Cercasi economisti per Tremonti
12 Marzo 2009
Il ministro Tremonti ha presentato l’altro ieri con un lungo articolo sul Corriere della Sera il progetto di riscrivere le regole del sistema economico internazionale e il team di esperti da lui prescelto per predisporre le proposte italiane in materia, da presentare al G-8 della Maddalena.
Quello che colpisce della iniziativa tremontiana, per come traspare dall’articolo, e la contrapposizione brutale tra la sfera del diritto e quella dell’economia. Quasi che mercato e diritto siano termini antinomici. Sostiene Tremonti che “ il pendolo del potere culturale e della visione politica si sposta dal mercato al diritto, dagli interessi alle regole”. Si ripete la celebre esclamazione del nostro ministro che parafrasando Schmitt invitava gli economisti a tacere e si conclude rallegrandosi che alla Casa Bianca sia stato eletto un giurista già direttore della Harvard Law Review, come se la categoria avesse finalmente messo a segno il colpo risolutivo per liberarsi dei mercatisti.
Affrontare i gravi problemi che abbiamo di fronte come si trattasse di un “derby” tra economisti e giuristi appare riduttivo e pericoloso.
Innanzitutto la dimensione economica e quella giuridica sono complementari: non c’è mercato senza un buon diritto, come non c’è un diritto efficace senza tenere conto delle leggi economiche. L’ interazione tra le due sfere è vasta e penetrante, tanto è vero che negli ordinamenti nazionali cresce l’attenzione per le valutazioni dell’impatto economico dei provvedimenti legislativi che viene demandata ad appositi organi.
Un secondo aspetto che sottolinea l’esigenza di affrontare il problema con un approccio interdisciplinare è determinato dal fatto che la complessità della attuale crisi è accresciuta dalla dimensione globale dei problemi che si dispiegano in contesti in cui la sovranità si esercita solo a livello nazionale e dal fatto che gli impatti della crisi e le sue soluzioni hanno ricadute di carattere geo-politico non indifferenti. Ai politici spetterà la sintesi, ma la fase diagnostica e propositiva non può che derivare dalla analisi dei tecnici, di tutte le competenze, alla luce del sacrosanto principio einaudiano del “conoscere per deliberare”.
In considerazione di tutto ciò si consiglia al Ministro di integrare la sua squadra di prestigiosi giuristi italiani che dovranno avanzare le proposte di riforma da sottoporre al G-8, con un profilo professionale con le seguenti caratteristiche: formazione accademica nelle discipline economiche con studi specialistici (dottorato) in qualche grande università anglosassone; esperienza lavorativa in un dicastero economico (Ministero del Tesoro), meglio se nel settore internazionale dello stesso; costituisce elemento preferenziale l’avere preso parte a negoziati internazionali.
Mentre ancora infuriava la II Guerra mondiale, i grandi della terra decisero di affidare l’elaborazione e la negoziazione di proposte per la riforma del sistema economico mondiale, poi sfociate negli accordi di Bretton Woods del 1944, all’americano Harry White e all’inglese John Maynard Keynes. Ambedue avevano un curriculum professionale come quello sopra descritto.
