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Piano sempre più inclinato

Cassato il processo di Norimberga: la Germania legalizza il suicidio assistito

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Io credo che i medici del futuro saranno capaci di stabilire una base scientifica corretta per la teoria dell’eutanasia, che il teologo aiuterà incorporandola ai suoi insegnamenti e finalmente il giurista, come rappresentante dell’autorità dello Stato sul medico, gli concederà nuovamente di offrire assistenza al genere umano, includendo simili sfortunate creature»: così ebbe ad auspicarsi Karl Brandt, vertice dei medici tedeschi processati a Norimberga nel celebre “processo dei medici” – uno dei dodici processi paralleli a quello principale ben più noto – e responsabile del “piano eutanasia” previsto dal governo nazista per l’eliminazione delle “vite indegne di essere vissute”.

Le aspirazioni di Brandt sembrano sostanzialmente esaudite e nel più minimo dettaglio.

Dato il pregresso storico, che ha portato ad inserire in modo espresso la tutela del diritto alla vita nel secondo comma dell’articolo 2 della Costituzione tedesca del 1949, suscita stupore e preoccupazione la decisione della Corte Costituzionale tedesca non soltanto di legalizzare il suicidio assistito, ma di estenderlo, perfino, alla richiesta che provenisse da chiunque, cioè anche da chi non è affetto da alcuna patologia e in qualunque momento della propria vita.

I primi commentatori hanno, ovviamente, mostrato tutto il proprio entusiasmo per una tale decisione, parlando addirittura di “sentenza mozzafiato”, pur senza rendersi conto degli effettivi problemi che una tale statuizione genera.

In primo luogo: il passaggio dalla cosiddetta “eutanasia totalitaria”, cioè quella decisa e somministrata dalle autorità, come per esempio quelle naziste, alla cosiddetta “eutanasia liberale”, cioè quella somministrata su base volontaria e su richiesta del paziente, sebbene possa in apparenza attenuare il disvalore sociale dell’azione eutanasica, non ne smorza, né disinnesca le profonde difficoltà etiche e giuridiche, poiché non soltanto si altera la relazione etica medico-paziente, ma soprattutto perché il diritto di morire – alla base di simili pretese – non è pacifico che sia giuridicamente fondabile come ha ricordato, per esempio tra i tanti, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nel 2002 nel celebre “caso Pretty”.

In secondo luogo: proprio sulla base della legalizzazione avvenuta in alcuni Paesi, come per esempio l’Olanda o il Canada, si può ritenere che la morte assistita legalizzata non risolve alcun tipo di problemi, ma semmai ne genera altri, perfino più gravi, come, per esempio tra i tanti, dimostra lo studio pubblicato di recente in Olanda, e dal quale si ricava che sono le donne coloro che richiedono maggiormente la morte assistita, poiché più sole e più soggette a depressione e ad altre patologie psichiche che le inducono a chiedere la morte assistita.
In Olanda, in sostanza, in barba ad ogni parità tra uomo e donna, ad ogni idea di tutela della donna, e in barba a qualunque configurabilità del principio di autodeterminazione, l’eutanasia e il suicidio assistito si stanno lentamente trasformando in un “ginecocidio” socialmente accettato e giuridicamente consentito.

In terzo luogo: la legalizzazione della morte assistita, come operata dalla Corte Costituzionale tedesca, e quasi parallelamente dal legislatore canadese, è sostanzialmente una delle fasi di un più vasto e complesso processo che lentamente condurrà alla violazione dei diritti dei più deboli, come, del resto, è già storicamente avvenuto.

Si tratta, infatti, in sostanza della seconda di tre precise fasi; la prima fase è la legalizzazione della morte assistita per i malati terminali che richiedono l’intervento tanatofero; la seconda fase è l’estensione della morte assistita anche per coloro che non sono malati terminali e che richiedono l’intervento tanatofero; la terza fase consisterà nella legalizzazione della morte assistita per coloro che, malati terminali o meno, non hanno richiesto l’intervento tanatofero e che pur tuttavia dovranno subirlo poiché la storia insegna che si comincia sempre a praticare la morte assistita per chi l’ha richiesta e si finisce per somministrarla anche a chi non l’ha richiesta.

La recente decisione della Corte Costituzionale tedesca, dunque, lungi dal costituire una reale difesa del diritto e dei diritti fondamentali, rappresenta invece la violazione più palese e diretta dei medesimi, in contrasto con il dettato e la storia della stessa Grundgesetz (Costituzione) tedesca, nata per contrapporsi a simili barbarie, e, oggi, tuttavia, piegata e storpiata, proprio per mano del giudice costituzionale tedesco, a favore di una inquietane e sostanziale continuità con la recente tragica e oscura storia della Germania che, con tutta evidenza, è oramai caduta nell’oblio, oblio che è sempre silenzioso, ma puntuale precursore di nuove spietate e anti-umane tragedie.

 

 

 

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