C’entrano le Europee nella mossa di Lombardo di azzerare la giunta siciliana
26 Maggio 2009
Nella terra dell’orecchio di Dionisio a volte gli echi sono così acuti che si sentono prima ancora dell’azione.
Il governatore Raffaele Lombardo ha deciso a sorpresa, dopo due settimane di polemiche all’interno della sua stessa maggioranza, e in particolare tra Pdl e presidenza dell’Ars, e dentro le correnti isolane facenti capo a Miccichè e al tandem Alfano-Schifani, di azzerare la giunta di governo: ritirate le deleghe ai suoi assessori e impegno a proporre nel più breve tempo possibile una nuova compagine di “governance”. Ma l’eco in Trinacria ha appunto l’orecchio lungo e, pare che, la decisione del presidente fosse già maturata nella giornata di sabato, nel corso di un pranzo riservatissimo, tanto riservato da non esser lecito sapere chi erano gli altri commensali.
Il clima si è fatto incandescente negli ultimi giorni e la pressione su Lombardo da parte degli alleati (Pdl e Udc) si è intensificata facendo prevedere a breve un rimpasto, ma la tempistica è stata più fugace del previsto. Tutti si aspettavano l’aggiustamento politico subito dopo le Europee ed ecco che, invece, Raffaele da Grammichele – Catania, l’autonomista per vocazione, decide di calare il jolly e a sorpresa spariglia il gioco ancor prima del turno elettorale. Una mossa forse in vista delle elezioni? Sì perché dietro l’azione ci potrebbe essere quella soglia del 4 per cento di sbarramento per l’Mpa tutta da conquistare, e la crisi può consentire a Lombardo di acquisire simpatie nuove e possibili alleanze trasversali utili per il voto del 6 giugno.
La giornata di ieri è stata davvero convulsa, nei corridoi della Presidenza e a Palazzo dei Normanni (sede dell’Ars). Il presidente del Parlamento siciliano Francesco Cascio raggiunto telefonicamente nel suo ufficio preferisce non commentare, lui che aveva definito il governo dell’isola il peggiore degli ultimi 15 anni, mentre il segretario regionale dell’Udc Saverio Romano, in questo periodo tra i più acerrimi contestatori del Presidente è tra i primi a parlare: “Lasciamo all’onorevole Lombardo l’intera responsabilità della sua proposta politica che ci riserviamo di valutare al momento opportuno. Per noi dell’Udc sembrano ristretti i margini per continuare l’esperienza politica in questa giunta di governo”.
L’annuncio ufficiale del “repulist” è arrivato intorno all’ora di pranzo, nel corso di una conferenza stampa organizzata a Palazzo d’Orleans, la presidenza del governatore. Lombardo decide di rimettere tutto in gioco dentro la maggioranza costituita da Pdl, Mpa e Udc.
“Ho invitato gli assessori della mia giunta a presentare le dimissioni. Si riparte da capo. Con una nuova giunta per l’autonomia e per lo sviluppo”, spiega Lombardo. Un messaggio chiaro che apre due strade, o nuovi innesti e qualche conferma (l’assessore alla Sanità Russo su tutti) e qualche altro rimosso secondo il piano del presidente con il bene stare dell’attuale maggioranza o, addirittura, come afferma subito dopo, la possibilità di un governo del presidente con tanti innesti tecnici all’interno dell’esecutivo.
Poi una rassicurazione ai siciliani: “Entro 48 ore la Regione avrà un nuovo governo”, precisa sempre il governatore. Ma c’è chi giura che i tempi saranno meno veloci del previsto tra consultazioni con gli alleati, lungaggini burocratiche, senza dimenticare che lo stesso Lombardo dopo il suo insediamento meno di un anno fa fece passare circa 20 giorni prima di ufficializzare la squadra degli assessori.
E se dall’ala radicale della sinistra nessuno si auspica un appoggio del Pd al nuovo esecutivo – e anche Lombardo ha smentito questa ipotesi – le porte rimangono aperte a qualsiasi iniziativa a sostegno da parte di forze attualmente non rientranti nella maggioranza locale.
“Attendiamo il decreto di revoca degli assessori, prerogativa del presidente della Regione, poi a mio avviso tutti dovremo fare uno sforzo per parlare di programmi e di agenda, come da noi già sollecitato”. Così dipana la “pratica” il co-coordinatore del Pdl siciliano Giuseppe Castiglione, presidente della Provincia di Catania e uomo forte politicamente al pari di Lombardo, con il quale pare non corra buona simpatia.
Dall’opposizione che non ha ancora digerito il ruolo marginale all’Ars, dopo la vittoria a piena mani della coalizione di centrodestra un anno fa arrivano giù duri i fendenti.
“Siamo di fronte al giusto epilogo dell’esperienza fallimentare del centrodestra in Sicilia”, afferma Antonello Cracolici, presidente del gruppo Pd all’Ars, “In un anno – aggiunge – questo centrodestra ha pensato solo a litigare, ignorando le emergenze e i problemi della Sicilia”. Ancora più lapidario il segretario del partito di Franceschini nell’isola, Francantonio Genovese: “Lo scioglimento della giunta siciliana deciso dal governatore Raffaele Lombardo è l’inizio della fine per il centrodestra intero, che mostra di non tenere più”.
Costruttivo il vicepresidente della Commissione antimafia Fabio Granata. “Il momento è molto delicato e senza precedenti”, a questo punto è necessario che il Pdl riunisca con urgenza i suoi vertici politici a livello regionale, o almeno i coordinatori insieme ai parlamentari poiché la posta in gioco è altissima”. Nell’interesse della Sicilia, conclude Granata, “bisogna creare le condizioni per andare avanti rilanciando l’azione di governo all’insegna della legalità, della competenza e soprattutto con la volontà di non disperdere l’enorme occasione dei fondi comunitari di agenda 2000 che, nel caso di elezioni anticipate, andrebbero perduti per intero, causando una tragedia storica per la Sicilia”.
Il salvagente meno aspettato per Lombardo arriva invece, incredibilmente, dalla Lega Nord. Secondo la senatrice Angela Maraventano il presidente della Regione Sicilia deve aspettare il risultato delle elezioni: “Ci possono essere sorprese che riguardano la Lega Nord”, considera la senatrice. “Sono nauseata e molto preoccupata dall’instabilità di questo governo regionale. Un consiglio a Lombardo: aspetti a rinnovare la giunta perché dopo questa tornata elettorale ci potrebbe essere la grande sorpresa di voti e risultati per la Lega Nord”. “E – spiega Maraventano – un assessore leghista forse potrebbe risolvere in parte i problemi di questa nostra meravigliosa isola”.
In serata è arrivata la voce rassicurante di un siciliano doc come Enrico La Loggia, vicepresidente del gruppo del Pdl alla Camera dei Deputati, il quale invita a ritrovare un pizzico d’orgoglio: “Credo occorra un sussulto di dignità e senso di responsabilità”.
“Si dovrebbe governare e battersi per i siciliani – ha proseguito La Loggia – non per gli interessi di questa o quella corrente o di questo o quel partito. Mi auguro che ciò possa accadere. I siciliani non meritano le beghe di questi giorni”. Ma c’è da giurare che le beghe sono solo all’inizio.
