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Caro Veltroni, le chiacchiere stanno a zero!

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Vedi Roma e poi muori. Con Napoli, la cosa funziona alla perfezione: si muore di sicuro. Di monnezza. Con Roma, si muore di cinismo e di amministrazione piratesca.

Di questo si tratta: la sinistra tecnocratico-amministrativa capitolina ha rapacemente devastato la Capitale. Riducendola sul lastrico, con le pezze al culo.

Dieci miliardi di debito, qualcun altro dice 7, comunque un gigantesco buco. Che il Governo provvederà a colmare, con interventi mirati, e forte della collaborazione del Sindaco Alemanno.

Certo è che i veltroniani sono delle maschere romane, impuniti come dicono da queste parti. Per loro, si tratterebbe di propaganda e di strumentalizzazione, ovvio, mentre Alemanno ha dichiarato che “se l’opposizione continua a minimizzare, saremo sempre più duri”. Sarebbe anche giunta l’ora. Il feticcio del “dialogo” è l’ultima commedia degli equivoci italiota, a tal punto ben congegnata da riecheggiare due adagi da teatrante di Gaber, li infilo uno dietro l’altro: “E l’Italia giocava alle carte e parlava di calcio nei bar…”.

La partita Italia-Francia, all’ “happy hour” di Piazza Sant’Eustachio, con un bel gruppo di cittadini fregati dalle giunte di sinistra da loro votate (suppongo), gaudenti e lietamente conviviali, di fronte alle prodezze di Pirlo & C., è quello spazio che rende vera, nel qui e ora, il Gaber d’annata sopracitato: un popolo all’aperto e/o al chiuso degli happy hour, che si lamenta di giorno e mastica forte di notte.

Anche questi cittadini sono stati fregati dalla sinistra educata e veltronian-tecnocratica, ora tocca a Berlusconi tirarli fuori dai guai. Alemanno farà la sua parte e non sarà facile. L’altro “brocardo” musicale gaberiano è questo: “giocano tutti al tennis…”, mimando la partita dei nobili fancazzisti di sempre, con la voleé, il rovescio, e via sui campi a giocare, metafora dell’inciucismo antropologico che la politologia ha definito consociativismo, ma che oggi è altro, appunto: commedia degli equivoci.

Ebbene, Roma è l’altro capitolo dello smascheramento della sceneggiata romana e italiota, perché come si fa a “dialogare” con costoro? Di che parliamo? Le chiacchiere stanno a zero, per usare una sàpida espressione in uso nella Capitale.

Ma vi è anche un altro punto dolente: come si fa a stare in Europa con una Capitale ridotta così? Berlusconi ha compreso bene la situazione storica e ha rimesso in campo la super-legittimazione dell’Europa, dopo il “no” irlandese, volendo coinvolgere tredici adesioni. Un modo per riprendere smalto e protagonismo, spostando almeno un po’ il focus dai due mali della Nazione: Napoli e Roma. A questa abile mossa, non meramente tattica, si deve aggiungere l’oculata regia di recupero della disastrata situazione finanziaria del Comune di Roma: non soldi a pioggia, ma strategia graduale di rientro.

Il fatto è che l’emergenza c’è ed è gigantesca. Di emergenza in emergenza, l’Italia si sta riprendendo, grazie all’azione gradualmente incisiva del Governo. Questo è un fatto importante. La vera buona notizia.

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