Il patto

L’Umbria apre le danze ai giallorossi: il centrosinistra è tornato

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“Tutte le forze politiche facciano un passo indietro e lascino spazio a una giunta civica, che noi sosterremo solo con la presenza in consiglio regionale, senza pretese di assessorati. Ognuno correrà con il proprio simbolo in sostegno di un presidente civico, fuori dalle appartenenze partitiche, e con un programma comune”. Così recitava il nocciolo di una lettera scritta dal neoministro degli Esteri, Luigi Di Maio, pubblicata ieri dal quotidiano “La Nazione”. Da giorni si attendeva un segnale dal capo politico dei pentastellati in merito ad un’eventuale apertura al PD per una alleanza di stampo elettorale in Umbria, dove, il 27 ottobre, si terranno le elezioni regionali. E, se nelle ore precedenti, una riproposizione dell’accordo di governo non veniva data per scontata neanche dallo stesso Di Maio (non è all’ordine del giorno, dichiarava), ecco che ad un tratto è stata tirata fuori un’idea decisamente cervellotica per mettere su una coalizione indispensabile affinché Matteo Salvini non segni un primo – ma pesante- punto nella corsa che rinnoverà un gran numero di consigli regionali da qui alla prossima primavera.

La sensazione è che le dichiarazioni ad effetto dei Cinque Stelle su queste tematiche siano soltanto di facciata: vengono presentate come mosse a sorpresa per sparigliare il campo, quando in realtà esse hanno già ricevuto un imprimatur anche dal Nazareno. Non è infatti un mistero che la trattativa per un’unione tra i partiti della maggioranza sia stata portata avanti negli ultimi giorni da Walter Verini, divenuto il plenipotenziario dei Dem in materia di Umbria dopo che gran parte della locale classe dirigente è stata spazzata via dall’inchiesta sui concorsi truccati nel campo della sanità pubblica.

D’altronde lo scandalo umbro e quello riguardante gli affidamenti illeciti di Bibbiano erano stati i casi su cui i 5 Stelle avevano maggiormente attaccato il Partito Democratico quando ancora facevano parte del governo “giallo – verde”, ma, ora che la situazione è drasticamente mutata, è chiarissimo come ai grillini servano particolari giravolte ed escamotage per giustificare verso la loro base elettorale un’alleanza che in molti faticano ancora a digerire.

L’impressione che si stia creando una sorta di “Ulivo 2.0” (leggi qui) viene però sempre più rafforzata anche da ciò che sta accadendo in un contesto politico ancor più importante: la Regione Lazio. Governata dal segretario nazionale del PD Zingaretti e tenuta in piedi a livello consiliare dal cosiddetto “patto d’aula” proposto proprio dai Cinque Stelle, pare abbia rappresentato il primo vero laboratorio di intesa tra i due partiti visto che la capogruppo grillina Roberta Lombardi era stata da sempre una delle voci più critiche nei confronti di quello che fu l’accordo con Matteo Salvini. Ora che alla Pisana due assessorati si sono liberati (Manzella e Bonaccorsi sono stati nominati sottosegretari) è abbastanza facile prevedere che, al termine di “travagliatissime” trattative, questi due posti verranno assegnati al Movimento, in maniera tale da blindare la maggioranza consiliare a livello numerico e rinvigorire ancor di più l’asse di Governo in chiave nazionale.

Insomma, seppur tra qualche difficoltà e con diffidenze reciproche, pare che il matrimonio tra quelli che erano i più acerrimi nemici sulla scena politica, alla fine, “s’ha da fare”.

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