Verso le Regionali

Capolavoro dei giallorossi: nascondersi in Umbria per non farsi riconoscere

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Dopo giorni di frenetica attesa e continui colpi di scena, è arrivata la conferma che l’alleanza tra Cinque Stelle e PD alle regionali in Umbria si farà. Il candidato della coalizione giallo – rossa alla guida di Palazzo Cesaroni sarà Vincenzo Bianconi, 47enne originario di Norcia. Presidente di Federalberghi Umbria, Bianconi ha risposto pienamente a quel tipo di identikit tracciato da Luigi Di Maio in una lettera al quotidiano “La Nazione”, pubblicata qualche giorno fa (clicca qui) e che aveva di fatto aperto alla possibilità di un accordo con i Democratici. Un candidato estraneo dunque alla vita politica della sua regione che potrà essere supportato da liste civiche, data la probabile mancata presentazione del proprio simbolo da parte del Partito Democratico (costretto a questa scelta dopo la clamorosa inchiesta sui concorsi truccati nella sanità umbra, che ne ha pesantemente danneggiato l’immagine).

Tuttavia, le ultime giornate erano state decisamente turbolente tra le forze di maggioranza per la difficile ricerca di un candidato che rispondesse sia alle esigenze grilline che a quelle del centro sinistra: il nome che sembrava più accreditato a poche ore dall’annuncio ufficiale dell’investitura di Bianconi era quello di Francesca Di Maolo, avvocatessa e Presidente dell’Istituto Serafico di Assisi che, a sorpresa, ha deciso di tirarsi indietro proprio all’ultimo momento.

Sulla figura di Bianconi però, non tutti nella base dei due partiti la pensano alla stessa maniera: certamente è riconosciuto come uno dei personaggi centrali nel tentativo di far ripartire le terre colpite dal violentissimo terremoto dell’ottobre 2016, ma nelle ultime ore più di qualcuno ha storto il naso di fronte ad alcuni tweet che, solo qualche mese fa, lo vedevano elogiare l’ex ministro del Turismo, vale a dire il leghista Gianmarco Centinaio. A questo va aggiunto il disappunto manifestato del presidente di Confcooperative Andrea Fora che, individuato da mesi come candidato dei Dem, ha dovuto bruscamente interrompere la sua corsa dopo aver allestito decine di comitati pronti a sostenerlo: “Da parte mia ricevo da ore telefonate e messaggi di persone arrabbiate per come questa storia si è sviluppata e anche più di qualcuno che non è contento di come sia andata a finire. Comprendo lo sconcerto: ci sono molti elementi abbastanza incomprensibili in ciò che è accaduto nelle ultime settimane e in particolare negli ultimi giorni”, ha scritto sul suo profilo Facebook.

Ciò che appare abbastanza chiaro è che l’operazione messa in piedi dalle due principali forze di governo sia dettata da reciproche debolezze: i Cinque Stelle sanno di non esser mai stati competitivi in un’elezione locale andando da soli, mentre il PD è perfettamente cosciente che senza un accordo con i grillini una regione storicamente “rossa” sarebbe sicuramente conquistata dal centrodestra. Inoltre, l’esasperato ricorso al cosiddetto “civismo”, non fa che mettere in evidenza come un’alleanza pienamente politica non sia ancora del tutto matura, per quanto questa venga auspicata da molti esponenti di spicco dei due partiti, come ad esempio il ministro Franceschini.

La strada non sembra apparire in discesa per Bianconi il quale, volente o nolente, sarà costretto a capitanare una coalizione priva di simboli di partito e dunque tutta da scoprire. Aggiungiamo a questo la voglia matta del centrodestra (che sosterrà la senatrice Donatella Tesei) di assestare un primo, duro colpo al nuovo governo ed ecco che l’esperimento giallo – rosso in salsa umbra rischia subito di dimostrare tutte la sua fragilità.

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