Home News Caro Veltroni, l’Africa è una cosa seria

Caro Veltroni, l’Africa è una cosa seria

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Firenze, Pala Mandela, ma poteva essere anche Pala Martin Luther King in nome del politically correct. Scenografia arancio, musiche scelte da Luca Sofri. Ad ascoltarle, il padre Adriano nelle prime file; sembra in forma. Ma per caso Napolitano ha firmato la grazia senza informare i giornali? Messaggi degli intellettuali di regime, letti dai soliti giullari allineati. Presenti gli immacanbili pezzi di società civile, tanto che vien da chiedersi: “Io che pezzo sono: civile od incivile?”, con relativa psicosi in agguato che può sfociare o in schizzofrenia o lotta di classe. A scelta.

Ma ti ricordi, caro Fabio, quando insieme criticammo i compagni del Manifesto; ecco in nome di quell’illuminazione lungimirante, pietra miliare del cammino democratico del Paese, ripensaci! Io, Walter, Piero e tu.

Roma, Cinecittà, sala Fellini, ovvero l’elogio dell’evanescenza. Il PSE mai, i Dico si, ma si va anche al Family Day, perché non si sa mai. Il consesso dimostra subito la sua democraticità nell’elezione dell’Assemblea Costituente, composta da 98 membri. C’erano 98 candidati! Il Presidente? Eletto per acclamazione, con una conta fugace delle mani alzate. E ci sono anche le correnti di Enrico Letta e Willer Bordon. Il Paese aspetta trepidante di conoscerne le linee programmatiche.

Flash back dai Congressi dei DS e della Margherita. In tutto questo maldestro tentativo di rivitalizzare una coalizione in balia dei dictat di Diliberto e Caruso, dei pruriti giustizialisti Di Pietro e della camaleontica inconsistenza di Mastella, c’è un senso di nulla, di vuoto, come sommatoria di mille interessi ed aperture, un nulla come assenza di identità. C’è chi dice che non bisogna sottovalutare questo passaggio, perché tale guazzabuglio potrebbe essere una risposta ad una presunta domanda di democrazia più libera. Ammesso, e non concesso, che sia questo il vero bisogno del Paese, ciò che si evince dai congressi incrociati del futuro Partito Democratico è la solita lotta della solita nomenklatura che rigenera se stessa alle spese del Paese. Una conferma? Basta leggere il nome del vincitore dei due congressi: Walter Veltroni. Egli rappresenta la sintesi perfetta tra lotta ambiziosa e sottile per la leadership e l’evanescenza dell

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