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Il destino della Cecenia

C’è un emirato fantasma in Caucaso

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L’emirato del Caucaso, geograficamente situato nel nord della Cecenia, è un’entità statale virtuale in quanto non riconosciuta a livello internazionale. La sua nascita è stata autoproclamata il 31 ottobre del 2007 dall’emiro posto a capo di questo stato fantasma, Dokka Umarov. Umarov era già presidente della Repubblica cecena di Ichkaria, formazione politica anche essa non riconosciuta, creata dal governo secessionista ceceno, e proclamata dal leader Dudaev nel 1991. Di fatti con l’iniziativa di Umarov del 2007 la Repubblica cecena di Ichkaria ha cessato di esistere.

Questa terra non è estranea a conflitti e cambiamenti continui di regime che provano da decenni una popolazione povera e priva di speranze. La Cecenia cerca di emanciparsi dalla Federazione Russa da molto tempo ormai da molto tempo (i primi tentativi risalgono addirittura al secondo conflitto mondiale). Lo zelo dei secessionisti ceceni si è intensificato soprattutto dopo il crollo dell’Unione Sovietica. La speranza di ottenere l’indipendenza tuttavia è stata sempre delusa in quanto la Russia non ha mai avuto intenzione di rinunciare ai gasdotti e oleodotti che attraversano il territorio ceceno, e dunque non sono mai state attuate delle vere trattative. Le tensioni sono esplose per ben due volte generando un primo conflitto nel 1994 e un secondo nel 1999.

Umarov ha partecipato a entrambe le guerre contro i russi battendosi per l’indipendenza del popolo ceceno. Il problema che però ha attanagliato negli ultimi tempi questa terra già sufficientemente provata, è relativo alla nascita di divisioni interne al gruppo dei ribelli secessionisti. Infatti pare che il problema russo sia passato in secondo piano considerando la profonda spaccatura tra coloro che ritengono che la rivoluzione debba essere comunque condotta secondo principi laici, e chi, come Umarov, si è messo in testa di condurre una sorta di lotta ai nemici della fede islamica. Alle istituzioni statali classiche  Umarov e i suoi “collaboratori” hanno affiancato, nell’emirato del Caucaso appunto, istituzioni religiose che servono a gestire il territorio, come si trattasse di una vera amministrazione, guidata però dai principi dell’integralismo islamico.

Il progetto di Umarov, che ha fatto carriera preparando attacchi terroristici (quelli alla metropolitana di Mosca nel 2010 e all’aeroporto nel gennaio 2011 sono stati un vero successo), purtroppo sembra riuscire perfettamente. Infatti l’emirato del Caucaso è considerato come uno dei baluardi della lotta santa musulmana contro gli infedeli, e in virtù di ciò riscuote numerose simpatie nel mondo arabo,accompagnate da altrettanti finanziamenti.

I russi naturalmente stanno sfruttando questa divisone del fronte nemico a loro vantaggio, intensificando ulteriormente la presenza militare sul territorio ceceno. Altra confusione è stata generata  dall’annuncio di Umarov  nell’agosto 2010 del suo ritiro dalla vita  politica, con la successiva nomina del suo sostituto, un certo Aslambek Vadalov. Il video, la cui validità era stata accertata dallo STRATFOR, è stato smentito dopo poco tempo. La condotta di Umarev, che non è certo uno stinco di santo,ma un terrorista violento e privo di qualunque scrupolo, che considera la morte un semplice mezzo per raggiungere il suo scopo,sta allontanando sempre più l’interesse internazionale per la causa indipendentista cecena.  Di questi tempi infatti, i terroristi islamici non vengono visti di buon occhio, e ciò è deleterio per le speranze della popolazione cecena che sogna da decenni la libertà e l’indipendenza.

Umarev viene aspramente criticato dallo stesso Akhmed Zakayev, ministro degli affari esteri della ex Repubblica cecena di Ichkaria, in esilio a Londra, che ha cercato più volte di portare all’attenzione dei leader politici internazionali la questione cecena, e che dunque ritiene le scelte di Umarev deleterie per il raggiungimento del suo obiettivo. Il rischio è che la situazione, già abbastanza delicata, possa degenerare in pura violenza e ripercuotersi sulla popolazione civile dato che, il già frequente ricorso ad attentati nel cuore della Russia da parte di Umarev e dei suoi seguaci, potrebbe essere ulteriormente stimolato dall’avvicinarsi delle olimpiadi di Sochi nel 2014.
 

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