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Capire l’Afghanistan con un romanzo

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Odori, polvere, sapori, colore del cielo e della notte: nel “Cacciatore di aquiloni” di Khaled Hosseini trovi tutto questo. Gusti il romanzo, il racconto, la trama, riconosci l’Afghanistan, con le sue forme, le sue strade, la sua gente. Ottima letteratura e una trama avvolgente, forte, che ti lascia di colpo, crudelmente. Uno di quei rari libri che ti mancano, quando hai finito le pagine, perché sembra ti accompagnino, parte di te.

 Ma non è questa la ragione per cui il libro va letto. Khaled Hosseini  è riuscito a scrivere un testo che è anche un saggio, perfetto, sull’Afghanistan di ieri e di oggi. Nel dipanarsi durante i decenni della storia del protagonista Amir e del suo amico Hassan, in quella benedetta e maledetta vicenda di aquiloni cacciati e poi proibiti (anche questo proibirono, coranicamente, i Talebani: far volare un aquilone) trovate tutto. Volete capire che idee, che gesti, che amori ha un leader Taleban come quel Dadullah che ha rapito Daniele Mastrogiacomo e ha fatto sgozzare il suo autista? E’ uno dei personaggi meglio riusciti del libro. Non avete compreso perché sciiti e sunniti si odiano e perché i primi massacrano i secondi? E’ l’asse portante dell’intera vicenda, anche se lo comprendete, con disagio, quasi solo alla fine. Nulla di quanto i barbosi islamisti –incluso il sottoscritto- vi hanno spiegato per anni: scoprirete quell’odio sordo e profondo nelle vicende e nella carne di tre bambini, e in quel piccolo universo ritroverete gli echi anche dello sciita Moqtada Sadr e del sunnita Osama Bin Laden.

Volete comprendere perché a Kabul tutto è crollato su sé stesso, a partire dagli anni settanta, i golpe continui, l’occupazione sovietica, poi la guerra fratricida, una volta caduto il muro?

E’ lo sfondo di ogni pagina del libro, di ogni episodio: la debolezza di una società che deve rimproverare solo a sé stessa la sua debolezza.

Una sola cosa non è detta, ma è forte, evidente, basta solo pensarci un poco: gli unici personaggi positivi, che via via amerete, sono quelli formati, educati sotto la colonizzazione, sono i cosmopoliti -come il padre del protagonista- che hanno appreso dall’educazione inglese ad amare i propri costumi, quanto ad aprirli al mondo. Anche il loro Islam è altro, è tradizione, più che religione, è  -appunto- roba d’altri tempi (identica situazione il “palazzo Yacoubian” di ‘Ala al Aswani, perfetto testo che spiega il Jihad, nel microcosmo delle liti di un condominio del Cairo).

Chiudendo il libro, fermatevi un attimo e cercate di capire come vi comportereste se foste un parlamentare che deve decidere se combattere armi alla mano, o trattare, con i Talebani.

Pochi esiteranno.

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1 COMMENT

  1. GLI UOMINI SONO TUTTI UGUALI, MA LA DIFFERENZA LA FANNO LE CULTU
    Khaled Hosseini è riuscito indubbiamente a fornire un ritratto impeccabile dell’Afghanistan. Un Afghanistan dove chi non muore di fame, è vittima della guerriglia e dell’odio interno. Degli scontri tra sunniti e sciiti.
    Il libro è sicuramente un ottimo spunto di riflessione. Sentimenti come fraternità, amicizia, rispetto si accompagnano, quasi in armonia, con paura, odio e rancore. E questo è inevitabile. Essere uomini significa prima di tutto avere pulsioni controverse che spesso emergono violentemente insieme. Ed è naturale che pulsioni contraddittorie prendano il dominio della persona soprattutto in momenti di difficoltà e profonda crisi, come quelli vissuti nel romanzo, dove la guerriglia minaccia costantemente la normalità del vivere quotidiano.
    Tutto ciò è un’ottima descrizione dei tratti dell’individuo in generale. Le frustrazioni, inevitabilmente portano al dolore, alla sofferenza e spesso al rancore nei confronti di chi è diverso: “gli altri”. I sunniti verso gli sciiti. E viceversa.
    Ma l’essenzialità del libro sta nella sua capacità di trasmettere i valori portanti della cultura talebana. Sono proprio le culture che differenziano gli individui. Ed è su questa base che si deve fare molta attenzione quando si parla e, soprattutto, quando si scrive. Perciò paragonare, anche soltanto con intenti provocatori, l’aggressività terrorista alle modalità di intervento americano è un grave errore. E’ aberrante. Significa non aver compreso l’enorme, evidente differenza che soggiace tra le due culture. I talebani si ispirano a priori a principi religiosi, di intolleranza e odio tra etnie, che inevitabilmente conducono a dittature sanguinose. Gli americani, quanto occidentali, sono portatori di valori liberali e democratici: libertà, diritto e garanzia di sicurezza, rispetto della persona nella sua diversità. Rispetto, in generale, delle religioni e delle culture, di tutte le etnie. Rispetto, sia chiaro, sempre. Purchè ciò permetta, allo stesso tempo, di tutelare la cultura occidentale e di garantire, quanto meno a chi lo desidera, libertà e sicurezza.

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