
Governo, sul caro energia servono soluzioni strutturali

17 Ottobre 2022
Le imprese produttrici e venditrici di prodotti energetici hanno fatto risultati impressionanti nei primi quattro mesi del 2022. A calcolarlo è Unimpresa, che ha misurato gli impatti dell’aumento dei prezzi di gas, petrolio ed energia elettrica. Il fatturato di queste imprese tra gennaio e aprile di quest’anno ha subito un’impennata: +161,1%. Rispetto al primo quadrimestre del 2021, infatti, la crescita è di be 91,1 miliardi di euro. Per dare la giusta dimensione al dato, è bene sottolineare che è la componente preponderante dei 106 miliardi totali di crescita del fatturato delle aziende e delle partite Iva italiane.
Non ci sono più scuse per i partiti, servono interventi strutturali e non interventi spot. Altrimenti non saranno solo le imprese energivore a rischiare la chiusura. “Questo argomento deve diventare la priorità del nuovo governo e le forze della maggioranza devono comportarsi con maggiore responsabilità affinché l’esecutivo possa nascere in tempi rapidissimi e possa mettere immediatamente in atto le misure necessarie per consentire a famiglie e imprese di affrontare l’autunno e l’inverno, superando questa drammatica emergenza”, ha auspicato Giuseppe Spadafora, vicepresidente di Unimpresa.
Va detto che la previsione di recessione del Fondo Monetario Internazionale per il 2023 è un po’ severa. La Banca d’Italia, invece, si è limitata a stimare una crescita molto lieve, o,3%. Non è facile interpretare questa congiuntura, molto dipenderà da quest’ultimo trimestre. Giorgia Meloni, primo ministro in pectore, non s troverà certo in una situazione facile, ma, alleati permettendo, potrebbe non essere ingestibile come molti pensano.