C’è la Russia dietro l’opposizione in Georgia

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C’è la Russia dietro l’opposizione in Georgia

14 Novembre 2007

Non solo energia. L’altra arma del
neo-imperialismo russo è l’interferenza occulta nella vita politica degli ex
satelliti sovietici. La Georgia rappresenta un caso paradigmatico. Solo un anno
fa Tbilisi aveva subito il raddoppio del costo del gas russo, balzato da 110
dollari fino a 230 dollari al metro cubo. Mentre il primo ministro georgiano si
accinge a sottoscrivere un pesante contratto per la fornitura di gas
dall’Azerbaijan per scalzare il predominio di Gazprom, si è scatenato l’attivismo
clandestino di Mosca nel destabilizzare il presidente Saakashvili e la sua
politica fortemente filo-americana.

La scintilla scoccò quando nello scorso
settembre, sul principale canale dell’opposizione, l’ex ministro della Difesa
Irakli Okruashvili accusò il presidente Saakashvili di aver commissionato
l’omicidio di un importante uomo d’affari. Dopo l’immediato arresto,
Okruashvili ritrattò le sue accuse e fu rilasciato, per poi abbandonare il
paese. All’apice degli attuali scontri di piazza contro il presidente
Saakashvili, ecco che l’ex ministro della Difesa ritorna in televisione, questa
volta dall’estero – e ribadisce tutte le sue accuse. Le parole di Okruashvili
infiammano la protesta a Tbilisi e Saakashvili dichiara lo stato di emergenza e
anticipa al prossimo gennaio le elezioni presidenziali. Ma sotto questa
apparente linearità emerge una serie di variabili che complicano la situazione.  L’uomo d’affari nel mirino di Saakashvili
sarebbe niente meno che Badri Patarkatsishvili, il più potente magnate
mediatico della Georgia ma soprattutto anello di congiunzione con gli ex
oligarchi russi. Patarkatsishvili è il fondatore dell’emittente televisiva
Imedia, il canale che ha mandato in onda le esternazioni di Okruashvili. Patarkatsishvili
è anche l’uomo più vicino all’ultimo dei grandi oligarchi russi, Boris
Berezovsky, che sembra fidarsi del businessman georgiano al punto tale da annunciare
di avergli trasferito tutte le sue attività economiche. Le eminenze grigie di
Russia e Georgia solidarizzano contro il regime presidenzialista di
Saakashvili.  

Lo scorso 7 novembre un’altra emittente
televisiva georgiana, Rustavi2, ribalta i fronti. Sin dalla sua fondazione
Rustavi2 ha svolto un’intensa attività di informazione contro il malgoverno
dell’allora presidente Shevarnadze. Nel luglio 2001, l’assassinio del
giornalista di punta di Rustavi2, Giorgi Sanaia, scatenò un’ondata di proteste
popolari che nell’autunno seguente costrinsero Shevarnadze a liquidare l’intero
governo. Dieci anni dopo Rustavi2 divenne il megafono dell’opposizione che
portò al potere Saakashvili. Adesso ha trasmesso un filmato fornito
dall’intelligence di Tbilisi che fa luce sulle connivenze sotterranee tra
l’opposizione georgiana e diplomatici russi per spodestare il presidente
Saakashvili. I protagonisti sono i principali leaders dell’opposizione
georgiana ripresi in conversazione telefonica con un ufficiale dell’ambasciata
russa, Peter Solomatin che è anche membro del Servizio russo di Intelligence
Straniera. Secondo i servizi di sicurezza georgiani, l’anello di congiunzione
tra Russia e l’opposizione a Tbilisi sarebbe il figlio dell’ex presidente
georgiano Gamsakhurdia, Konstantine, già indagato per un tentato colpo di
stato, anch’egli ripreso dalle telecamere mentre discute al telefono con i
leaders dell’opposizione. Dunque assumono un volto quelle “forze del male” che secondo
il presidente Saakashvili hanno fomentato gli attuali disordini.

La reazione delle autorità georgiane è
stata l’immediata espulsione per Solomatin ed altri due diplomatici. Ma non
sono gli unici ad aver abbandonato la Georgia. Secondo il sito internet Georgia
Online, il leader del partito laburista georgiano, Shalva Natelashvili, anch’egli
tra gli interlocutori telefonici dei russi, avrebbe abbandonato il suo paese
per trasferirsi in Russia, in compagnia di Konstantine Gamsakhurdia. Entrambi
sarebbero emigrati passando per la regione di Tshinvaly, focolaio del
separatismo dell’Ossezia del Sud. La stessa fonte pubblica un denso editoriale in
cui si delineano i nodi del ramificato network spionistico, “i georgiani del
Cremlino”, che la Russia ha intessuto e poi attivato per scombussolare la vita
democratica della Georgia. La politica della congiura resta lo strumento
privilegiato dalla Russia per regolare i suoi affari internazionali. Ma il
ricatto energetico e l’interferenza occulta non garantiscono un’egemonia
stabile. La rinnovata pressione russa sulla Georgia, il più ostile dei suoi ex
domini, coinvolge anche gli oppositori del regime di Saakashvili. Naturalmente
la battaglia politica dell’opposizione acquista tutto un altro sapore quando il
suo sostenitore occulto è la Russia di Putin. Più che una presunta difesa
idealistica della democrazia, il bersaglio dell’opposizione resta la concreta eliminazione
politica di Saakashvili.