C’è molto déjà vu  nella crisi che sta scuotendo i mercati finanziari

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C’è molto déjà vu nella crisi che sta scuotendo i mercati finanziari

02 Ottobre 2008

La storia economica é piena di casi analoghi: manie collettive,  illusioni di facili guadagni, bolle speculative risolte in terribili crisi e gravi perdite per gli incauti investitori.

Una vivida descrizione di questa tipologia di eventi è contenuta in un libro scritto nel 1851 dall’inglese Charles Mac Kay dal titolo molto eloquente: Extarordinary Popular Delusions and the Madness of Crowds. Il testo è stato ristampato a New York nel 1980  (Crown Publishers) con una prefazione che si limitava ad aggiornare l’elenco dei disastri finanziari. C’è la storia del prezzo dei  bulbi di tulipano che nei primi anni del 1600 attrae l’attenzione smodata di investitori anche sofisticati  – dignitari delle grandi corti europee – che si illudono di conseguire crescenti guadagni sino a quando il prezzo dell’innocuo tubero crolla  altrettanto rapidamente. Oppure potrete leggere dell’illusione collettiva che contagia gli inglesi ai primi del 1700 e avvia una  irrazionale corsa ad acquisire le azioni della società per il commercio con le Americhe meridionali, nell’aspettativa di favolosi guadagni da realizzare in quelle regioni, per poi ritrovarsi con un mucchio di pezzi di carta senza valore.

Nella stessa epoca  la Francia di Luigi XIV è scossa dagli arditi schemi finanziari del famigerato John Law che con la protezione delle autorità, prima inonda il paese di carta moneta e poi induce una bolla speculativa sulle azioni della Compagnia del Mississippi, scatenando ondate di euforia collettiva, la sopravalutazione dei titoli seguito dal crack, la distruzione di risparmi e fiducia, la fuga. Naturalmente il libro di Mac Kay non descrive la grave crisi della borsa americana del 1929, seguita dalla grande depressione degli anni trenta, per ovvi motivi cronologici.

 

Al di là dell’anedottica, la teorizzazione puntuale di questi modelli comportamentali caratterizzati dall’ irrazionalità, la fornisce il compianto Cahrles Kindleberger professore di economia all’MIT di Boston, nel suo bellissimo testo del 1978 dal titolo evocativo Manias, Panics and Crashes: a History of Finacial Crisis (John Wiley & Sons, New York).  

Due le considerazioni indotte da questa carrellata storica. Primo, le crisi finanziarie sono esistite anche prima della scoperta dei derivati, dei credit default swaps del turbo capitalismo globalizzato. Se una costante si può riscontrare in questi eventi –  nota Kindleberger – essa risiede nella tendenza irrazionale dell’essere umano a esagerare (overdo it). 

Se questo è il caso, la prima e fondamentale lezione da trarre da questa crisi è che non è il mercato nelle sue più o meno sofisticate declinazioni la causa di questi problemi, ma la  persistente naturale debolezza dell’animo umano a farsi catturare da passioni irrefrenabili, dalla avidità, dalla mancanza di equilibrio. Secondo, così come l’irrazionalità determina la crescita della bolla speculativa, per converso la stessa irrazionalità ne determina la fase di sgonfiamento. Di questi tempi, quindi, occorre tenere i nervi saldi, non farsi prendere dal panico, osservare attentamente i fondamentali economici e agire di conseguenza. Oltre a  convocare vertici mondiali per impostare risposte altisonanti alla crisi  sarebbe forse opportuno richiamare tutti alla sobrietà,  alla ragionevolezza e all’equilibrio affinché né l’euforia, né il panico finiscano per guidare le nostre azioni.