sotto ricatto dei sindacati.

Così, ieri una nota di palazzo Chigi informava che “l’esame che il governo effettuerà sarà approfondito e tenderà a verificare se la proposta del soggetto con cui l’azienda intende avviare una trattativa in esclusiva è conforme ai profili di interesse generale a cui il governo si è sempre ispirato. Il governo prevede di concludere la propria valutazione entro la prima metà di gennaio”. Fine Primo tempo.

Ma per gli appassionati della soap-Alitalia (che costa due milioni di euro al giorno), il secondo tempo comincia oggi. Nonostante Prodi lo abbia negato più volte, il dossier Alitalia sarà infatti sul tavolo del premier italiano e di quello francese Sarkozy. Un’occasione, per riprendere in mano i discorsi e le trattative lasciate momentaneamente in stand-by. Palazzo Chigi ha sempre negato che il futuro di Alitalia sia stato scritto  al vertice di Nizza a fine Novembre, il bilaterale con il quale Italia e Francia hanno firmato la pax energetica  e il via libera all’ingresso dell’Enel nel mercato energetico d’Oltralpe. Peccato che la scorsa settimana Sarkò  si sia tradito con un “parlerò  di Alitalia con Prodi”. Così, secondo rumors, il dossier Alitalia sarà all'attenzione del premier e del presidente francese. E la Borsa sembra crederci: da due giorni (anche sulla scia di un possibile accordo, poi smentito, tra i due acquirenti) le azioni dell’ex compagnia di bandiera hanno ripreso fiato e oggi a metà mattina il titolo prendeva la rincorsa salendo oltre il 5% a 0,78 euro.

Tra gli addetti ai lavori comunque i dubbi sono pochi: il progetto vincente sarà quello franco-olandese. Dovrebbe infatti essere questa la proposta che Prato e il Cda di Alitalia domani indicheranno all’Esecutivo. Il quale alla fine, come vogliono Prodi, Tps e ora (sembra) anche Bersani,  dirà “sì”. Lo sanno anche i leader di Cgil, Cisl e Uil, che non a caso parlano di “finale della grande farsa” e annunciano che non parteciperanno all’incontro con Prato.

“Consegnare tutti i voli nazionali agli stranieri è un rischio gravissimo non solo per il nostro prestigio, ma per la nostra economia fondata sul turismo”, ha detto stamani il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni che ha aggiunto: “Tutti i grandi paesi hanno compagnie di bandiera con radici in loco. Cosa possiamo aspettarci da un'acquisizione? Solo di diventare dei satelliti”. E giù con un chiaro messaggio al Governo: “Quello che sta facendo il governo non è trasparente. È inutile nascondersi dietro il cda, fatto da tre persone messe lì dall'esecutivo. È un gioco che non ci piace e che pagheremo”.

“La posizione del Governo è che Alitalia sta lavorando e poi lavoreremo noi”, ha detto il presidente del Consiglio Romano Prodi interpellato sull'intervento del ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi, che ha proposto di portare alla seconda fase entrambe le offerte per Alitalia. Di certo c’è solo che domani il Cda deciderà. Poi il Consiglio dei Ministri esaminerà la proposta del presidente Prato. E dopo lunga riflessione, a gennaio, Prodi farà sapere il nome del prescelto.

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1 COMMENT

  1. Una medicina amara
    La cessione di Alitalia ad una multinazionale è la medicina amara alla quale siamo costretti come italiani. Senza dubbio, perdere la compagnia di bandiera costituisce un danno (turismo,destino di Malpensa, immagine, scelta delle rotte etc). Ma la cessionme alla cordata Air One / banche rappresenterebbe un ennesimo rinvio al continuo degrado di una compagnia, divenuta da decine d’anni feudo di partiti e di sindacati: non si capisce per quale miracolo una discutibile privatizzazione dovrebbe determinare una discontinuità con il passato. L’unico risultato certo sarebbe quello di consegnare in ostaggio al nuovo monopolio le poche tratte remunerative.

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